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12/08/22 ore

Morire di crisi: la malattia del suicidio



89. Sono tante le persone che nel 2012, sull’orlo del fallimento e schiacciate dai debiti, hanno deciso di togliersi la vita: quasi 8 suicidi in media al mese, secondo l’analisi dei dati curata da 'Link Lab', il Laboratorio della ricerca socio-economica dell’Università Link Campus.

 

Per la psicologa Paola Vinciguerra si parla di una vera e propria "malattia sociale emergente". Secondo la presidente dell'Associazione Europea 'Disturbi da Attacchi di Panico' (Eurodap) "la crisi sta creando la cosiddetta perdita di identità: il padre che ha sempre provveduto alla famiglia, l'imprenditore che ha sempre dato lavoro ai suoi operai e quindi dà da vivere alle loro famiglie: la sensazione di inadeguatezza, di paura del futuro, tipiche della situazione di crisi che stiamo vivendo, possono portare alcuni soggetti a forme di depressione gravi che possono sfociare in suicidi".

 

L’area geografica maggiormente colpita dal fenomeno risulta non a caso essere il Nord-Est con 39 suicidi, oltre il 40% dei suicidi censiti in Italia dall’inizio dell’anno; nella classifica dei suicidi per regione, il Veneto si trova al primo posto (23) seguito da Campania (11) e Sicilia (9).

 

Un uomo di 56 anni, titolare di un autonoleggio a Milano, si è impiccato nel sottoscala. Un altro 42enne si è suicidato gettandosi sotto un treno nei pressi della stazione a Sesto Fiorentino: aveva perso il lavoro da alcuni mesi. L’ultimo suicidio risale a mercoledì: si chiamava Andrea Zampi, piccolo imprenditore perugino di 43 anni, titolare di Progetto Moda, una piccola azienda di formazione della città.

 

"Credo che la tragedia che si è consumata a Perugia sia figlia del drammatico quadro economico generale in cui versano le aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione. Molti imprenditori stanno perdendo il lume della ragione" sostiene il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

 

Le vittime hanno un’età media di 52 anni. La fascia di età maggiormente interessata è infatti quella che va dai 45 ai 54 anni con un’incidenza del 48,5%, seguita dalla fascia 55-64 anni (25%): jun segmento della popolazione, quello dai 45 ai 64 anni, che raccoglie un significativo numero di imprenditori e artigiani che maggiormente soffrono la variabilità del mercato.

 

Si ritrovano in questa macrocategoria anche i cosiddetti esodati, ovvero i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro ma non ancora in possesso dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico e, in generale, tutti quei disoccupati per i quali il reinserimento lavorativo si rende difficoltoso non soltanto per la carenza di programmi ed incentivi a favore delle imprese ma anche a causa della difficile congiuntura economica.

 

Sempre al Nord-Est si registra inoltre il livello più alto di tentati suicidi con una percentuale pari al 31,3%: sono infatti 31 le persone che dall’inizio dell’anno hanno cercato di uccidersi perché oberate dai debiti o perché non sono riuscite a risollevare le sorti della propria azienda; 12 i tentativi di suicidio registrati a causa della perdita del lavoro, mentre 5 sono le persone che hanno cercato di togliersi la vita per debiti accumulati verso l’erario.

 

La mancanza di lavoro, parte fondamentale e osannata dalla nostra Costituzione, porta l’uomo a sentirsi alienato dalla società. Il lavoro è una forma di espressione delle risorse individuali, così davanti alla privazione dello stesso l’individuo si sente incapace di emanciparsi; si sente abbandonato e decide così di non lottare più.

 

Durkheim individua e denomina questi suicidi come “anomici”, scaturito dalla mancanza di regole e riferimenti precisi: la crisi economica, osserva il sociologo, mette in discussione norme, valori e modelli di comportamenti tradizionali. E, infine, la vita stessa.

 

Defne As

 



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