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20/11/19 ore

Suicidio assistito, menomale che c'è la Corte



In Italia su certi temi bisogna attendere giocoforza e con tanta pazienza le sentenze della Corte Costituzionale, per ottenere diritti e giustizia negati da un legislatore colpevolmente inerte.

 

Così è accaduto per l'annosa questione del suicidio assistito, divenuta centrale grazie all'azione di disobbedienza civile di Marco Cappato in merito alla volontà di Fabiano Antoniani, più noto come Dj Fabo, di morire con dignità.

 

La Consulta aveva dato un anno di tempo al Parlamento per decidere e legiferare sul fine vita e colmare un vuoto legislativo, rinviando al 24 settembre 2019 la decisione sul dubbio di costituzionalità sollevato dalla Corte di Assise di Milano nel processo a carico di Marco Cappato per violazione dell’art. 580 del Codice penale, denominato proprio “Istigazione o aiuto al suicidio”, a seguito di un'azione in cui lo stesso Cappato si autodenunciò.

 

Con sentenza storica i giudici costituzionali hanno ritenuto – recita il comunicato stampa “non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

 

In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da partedi una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.

 

La Corte sottolinea che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018. Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate”.

 

"Da oggi in Italia siamo tutti più liberi - commenta Marco Cappato - anche quelli che non sono d'accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall'altra parte. Ora è necessaria una legge”.

 

"La Corte costituzionale - osserva l’Avv. Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato - apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non è attaccato a una macchina ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati nel 2013”. L'augurio – conclude Gallo è “che finalmente il Parlamento si faccia vivo”. (red.)

 

 


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