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22/04/19 ore

Rifugiati, milioni in cerca d'asilo



Il 20 giugno si celebra la giornata mondiale dei rifugiati Quest'anno è il 61esimo dalla ratifica della tanto maltrattata Convenzione di Ginevra, e ancora più anni sono trascorsi da quando italiani illuminati, con il fiato corto dall'ultima guerra mondiale, hanno sottoscritto la Costituzione italiana.

 

Nell’articolo 10 (comma III) della Carta si afferma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

 

Nonostante esista dunque una normativa specifica sui richiedenti asilo per motivi politici, culturali o altro, i governi che si sono susseguiti hanno da sempre preferito una logica strumentale, burocratica e paralizzante. Tutt’oggi nel nostro paese ai rifugiati politici (che non sono semplici immigrati, né tantomeno clandestini), non vengono garantiti quei diritti che invece spetterebbero loro per legge (come asilo, protezione, integrazione).

 

Dati recenti parlano di 2000 persone partite quest’anno dalla coste del Nord Africa e mai arrivate in Europa (Italia). Si moltiplicano intanto i trattati sotterranei, e non, con Libia e altri paesi bagnati dal Mediterraneo in materia di controllo dei flussi migratori, che il più delle volte equivalgono ad una politica di respingimento nel paese d’origine di quei migranti talvolta scortati sulle stesse imbarcazioni fatiscenti e sullo stesso mare insidioso, cimitero di troppi uomini e donne.

 

Ban Ki Moon ha da poco diffuso i numeri delle persone che in tutto il mondo si trovano nella difficile condizione di dover lasciare la loro terra d’origine: un piccolo-grande Stato di oltre 42 milioni di persone “in cammino” perenne. Nel 2011 nella sola Europa vi sono state 75.500 domande di asilo, 10% in più dell’anno precedente.

 

Si potrebbe facilmente circoscrivere il problema alla 'solita anomalia' italiana, prendendo ad esempio Lampedusa, che con il numero esiguo di 2000 migranti approdati sulle sue coste, diventa caso internazionale, simbolo europeo dell’invasione dei barbari: ma non è così; vi è tutta una nuova politica internazionale, in materia di respingimento, che difficilmente di dovrebbe associare alla buona gestione di qualsivoglia paese.

Livio Rotondo


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