Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

15/04/21 ore

Metodo Stamina, il trionfo del “j’accuse”



Dopo l’accoglimento da parte del Tar del ricorso di Stamina Foundation Onlus, il Natale, a dispetto di ogni logora tradizione, ha anticipato i suoi giorni convenzionali per quelle famiglie fiduciose nel metodo. Ma se sarà davvero il Natale della speranza, laica o cristiana che sia, non potrà certo essere quello del perdono, nè quantomeno l’occasione giusta per l’assoluzione delle colpe politiche nella vicenda. 

 

Dal canto suo la ministra Beatrice Lorenzin si è autoassolta da ogni peccato commentando così la decisione del Tar: “Ho voluto attivare immediatamente le procedure per il nuovo Comitato, perché ritengo che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio”. Il Ministro, però, pecca di omissione, tralasciando un passaggio piuttosto decisivo e indiscutibilmente scomodo: senza il ricorso della Fondazione altri malati sarebbero morti nel dubbio.

 

Quello istituito il 18 giugno del 2013 era un Comitato di scienziati che di fatto si era già espresso negativamente sul metodo, escludendo, inoltre, dalla commissione una voce internazionale. A gravare sulla vicenda anche la lontananza, denunciata dalle famiglie, tra il parere dei membri della commissione e le esperienze dirette dei malati.

 

Vannoni, Presidente della Fondazione, denunciava la mancata valutazione delle cartelle cliniche, un passaggio questo di particolare ambiguità date le due versioni contrastanti: quella ministeriale e quella del Presidente della Onlus. A complicare i nuovi esiti, la denuncia da parte dell’ormai decaduto primo Comitato di vedere nell’istituzione di una seconda commissione una delegittimazione imperdonabile.

 

La ricerca di un buono e di un cattivo sembra, negli ultimi giorni, danneggiare l’immagine di Davide Vannoni, indagato insieme con altri medici coinvolti nell’attività della Onlus. Le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute, di truffa nei confronti di alcune famiglie e ancora di truffa nei confronti della regione Piemonte dipingono Vannoni, simbolo del metodo, come il vero antagonista della vicenda. Le accuse del Ministro Lorenzin, invece, gridano ad un reato ancor più grave: il discredito sulla ricerca italiana.

 

Mentre in Italia si assiste al trionfo del “j’accuse”, negli Stati Uniti lo scienziato italiano Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute di Miami e del centro di trapianti cellulari, inizierà a gennaio una sperimentazione biologica sul metodo. Il professore, prima ancora che il Tar accogliesse il ricorso, ricordava la necessità di sconfessare o di confermare con sicurezza il metodo in primo luogo per rispetto dei malati.

 

Ludovica Passeri

 

 


Aggiungi commento