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24/04/17 ore

Capodimonte accoglie gli scrittori. Un giorno a Napoli con san Gennaro di Maurizio Ponticello



di Adriana Dragoni

 

La sala è piuttosto piccola e ha un soffitto inteso come la volta di un cielo. Ma tutto nero e solcato da larghe strisce bianche che tra loro s'intrecciano in una una rete “strevza” (= strana, estranea, illogica), che ci ingabbia dall'alto. Certo, e mi viene in mente Duchamp, è un'opera d'arte perché si trova in un museo, è nella sala a piano terra del cortile centrale di quello di Capodimonte, e infatti è opera, non tra le migliori, di Solomone (Sol) LeWitt, considerato un grande artista e noto come brillante pittore di pareti.

 

Mi trovo qui per l'inaugurazione de “il salotto letterario al museo di Capodimonte”, una iniziativa curata dalla dottoressa Daniela Petrone e nata da un'idea di Anna Petrazzuolo, editor, poi copy witer, infine giornalista e quindi comunicatrice culturale, una persona piacevole e vivace.  Appunto lei osserva che la scura atmosfera della sala poco illuminata incoraggia a concentrarsi; sarà vero, e magari anche a concentrarsi sui propri intimi pensieri. Oggi Anna Petrazzuolo presenta “Un giorno a Napoli con san Gennaro” (ed. Newton e Compton) di Maurizio Ponticello, che, novello Dumas, pubblica questo suo libro, freschissimo di stampa, mentre il suo penultimo, “Forse non tutti sanno che a Napoli.. .”, uscito l'anno scorso, va già per la terza edizione.

 

San Gennaro, si dice, era vescovo di Benevento. Ma l'elenco dei vescovi di Benevento ne riporta due, uno del IV e l'altro del VI secolo. Chi dei due era il nostro Santo? Non si sa. E quindi un'altra domanda potrebbe essere addirittura: ma San Gennaro è veramente esistito? Se decliniamo la domanda al presente – ci dice Ponticello- rispondiamo di si.

 

Perché San Gennaro oggi esiste realmente, come da circa un millennio a questa parte, e parla ancora ai suoi devoti, e ce ne sono tanti, a milioni, pure all'estero, in tutto il mondo. Certo – aggiunge -  un miracolo del Santo, a prescindere dallo scioglimento del sangue, sul quale la Chiesa tace, è quello di unire insieme tutti i napoletani, popolo civile e non, come dire démos e laòs. A Maurizio Ponticello il Santo appare come l'ultima divinità pagana, Januarius, testimoniando, così, le trasformazioni degli dei operate dalla cristianizzazione

 

Ecco, san Gennaro, che ha sostituito Virgilio Mago, è un simbolo che viene da lontano, una specie di genius loci, l'essenza spirituale di un territorio - secondo lo scrittore. Il cui discorso si mostra interessante, intervallato com'è dagli acconci interventi della preparatissima Anna Petrazzuolo. Certo Ponticello fa un'indagine a tutto campo: storie e storielle, documenti e aneddoti si assommano gli uni agli altri formando “ tanti granelli di sabbia” che costruiscono la figura del santo. E che, spaziando nel tempo, costituiscono una schermata sulla storia di Napoli.

 

Ritrovo queste caratteristiche anche nell'altro suo libro, “Forse non tutti sanno che a Napoli...”, che ho appena finito di leggere. Uno dei punti fermi dell'autore sono la ricerca delle origini. Delle origini di Napoli e quindi dei  napoletani, di un popolo del quale hanno cercato di cancellare l'identità. Ma questa, pur se nascosta, rimane, come incorporata nel profondo della sua anima. Ponticello tenta di farla rivivere. E scava nel tempo, fino alle origini, per mostrarle ai napoletani e dir loro chi sono, e ridargli, con la memoria, l'identità perduta.

 

Quando ho avuto in regalo il libro “Non tutti sanno che a Napoli..”, mi è stato detto: non aver fretta, leggilo piano, goditelo. E così ho fatto. E così consiglio di fare ai miei amici lettori. Perché è un libro che dice tanto di Napoli, tanto che, anche chi Napoli la conosce perché ci vive e la ama, scoprirà cose nuove. Che son dette in modo piano, con un tono quasi familiare.

 

L'invito a leggere questo libro rilassandosi è opportuno, perché le storie sono interessanti e anche divertenti, pure se,  evidentemente, il libro è costato un gran lavoro. Si capisce che si basa sulla lettura e lo studio di una grande varietà di documenti, che spaziano dalle XII tavole dell'antica Roma agli scritti di Goethe. Anche i luoghi descritti sono tanti, come lo sono i personaggi.

 

Da Pulcinella a re Ladislao, dalla sirena Partenope al Principe di Sansevero, a Matilde Serao, a Gabriele D'Annunzio, a Benito Mussolini, a Salvatore di Giacomo e a Francesca Bertini, la grande diva napoletana del cinema muto. Storie, storie, tante storie e tanta vita. La figura di Ponticello appare come quella di uno storico, che studia, legge libri, documenti, le carte e le confronta, e di un antropologo, che raccoglie leggende e riporta i miti passati e presenti.

 

Ma, quando gli si chiede se si considera uno storico, Ponticello si schermisce e precisa: “Si, sono un indagatore della storia, ma sono soprattutto uno scrittore, perché lo storico insegna ma non  crea personaggi, non gli dà un'anima. I miei personaggi ce l'hanno. Perché sono descritti con passione.” La passione per Napoli di un napoletano.

 

 


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