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19/11/19 ore

Ilva, il caos dei dati sui tumori a Taranto


  • Andrea Spinelli Barrile

La “spregiudicata manipolazione di dati incompleti”, e la conseguente querela annunciata dal ministro per l'Ambiente Corrado Clini nei confronti del leader verde Angelo Bonelli, ha spostato nuovamente il punto dell'attenzione dal problema quarantennale di Taranto (l'Ilva, ex Italsider) ad una sterile polemica sui dati relativi alle incidenze tumorali nell'area di Taranto, prodotti dall'Istituto superiore di sanità.

 

Secondo il ministro “non c'è nulla di segreto, nulla di nascosto. L'unica cosa evidente è che stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti e si sta creando una pressione sulla popolazione e sulle autorità”; eppure le cifre diffuse dagli ambientalisti, i Verdi e Peacelink Taranto, sono in possesso delle autorità già da tempo.

 

Il ministro stesso, trinceratosi dietro a demagociche minacce di querela, non ne era all'oscuro: come spiegato da Bonelli, "tutti, dal Comune di Taranto alla Provincia alla Regione", da Nichi Vendola al gip Todisco, colei che ha ordinato il sequestro degli impianti, erano a conoscenza dei dati del progetto Sentieri, almeno dal 30 marzo scorso, quando questi vennero prodotti nel corso di un udienza.

 

Secondo le dichiarazioni rese dal ministro, non è chiaro tuttavia come quei dati vadano interpretati: se inizialmente erano "fasulli", sono successivamente divenuti "incompleti", poi "incerti" per finire addirittura nel mistero: "non c'è nessuno oggi che può dire che c'è una relazione causa-effetto sulle attività industriali dell'Ilva e lo stato di salute della popolazione"; una frase che, in finale, non smentisce le percentuali snocciolate dagli ambientalisti, ma semplicemente non le correla con l'Ilva.

 

In tal senso si sono aperti scenari decisamente controversi: quelle informazioni inizialmente "fasulle" che parlano di un tasso di mortalità a Taranto il 12% superiore al resto del Paese (dove l'incidenza da mesoteliomi, ad esempio, è del 300%), se lette con più attenzione rendono l'idea che qualcosa a Taranto ci sia.

 

Non si capisce come è possibile oscillare in una forbice percentuale che va dal 5 al 42% di tumori maligni (a seconda del quartiere in cui si abita); certo è che al rione Tamburi si muore di più e altrettando certo è che il rione Tamburi è quello maggiormente esposto ai fumi dell'Ilva: ce lo insegna la geografia.

 

E' paradossale, ma non certamente una novità nel Belpaese, che i dati del progetto Sentieri non vengano resi pubblici dalle autorità competenti perchè "non ufficiali" secondo il Governo, che sostiene che questi siano al "vaglio della comunità scientifica": quella stessa scienza che ha pubblicato, sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, alcuni dati della perizia chiesta dal gip di Taranto e depositata in procura proprio quel 30 marzo scorso.

 

"I risultati di questo studio mostrano un'importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell'area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell'area studiata": per trarre conclusioni che non siano affrettate il Governo è tenuto a divulgare questi dati, quantomeno "prima dell’adozione della prossima Autorizzazione Integrata Ambientale e che quest’ultima prescriva per ILVA le migliori tecnologie disponibili in assoluto", ha spiegato in una nota la deputata radicale Elisabetta Zamparutti.

 

Il caos medico, industriale, sociale e informativo su Taranto è totale e gli atteggiamenti delle istituzioni contribuiscono a rendere ancor più paradossale questa commedia ambientale all'italiana: che il governo pubblichi i dati, invece di querelare gli ambientalisti che li diffondono.


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