Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

17/06/24 ore

La figlia ideale, di Almudena Grandes



di Maurizio Musu

 

La madre di Frankenstein, tradotto in italiano con il titolo “La figlia ideale”, di Almudena Grandes (Guanda Editore), è basato sulla storia vera di Aurora Rodrìguez Carballeira, che nel 1933 uccise nel sonno la figlia, appena diciottenne, Hildegarth. L’assassinio fu molto commentato sui giornali spagnoli per l’apparente mancanza di motivazioni che spiegassero il gesto della madre -  condannata al carcere fu poi trasferita al manicomio di Ciempezuelos per disturbi psichici di tipo paranoideo.

 

La trama si sviluppa attorno a tre personaggi: Aurora, lo psichiatra Germàn Velasquez e la sua assistente Maria Costejon, che alternano la prima persona nella narrazione.

 

La storia, ambientata negli anni 1953-1956, ha inizio quando lo psichiatra Germàn, esiliato in Svizzera da anni (fu costretto a lasciare la Spagna per la Svizzera, nel 1939, con l’aiuto del padre per sfuggire alla persecuzione della dittatura), avendo condotto una importante sperimentazione in una clinica di Berna sul nuovo farmaco della clorpromazina, gli viene proposto di tornare in Spagna per attuarla anche nel manicomio di Ciempezuelos, vicino a Madrid, dove ritrova Aurora Rodríguez Carballeira, che era stata la più controversa fra le pazienti del padre.

 

German troverà Aurora in uno stato di totale e perenne apatia, interrotto saltuariamente per rappresentare indecifrabili pensieri e oggetti. 

 

Aurora diventa suo malgrado, o per sua fortuna, l’ago della bilancia di una trama in cui prendono forma e contenuto le vicende umane e professionali di German, di Maria, e di coloro che di volta in volta entreranno in scena e di una Madrid ancora frastornata dalla dittatura ed intorpidita dalle vicende belliche.

 

Nella complessità delle varie vicende emergono evidenti le dissonanze del quadro sociale e culturale rappresentato. In questo senso le pagine della scrittrice acquistano un valore ancor più significativo e suggestivo per il lettore, perché disvelano le contraddizioni di un sistema valori fallito nel suo contenuto oltre che nella forma.

 

In queste pagine emergono chiare ed evidenti le doti di una scrittura potente, fluida, diretta.

 

Non ci si stanca di leggere, si diventa sempre più famelici nel voler scoprire e sapere, nel ritrovarsi dentro un labirinto di situazioni che ci farebbero gridare allo scandolo, e forse per alcuni potrebbe essere anche così, ma che pongono invece in luce l’illusione e la debolezza di un principio vita annullante quale il regime franchista fu.

 

La Grandes dipinge con rara finitezza la realtà cupa ed asfissiante della vita spagnola di quei primi anni post-bellici, tanto da scuotere l’opinione pubblica su un tema delicato quale quello della malattia mentale e dei pregiudizi contro cui si scontrava la psichiatria e gli effetti che il regime dittatoriale ebbe sui cittadini.

 

Negli anni in cui Franco e il franchismo rappresentavano il Potere al quale obbedire, in una Spagna chiusa nella morsa della dittatura - sociale e culturale - che lasciava poco spazio alla libertà, (La madre di Frankenstein) La figlia ideale diventa uno sguardo d’autore in cui emergono evidenti le crepe e illusioni che il Regime portò con sé in quegli anni, e non facili da scardinare negli anni a seguire.

 

Ed è qui la vera grandezza della Grandes, abile nello smascherare, attraverso una trama ben congeniata la rovinosa caduta socio-culturale del sistema Spagna.

 

Il romanzo non è più solo un racconto ma diventa una vera e propria denuncia culturale, nel racconto di una vicenda dell'umano; la Grandes denuncia l'abilità del Potere costituito, abile nell’annullare il principio libertà a favore di una visione unica e predeterminata, quale quella dello Stato assolutista, feudo e garante del pensiero cattolico.

 

Le vittime maggiori delle conseguenze dell’alleanza tra lo Stato e la Chiesa furono soprattutto le donne, condizionate nella loro vita privata ed imprigionate nella “gabbia” dei veti e delle impossibilità

 

In questa dimensione del controllo La figlia ideale smaschera il fallimento dell'ideale misogino della supremazia maschile e del pensiero nichilista. Ma è soprattutto il racconto dell'affermazione del possibile, della libertà e della cura.

 

Perché leggere La figlia ideale ?

 

Perché è scritto molto bene; perché la storia raccontata profuma di ruggine e montagna. Perché ogni libro della memoria aiuta l'essere umano ad essere un cittadino migliore e umano.

 

 


Aggiungi commento