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30/06/22 ore

Casa Chopin e la vocazione per la bellezza


  • Elena Lattes

Dopo due mesi di atroci sofferenze la quindicenne Emilia muore di tubercolosi. E’ l’aprile del 1827, giorno in cui molto probabilmente vide la luce uno dei più intensi e famosi Notturni, il n. 72 op.1 di Fryderyk Chopin. È una coincidenza piuttosto particolare a cui si aggiunge un alone di mistero: perché, nonostante sia stata composta ben prima di altre opere e nonostante la sua bellezza, il pezzo venne pubblicato soltanto postumo nel 1855? Dov’è finito il suo manoscritto e come mai non è mai stato trovato?

 

Intorno a questi temi è costruito l’ultimo libro di Giorgio Minotti, “Per Emilia. Casa Chopin e la vocazione per la bellezza” pubblicato dalla Zecchini Editore, un romanzo storico che è anche una sorta di giallo e un intenso viaggio nelle vicissitudini familiari e nell’anima dei protagonisti.

 

Emilia è la sorella di Fryderyk, una ragazza brillante, allegra e ironica, che ha un prodigioso talento per la letteratura e per la linguistica. È la persona più amata dal musicista e compositore, con il quale ha un rapporto di totale complicità ed empatia. Così, la sua malattia prima, e la sua scomparsa poi, provocano un enorme dolore in tutti i suoi familiari, genitori e altre due sorelle, ma soprattutto nel pianista che all’epoca aveva diciassette anni.

 

L’autore immagina che Fryderyk, un ragazzo molto sensibile e piuttosto riservato, abbia composto il Notturno n. 72 come ultima dedica alla sorella appena scomparsa. Una sorta di lettera-messaggio, ma anche un modo per sfogare (e forse affrontare e rielaborare) i molteplici sentimenti di quegli attimi così dolorosi: la tristezza, la rabbia per una dipartita così prematura, la già prorompente e lacerante nostalgia, le domande esistenziali a cui non è facile trovare risposta.

 

Una vera opera d’arte struggente e al contempo bellissima che, sempre secondo la teoria ricostruita nel romanzo, probabilmente sarebbe andata del tutto perduta se non fosse stato per una delle sorelle e per la madre. La prima condividerà il segreto con l’altra sorella, la seconda lo terrà interamente per sé, convinte tutte e tre di essere le uniche depositarie della copia trascritta. I misteri vengono svelati lentamente attraverso le conversazioni fra le due giovani prima e con la madre successivamente, in cui l’io narrante è principalmente la sorella maggiore.

 

Un racconto toccante, attraverso il quale l’autore riesce non solo a trasmettere il suo amore per la musica e per la storia, rendendo noti in maniera originale, con uno stile narrativo semplice e simpatico, alcuni aspetti del famoso compositore e di una delle sue composizioni, ma anche a coinvolgere il lettore in un poetica celebrazione della bellezza, interpretata non come apprezzamento di una superficiale estetica, ma come sentimento profondo che può lenire il dolore o aiutare ad affrontare momenti drammatici durante i quali la maggioranza delle persone si sente totalmente impotente.

 

Parlando della mamma, Ludwika, la protagonista, racconta: “… lei stessa era allo stremo delle forze: era ancor più magra del solito, gli occhi rossi e cerchiati e solo la forza dei suoi nervi la sosteneva. Da quando si alzava era in continuo movimento, per lavare e accudire Emilia, per tenere la stanza pulitissima, per fare in modo che non le mancasse nulla, le tisane, l’acqua, i cibi raccomandati dal medico, sempre caldi e abbondanti anche se mia sorella riusciva ad inghiottire solo una piccola parte di quanto c’era nel piatto (…) Voleva anche che lei si sentisse bella e in ordine. Le pettinava i capelli, colore dell’oro, molto lunghi, di cui era orgogliosa. Le chiedeva come li volesse tenere quel giorno e allora li lasciava liberi, li raccoglieva a crocchia, oppure ne faceva una treccia”.

 

La bellezza è, per Minotti, anche partecipazione emotiva e impegno di crescita personale, artistica e sentimentale. Uno dei passaggi forse più significativi è, infatti,  l’insegnamento del maestro di pianoforte di Fryderyk e della sorella più grande (trascritto con una fonetica germanofona, per rendere l’idea dell’origine cecoslovacca): “ ’Quello che è scritto sul rigo è importante, perché ci intica la fia per trofare il tesoro che cerchiamo, ma non è tutto.

 

Manca l’anima tella musica e l’anima te fe metterla lei! Qvello che lei ha timenticato, signorina Lutwika, è la pellezza! La pellezza non è scritta, tefe trofarla lei e non sulla carta, ma in se stessa! E solo così può comunicarla a qvelli che l’ascoltano. (…) Lei tefe capire! Le sue tita, con la loro felocità, hanno chiuso la pellezza in una gabbia, infece di trofarla e ti liberarla.

 

Ogni opera ti arte… conserfa in sé il mistero ti una pellezza unica che si concete solo qvanto ci afficiniamo a lei con spirito puro e intento elefato. Si nega qvanto vogliamo strapparla fuori talla sua teca per altri fini…’ - e mi rivolse uno sguardo dolce e paterno – ‘come per exempio fare federe come siamo prafi!’ ”.

 

Dal romanzo, infine, esce un quadro familiare che suscita anche ammirazione (soprattutto al giorno d’oggi!) e tenerezza, grazie all’atmosfera di unità, armonia e condivisione tra i fratelli e con i genitori.

 

 


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