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07/08/20 ore

Le teste di Cerbero, di Gertrude Barrows Bennett. Un profetico romanzo fantasy


  • Giovanna D'Arbitrio

Le teste di Cerbero, di Gertrude Barrows Bennett, pubblicato dalla Casa Editrice Ed. Black Dog nel  2019, a cura di Andrea Comincini, è un libro interessante scritto da un’autrice quasi dimenticata. Nata a Minneapolis nel1883 e morta in California nel 1948, ha scritto romanzi con lo pseudonimo di Francis Stevens, gettando le basi del genere dark fantasy in Usa.

 

Pur non essendo una scrittrice di professione, ha lasciato alla posterità vere e proprie pietre miliari, come Le teste del Cerbero, The Citadel of Fear o Claimed! romanzo che H. P. Lovecraft definì come “uno dei romanzi fantasy più strani e coinvolgenti che potrete mai leggere”.

 

Nel risvolto anteriore di copertina, il libro viene così presentato: “Il contatto con una misteriosa polvere, contenuta in un antico e arcano manufatto dalle sembianze del Cerbero, trasporta tre amici prima in un mondo fuori dal tempo e dallo spazio e poi in un Filadefia futuristica e distopica. I tre eroi dovranno affrontare un mondo crudele e assoggettato ad una ferrea dittatura dalle apparenze sfarzose.

 

L'autrice, con grande lungimiranza e, quasi preveggenza, sembra ammonire i lettori circa le derive autoritarie che si sarebbero instaurate in Europa poco dopo la pubblicazione del suo romanzo e getta lo sguardo ancora più lontano: intravedendo alcune delle grandi contraddizioni della nostra contemporaneità”.

 

In effetti la storia parte da una fiala di vetro con cappuccio d'argento sul quale è incisa l'immagine di Cerbero, il mitico mostro con tre teste, guardiano degli inferi. Secondo una leggenda si dice che contenga una polvere raccolta da Dante sulle rocce del Purgatorio. I tre protagonisti inalano la misteriosa sostanza e si ritrovano nel mondo di Ulithia, una città governata da una crudele dittatura. Scopriranno poi che si tratta di Philadelphia, esistente in un mondo parallelo, in un’altra dimensione.

 

In questo libro strano e suggestivo, considerato da molti come il primo romanzo di fantascienza sul tema degli universi paralleli, fisica quantistica e altri temi oggi attuali, la lungimirante autrice ci mette in guardia contro future probabili dittature. Avrà letto “1984” di G. Orwell? Non si sa. Comunque davvero impressionanti le profetiche descrizioni del mondo di Ulithia

 

Il libro si apre con la prefazione “Una scoperta fortuita” dello scrittore e critico letterario Dario Pontuale che ci rivela come  un libro un po’ consunto e sporco, edito nel 1993 dalla milanese Editrice Nord, sia stato riscoperto per casoe pubblicato di nuovo dalla casa editrice Black Dog.

 

Il libro, a cura di Andrea Comincini, è stato da lui tradotto e presentato nell’introduzione con il titolo “Un classico dimenticato, come la sua autrice”, introduzione ricca di dettagli su vita ed opere di Gertrude Barrows Bennett.

 

Saggista e giornalista, Andrea Comincini, laureato in Filosofia , ha conseguito un Dottorato di ricerca a Dublino presso l’Università UCD. Ha pubblicato diversi libri tra i quali ricordiamo Itinerari filosofico-letterari, Altri dovrebbero aver paura (traduzione e cura di lettere inedite di Sacco e Vanzetti), L’anima e il mattatoio, Carlo Levi filosofo, La persuasione e la rettorica di C. Michelstaedter, Nefes.

 

 


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