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19/10/17 ore

Time is Out of Joint v/s Quadriennale


  • Giovanni Lauricella

In questi giorni Roma vive un dibattito intenso sulle condizioni museali dell’arte contemporanea che vede, secondo le ultime statistiche ufficiali, tutti i musei messi male eccetto il MAXXI che sorprendentemente è l’unico che ha visitatori in crescita.

 

Statistiche che bisognerebbe verificare se si pensa che il MAXXI, a differenza degli altri musei che si tengono nel loro specifico, importa molte manifestazioni non sue o non propriamente di arte contemporanea come la Festa del Cinema che c’è stata ultimamente.

 

Ma la discussione più trascinante è quella che verte sul nuovo allestimento dell’ex-GNAM, che adesso è semplicemente Galleria Nazionale, motivata dall’ultima mostra che presentava una serie di opere in prestito da privati e gallerie. Per la presenza di alcuni artisti non famosi l’hanno definita una Biennale, forse a voler innescare una polemica con la Quadriennale inaugurata pochi giorni dopo al Palazzo delle Esposizioni.

 

Sì, perché con la cura di Cristiana Collu, la nuova direttrice, c’è stata Time is Out of Joint, Il tempo è sconnesso, una manifestazione che ben rappresenta una sconnessione di nome e di fatto con il passato, come evidenzia anche il titolo che cita una battuta di Amleto, realizzata in maniera molto enfatica, con musica dance, diversi angoli bar e gran finale di concerto jazz; quasi a dimostrare come la nuova direzione abbia stravolto il museo, cambiandone il nome in un generico Galleria Nazionale come a voler sottintendere che qui si fa tutto.

 

Cristiana Collu opera come se parafrasasse Shakespeare: disfa tutto come se volesse dirci che non voleva questo compito (essendo come Amleto nata per mettere le cose a posto) anche se il tutto deve  poi avvenire alle sue condizioni.

 

The time is out of joint – O cursèd spite,

That ever i was born to seit it right!

Nay, come, let’s go together.

 

 

A molti l’allestimento è piaciuto, specie per il fatto che hanno visto una GN totalmente rinnovata nella fruibilità, dove la statua più fotografata di tutte  è stata “Ercole e Lica” di Antonio Canova, la più grande ed imponente del museo, che aveva  come sfondo una pittura dell’artista contemporaneo Penone, a coprire tutta la grande parete.

 

Se vi ricordate come era la GNAM, sapete che c’era una disposizione per ordine cronologico: entrando a sinistra avevi l’Ottocento, e andando a destra, il percorso ti portava nei periodi più recenti mentre l’aula centrale e quelle limitrofe erano libere per esposizioni di mostre contemporanee.

 

In pratica è stato sovvertito l’ordine cronologico della ridimensionata ex-collezione e addirittura molte opere di epoca differente si trovano abbinate, quindi rinnovate nel loro significato. Sicuramente di grande effetto, questa trovata, ma non di grande aiuto a chi tenta di capire quello che è storicamente accaduto nei determinati periodi che costituiscono la storia dell’arte moderna, secondo la impostazione didattica che è propedeutica specifica alla organizzazione di ogni museo.

 

Ma c’è di più: gli artisti proposti non sono stati concordati con il comitato scientifico del museo, donde l’indignazione di quest’ultimi, tra cui due componenti che si sono dimessi con tutto il clamore che ne è conseguito.

 

Giusto? Sbagliato? Ma non si fanno mostre di arte contemporanea ai musei Capitolini o a Castel S. Angelo, come pure al museo Montemartini?

 

Come dicevo, per la quantità di nuovi artisti proposti la mostra durerà un anno e mezzo, tanto che l’hanno battezzata la biennale romana, e, come a buttare benzina sul fuoco, qualche giorno dopo si è avuta l’apertura della Quadriennale romana; vi potete immaginare il velenoso confronto-scontro che ne è scaturito. Sembra strano avere degli artisti già musealizzati che non hanno fatto nessuna biennale o quadriennale; e questo è un altro capitolo che non affronto per la lunghezza degli argomenti che possono venire fuori.

 

Rimarrà celebre un Ercole gigantesco di Canova con un Penone alle spalle e Jolanda Nigro Covre che si dimette insieme a Claudio Zambianchi  dal Comitato scientifico perché il  nuovo assetto museale non è pertinente!

 

 

Per quanto riguarda la Quadriennale al Palazzo delle Esposizioni voglio solo accennare a un aspetto, che salterebbe agli occhi di chiunque sia un semplice visitatore di mostre da lungo tempo, che è il dejà vu; va benissimo avere giovani artisti e giovani curatori specie per un paese che ha una disoccupazione giovanile altissima, nonostante le stime ottimiste che con ritmo martellante ci impongono i media, ma a tutto c’è un limite.

 

Artisti che ripropongono oggetti decontestualizzati e polemicamente definiti con nome differente da quello che normalmente hanno, al fine di stupire o incuriosire il visitatore che si pensa  incuriosito nel trovarsi di fronte ad una trappola visuale inconsueta: un gioco innocente che assurge al grado di alta cultura. Purtroppo ultimamente, in un periodo segnato da numerose incertezze quali il referendum, l’UE, l’economia, l’immigrazione, il terrorismo e le guerre mediorientali, ma la lista delle criticità è lunghissima, è di una debolezza fuori luogo.

 

A meno che non sia un modo sottile  di esprimere non riconoscimento a un governo che, a fronte delle non pingui casse, ha trovato i soldi non solo per l’ ex-GNAM, compreso l’ampliamento dell’ala Cosenza, per la Quadriennale che non si faceva più per mancanza di fondi, ma, miracolo dei miracoli, anche per completare la nuvola di Fuksas e il centro congressi, un cantiere che si trascinava da decenni.

 

Time is Out of Joint
a cura di Cristiana Collu in collaborazione con Saretto Cincinelli

Roma // fino al 15 aprile 2018
Galleria Nazionale
Viale delle Belle Arti 131 Roma

 

Quadriennale

Palazzo delle Esposizioni Roma

13 Ottobre - 8 gennaio 2017

 

 


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