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23/05/24 ore

The Balfour Declaration, un libro di Leonard Stein


  • Giovanna D'Arbitrio

Spesso dimentichiamo che la storia è fatta di cause ed effetti e che se non si tiene conto delle cause, è molto facile ricadere negli stessi errori soprattutto se tra i popoli s’istaura una spirale di reciproco odio e desiderio di vendetta e se il “divide et impera” continua ad imperversare sulla Terra, come possiamo vedere nel drammatico conflitto tra israeliani e palestinesi.

 

Senz’altro niente può giustificare il massacro e il rapimento di civili inermi, in particolare l’orrenda violenza sui bambini ebrei, ma non si può nemmeno giustificare l’uccisione di migliaia di bambini palestinesi dilaniati dalle bombe.

 

In questi giorni drammatici ho riletto alcuni libri, forse per calmare dolore e orrore davanti a tante immagini di efferata violenza che non pensavamo più di vedere ai nostri giorni, come The Balfour Declaration, di Leonard Stein, in cui l’autore cerca di spiegare in che modo la Dichiarazione Balfour abbia condotto all’origine dello Stato di Israele. Ecco come viene presentato: : “Poiché la Dichiarazione è stata un elemento importante negli sviluppi controversi che hanno plasmato la mappa politica del Medio Oriente, l’interesse e il dibattito sul documento (le sue fonti, il modo in cui è stato redatto, il suo significato) continua oggi con quasi la stessa intensità di quanto era evidente cinquant’anni fa. Tra i principali attori del dramma politico che si svolse in Palestina, c’era da aspettarsi che i sionisti sarebbero stati entusiasti della Dichiarazione e che gli arabi ne sarebbero rimasti sgomenti. Ciò che ha aggiunto una nuova dimensione di interesse storico è stato il fatto che il terzo personaggio drammatico, la Gran Bretagna, sponsor di questa politica, ha subito nel corso degli anni un cambiamento di cuore e di mente riguardo al documento. È stato per esplorare le ragioni che hanno portato alla pubblicazione della Dichiarazione che è stata scritta una parte sostanziale della storia di Leonard Stein”.

 

In effetti la dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 consiste in una lettera scritta dal ministro degli esteri inglese Arthur Balfour e indirizzata a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica inglese e del movimento sionista. In essa affermava di guardare con favore alla creazione di una “dimora nazionale per il popolo ebraico" in Palestina, un tempo parte dell'Impero ottomano, smembrato dopo la sua sconfitta durante la I guerra mondiale.

 

La dichiarazione Balfour fu poi inserita all'interno del trattato di Sèvres che stabiliva la fine delle ostilità con la Turchia e assegnava la Palestina al Regno Unito. Il documento è tuttora conservato presso la British Library. L'insediamento di una comunità ebraica in Palestina rafforzò senz’altro il ruolo della Gran Bretagna nella regione e anche se non si alludeva in modo chiaro a un vero Stato israeliano, molti ebrei emigrarono verso la Palestina per le ricorrenti persecuzioni che culminarono con gli orrori della Shoah.

 

Come speranza di pace cito in breve un altro libro Apeirogon, di Colum McCann (Ed Feltrinelli), un romanzo che s’ispira a fatti e personaggi reali. Ecco come viene presentato: “Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano, ai check point. Sono costretti senza sosta a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Come l'Apeirogon del titolo, un poligono dal numero infinito di lati, infiniti sono gli aspetti, i livelli, gli elementi di scontro che vedono contrapposti due popoli e due esistenze su un'unica terra. Ma il mondo di Bassam e di Rami cambia drammaticamente e irrimediabilmente quando Abir, di anni dieci, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Quando Bassam e Rami vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, si riconoscono, diventano amici per la pelle e decidono di tentare di usare il loro comune dolore come arma per la pace”.

 

Purtroppo si parla di un’escalation del conflitto e non ci resta che sperare.

 

 


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