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28/01/23 ore

Cina, Nuovi Cittadini a processo



Decine di poliziotti in uniforme e in borghese, giornalisti allontanati dal tribunale, stampa estera messa al bando, corrispondeni “ammanettatti, arrestati, con tutta l'attrezzatura rotta”: è cominciato ieri a Pechino il processo a Xu Zhinyong, avvocato e docente universitario, fondatore del Movimento dei Nuovi Cittadini.

 

Un gruppo di attivisti, quest'tultimo, che chiede maggiore trasparenza sul patrimonio degli altri funzionari pubblici (una sorte di anagrafe pubblica degli eletti), maggiore democrazia nella leadership del paese e l'uguaglianza nell'educazione e nell'accesso alla sanità per tutti i cittadini cinesi.

 

Xu rischia ora una condanna a cinque anni di carcere per aver istigato una mobilitazione civica contro la corruzione, incitando la gente a scendere in strada in segno di protesta e issando bandiere per chiedere moralità nella vita pubblica. Considerato dunque un dissidente, l'attivista cinese è stato arrestato nel luglio 2013 e sarà processato assieme ad altri 7 militanti del Movimento, tutti con l'accusa di aver turbato l'ordine pubblico.

 

Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, Xu in udienza ha rifiutato di parlare, definendo il processo una “piece teatrale”. Una 'farsa' che ha preso il via, non a caso, proprio nel giorno in cui una rete di giornalisti d'inchiesta con sede negli Stati Uniti ha pubblicato un documento in cui viene scoperta la fuga dalla Cina verso i paradisi fiscali di enormi patrimoni, tanti dei quali appartenenti a parenti delle massime cariche dello Stato.

 

Le politiche ti trasparenza e le campagne anti-corruzione così ben pubblicizzate al governo cinese, dunque, sembrano destinate a rimanere quelle che sono: una reclame confezionata ad arte per quanti non osano ribellarsi al potere rosso.

 

 


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