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14/12/19 ore

37° Torino Film Festival, l’horror d’annata travolge sezioni e premiati e si prende la scena


  • Vincenzo Basile

Chi ricorda Either way, primo premio alla 29esima edizione e Nói Albinói, passato al 21esimo TFF e diventato uno dei film più noti nei paesi scandinavi? Quest’anno è di nuovo un film islandese, A white, white day di Hlynur Pálmason a vincere il TFF.

 

In un brumoso paesino dell'Islanda, Ingimundur (Ingvar Sigurdsson), poliziotto, ha perso la moglie. Decide di ristrutturare la casa di famiglia e si prende cura della nipotina Salka. Questa la trama.

 

Ne deriva un film pulsante di emozioni, sublime e terribile, con sbalzi di ritmo e tensione che nonostante le angosce e traumi narrati riesce a inglobare situazioni decisamente comiche.

 


 

Il Premio per la miglior attrice va a Viktoria Miroshnichenko e Vasilisa Perelygina, per il film "Dylda - Beanpole" del russo  Kantemir BalagovGiuseppe Battiston e Stefano Fresi ottengono ex aequo il riconoscimento come Miglior attore per "Il grande passo" di Antonio Padovan.

 

Miglior sceneggiatura a "Wet Season" di Anthony Chen (Singapore-Taiwan). Il premio del pubblico è andato a "Ms.White light" di Paul Shoulberg (Stati Uniti).

 


 

Premio Miglior Documentario Internazionale a "143 Rue du desert" di Hassen Ferhani; Premio Speciale della giuria a "Khamsin" di Gre'goire Couvert e Gre'goire Orio. Il Premio Cipputi della giuria presieduta da Altan, va a "Ohong Village" di Lungyin Lim (Taiwan-Repubblica Ceca). Madrina e conduttrice della cerimonia di chiusura presso il Cinema Reposi di Torino, Carolina Crescentini.

 


 

E veniamo agli imperdibili. Da segnalare The Good Liar con due comprimari immensi, Helen Mirren e Ian Mc Kellen. Due anziani si conoscono attraverso un Social Net Work e diventano presto una coppia affiatata ma il passato di entrambi riemerge e trasforma la commedia in un giallo-noir sorprendentemente sofisticato. La sfida attoriale, data il consumato talento dei due, si conclude alla pari ma è il personaggio della Mirren che vince per carattere e simpatia. Nelle sale dal 5 dicembre.

 

Abel Ferrara con due film: l’autobiografico Tommaso, staring Daniel Defoe, cronaca voyeristica delle idiosincrasie, gelosie, vanitá e paranoie del regista e The Projectionist, celebrazione del cinema d’autore e dei coraggiosi esercenti che si battono per la sua permanenza nelle sale, in contrasto con le politiche delle Majors, sempre quelle.

 


 

Il mordente vero della manifestazione viene dalla ricca sezione dei Classici Horror Restaurati. Le supreme chicche Doctor Jekill and Sister Hide, nel quale lo scienziato si trasforma in una affascinante quanto irresistibile seduttrice e La maschera di Frankenstein con un Christopher Lee impacciatissimo nell’insolito ruolo della Creatura, prima di diventare l’Icona horror per antonomasia, il Dracula di casa Hammer, la Produzione inglese che lo elevò a fenomeno planetarioeccezionale, imitatissimo, insuperabile.

 

E ancora, il meglio delle filmografie di Bela LugosiBoris KarloffVincent PricePeter Cushing fino all’ospite d’onore Barbara Steele, diva dell’horror italiano di Mario BavaRiccardo FredaAntonio Margheriti e, pur occasionalmente, di Monicelli e Fellini

 

 

 

 


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