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14/06/24 ore

Tra due mondi, di Emmanuel Carrère. Ispirato dal libro Il Quai de Ouistreham di Florence Aubenas


  • Giovanna D'Arbitrio

Presentato a Cannes, il film “Tra due mondi”, scritto e diretto da Emmanuel Carrère, è tratto dal libro autobiografico "Il Quai de Ouistreham" della giornalista Florence Aubenas che per meglio documentarsi e conoscere le condizioni di donne lavoratrici decise di adottare un falso nome e fingersi una di loro.

 

Ecco come la giornalista stessa descrive la sua esperienza nella presentazione del suo libro: “Crisi. Ne abbiamo parlato solo, ma senza sapere davvero cosa dire a riguardo, o come prenderne la misura. Tutto dava l'impressione di un mondo che cadeva a pezzi. Eppure, intorno a noi le cose sembravano sempre essere al loro posto. Ho deciso di andare in una città francese, dove non ho legami, per cercare lavoro in modo anonimo... Ho affittato una stanza ammobiliata. Sono tornato a casa di fretta solo due volte: avevo troppo da fare lì. Ho mantenuto la mia identità, il mio nome, i miei documenti e mi sono registrato come disoccupato con solo un diploma di maturità. Sono diventata bionda. Non mi sono mai tolto gli occhiali. Non ho ricevuto alcuna indennità. Era stato concordato che avrei interrotto il giorno in cui la mia ricerca avrebbe avuto successo, vale a dire il giorno in cui avrei ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Questo libro racconta la mia ricerca durata quasi 6 mesi”.

 

Il film si attiene alla trama del libro e racconta la storia di Marianne Winckler (Juliette Binoche), nota scrittrice che vuole scrivere un romanzo sul lavoro precario in Francia e che pertanto decide di fare esperienze reali sul campo, lavorando come domestica sui traghetti lungo La Manica. Fa amicizia con altre donne, in particolare con la madre single Christèle (Hélène Lambert) e altre lavoratrici che insieme affrontano un lavoro sottopagato, duro e faticoso, con ritmi massacranti, persone umili e sfruttate che tuttavia sanno cosa sia la solidarietà e come darsi una mano tra loro.

 

E come il libro da cui è tratto, il film affronta temi di grande attualità, come crisi economica, disoccupazione, precariato e quant’altro: una storia che cerca di evidenziare il divario tra le classi sociali, mondi molto diversi tra loro, e le difficoltà di tanti esseri umani costretti a sopportare soprusi e umiliazioni. 

 

Il regista affronta il tema in modo empatico, non tanto analitico come la suddetta giornalista, supportato da un buon cast (includente Louise Pociecka, Steve Papagiannis, Aude Ruyter, Jérémy Lechevallier, Kévin Maspimby, Faïçal Zoua, Arnaud Duval, Didier Pupin, Léa Carne) e in particolare dalla magistrale interpretazione di Juliette Binoche, nel ruolo di Marianne. Notevoli fotografia di Patrick Blossier, montaggio di Albertine Lastera, musiche di Mathieu Lamboley.

 

L’intensità dei sentimenti, il calore umano hanno un potere immenso, ma non è che tutti siamo riconciliati e la lotta di classe non esista - ha affermatoCarrère - Non regaliamo illusioni, avremmo potuto presentare un mondo in cui tutti si amano. C’è della simpatia e della solidarietà che attraversa il film, ma non solo. C’è anche della violenza, della rivolta e dell’amarezza. Non potevamo fare come non esistessero. Raccontiamo anche delle persone detestabili, non solo delle brave persone. Non vediamo gli sfruttatori perché cosi succede nella realtà, li si subisce ma il solo contatto è con i piccoli padroni che trattano i lavoratori male. Il film condanna un sistema, pur mostrando delle persone adorabili, che sono tali non per come sono stati scritte, ma perché lo sono veramente”.

 

Emmanuel Carrère, noto scrittore francese, nonché sceneggiatore, come regista è al suo terzo film dopo Retour à Kotelnitch (2003) e L'amore sospetto (La moustache) (2005)

 

Ecco il trailer del film (da Coming Soon)

 

 


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