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13/11/19 ore

Rom, Regione Lazio: la risposta all’appello radicale non è quella sperata



La risposta nei fatti alla lettera inviata dal Partito Radicale alla Regione Lazio per sollecitare l’apertura del Tavolo Regionale sulla "Strategia Nazionale d’Inclusione per Rom, Sinti e Camminanti" non è affatto quella che si sperava. Anzi, la delibera istituente il suddetto Tavolo non appare in linea con gli schemi di governance previsti dalla Strategia e lascia presagire unicamente un’inquietante continuità con il verticismo che ha caratterizzato le scelte politiche sulla "questione Rom" in Italia, e in modo particolare nella Capitale e nel Lazio, a partire dalla "emergenza nomadi".

 

L’associazione "Nazione Rom", per prima, ha denunciato infatti come la rappresentanza istituzionale delle comunità Rom, Sinti e Camminanti sia stata esclusa dalla composizione del Tavolo, al contrario di quanto indicato nel suddetto documento ratificato dall’Europa a marzo 2012. Inoltre, "Nazione Rom" fa notare che, anziché aver aperto un Tavolo comunale per l’implementazione della Strategia nella Capitale, il Comune di Roma è entrato a far parte del Tavolo regionale senza aprire il proprio.

 

Sebbene l’associazione sottolinei di voler dare fiducia all’amministrazione capitolina in tal senso, avendo il nuovo assessore annunciato l’intenzione d’istituire un Tavolo in cui la rappresentanza Rom sarà componente istituzionale, per il momento resta il fatto che la giunta capitolina ha fatto una sequela di annunci, a partire dalle elezioni, in merito all’inclusione dei Rom, che non sono mai stati seguiti dai fatti.

 

Al contrario, dalla nomina del nuovo assessore ad oggi si possono rilevare unicamente quattro passi nelle politiche in merito: lo stanziamento di seicentomila euro per la manutenzione e la bonifica dei campi nomadi, un passo in direzione del mantenimento e non del superamento dell’attuale stato di cose; un muro che è stato costruito per separare i campi di via Salviati dal resto del quartiere, che ricorda in modo sinistro le pagine nere dell’apartheid e non risolve in modo fattuale le problematiche di convivenza fra residenti; la sconcertante proposta di utilizzare i Rom per raccogliere la nostra immondizia, seguita da polemiche bipartisan; e ora l’ingresso del Comune nel Tavolo regionale senza la preventiva istituzione di quello comunale.

 

Pertanto, se la fiducia si distingue dalla fede in base agli elementi razionali su cui la prima deve necessariamente poggiare in contrapposizione con la seconda, di buoni motivi per fidarsi dell’amministrazione di Roma Capitale ce ne sono ben pochi.  E ancor meno ce ne sono per plaudere all’istituzione del Tavolo presso la Regione Lazio. Ci sono semmai vari motivi per essere estremamente diffidenti.

 

Innanzitutto, la trasparenza: la delibera prevede la presenza delle istituzioni, ma non convoca presso il Tavolo, come indicato dagli schemi di governance, né la rappresentanza Rom né le associazioni competenti per elaborare percorsi compatibili con la Strategia. Ne consegue che, in seguito alla "Operazione Mondo di Mezzo", che ha messo in luce definitivamente una dinamica di appalti senza gara per la gestione dei campi nomadi, accompagnata da un impressionante fiume di denaro pubblico, se la lettera radicale invocava il rispetto della Strategia innanzitutto come risposta costruttiva in nome appunto della trasparenza e della legalità, le aspettative sono state disattese.

 

Saranno i politici e la prefettura, per dirla in parole semplici, a chiamare chi dicono loro; e sebbene si possa auspicare che le associazioni e gli enti accreditatisi per sedere al Tavolo siano convocati su base regolare e meritocratica, non c’è nessuna garanzia formale che questo accada e in ogni caso non avranno il ruolo istituzionale assegnato loro dalla Strategia.

 

C’è poi da sottolineare l’aspetto emergenziale: un Tavolo d’inclusione presso il quale siedono le istituzioni e la prefettura, ma non i diretti interessati, appare ben poco inclusivo e piuttosto in linea con la gestione securitaria che ha caratterizzato le politiche passate, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti e avrebbero dovuto essere superati proprio attraverso un lavoro di concerto e di "dialogo ininterrotto" con la minoranza stessa.

 

Infine, il nodo cruciale della partecipazione di Roma Capitale al Tavolo regionale in assenza di buone prassi avviate e certificate a livello municipale fa presagire scenari poco edificanti.

 

Nella migliore delle ipotesi, potremmo assistere a non pochi problemi dal punto di vista organizzativo: con tutta la buona volontà, quand’anche la Regione individuasse dei percorsi virtuosi e il Comune fosse poi chiamato a tradurli nella sua zona di competenza, dovrebbe comunque farlo passando unicamente per i vecchi organismi (assessorato e ufficio Rom, Sinti e Camminanti) anziché tramite un coordinamento adeguato, ottenendo così un inevitabile ingolfamento; senza contare che un Comune che conta oltre tre milioni di abitanti avrebbe non poche difficoltà a contribuire all’avvio di nuove strategie portando le proprie istanze unicamente presso la Regione senza aver attuato preventivamente i percorsi previsti dalla Strategia nel proprio territorio.

 

Nella peggiore delle ipotesi, Roma potrebbe ottenere l’accesso ai fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione Europea e gestirli come ha fatto con quelli comunali, peraltro senza necessariamente ridurre l’attuale inaccettabile mole di spesa pubblica, proseguendo da un lato la linea del dispendio dissennato e privo di trasparenza, dall’altro aggiungendo il flusso di denaro europeo assegnandolo in maniera arbitraria.

 

Un rischio analogo a quello che oggi corriamo in Regione, visto che le componenti istituzionali del Tavolo sono unicamente le istituzioni stesse, mentre le associazioni, così come la rappresentanza Rom, saranno poi convocate dai politici e dalla prefettura.

 

Organi che, beninteso, teoricamente avrebbero proprio il compito di sorvegliare innanzitutto la trasparenza e la regolarità con cui prenderebbero il via progetti compatibili con la Strategia e la conseguente ripartizione dei fondi europei: ma nell’assenza delle altre componenti istituzionali e visti i precedenti, quis custodiet ipsos custodes?

 

Camillo Maffia e Gianni Carbotti

 

 


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