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09/12/19

Riforma elettorale, quale modello per la partitocrazia?


Categoria: POLITICA
Pubblicato Mercoledì, 11 Luglio 2012 16:34
  • Andrea Spinelli Barrile


Si è decisamente riaperto il dibattito sul Porcellum, l'attuale legge elettorale così rinominata dal suo autore Roberto Calderoli: collegi, preferenze, spartizioni, poltronismi, dal Presidente Napolitano a Beppe Grillo ognuno dice la sua su come dovrebbero votare gli italiani alle prossime elezioni.


I veri attori sono coloro che alle scorse elezioni si sono spartiti gli scranni parlamentari, gli stessi che dovranno ridisegnare l'attuale sistema elettorale fortemente iniquo ed democraticamente opinabile; e così, mentre la Lega deve ancora decidere se presentarsi o meno ad aprile, è caccia aperta alla notizia su cosa e come vorrebbero (i partiti) che il “popolo sovrano” votasse in aprile (se realmente si voterà ad aprile, che dovrebbe essere un primo aspetto del dibattito).

 

Secondo la Presidente del gruppo senatori del Pd Anna Finocchiaro il suo Partito “Democratico” eviterebbe le preferenze “per varie ordini di ragioni: innanzitutto fanno lievitare i costi della campagna elettorale in maniera incredibile, basta seguire qualche campagna elettorale per le comunali per capire cosa significa impegnarsi a ricercare la preferenza”; parole, quelle della Finocchiaro, che suonano alle orecchie dei più attenti più simili a: “del finanziamento pubblico da spartire ci rimarrebbe poco e niente”.

 

Non paga (chi paga sono i cittadini italiani) la senatrice del Pd (ed ex ministro delle pari opportunità) ha aggiunto: “il controllo delle preferenze garantisce, poi, in alcuni settori del Paese i tentativi della criminalità organizzata di inquinare la campagna elettorale”; eppure, i casi più eclatanti di condannati, conniventi ed inquisiti (non per suonare la campana dell'antipolitica, ma è cronaca, purtroppo, giudiziaria degli ultimi anni) risultano eletti proprio in questa legislatura. Per la Finocchiaro, perciò, un sistema di “Porcellum con preferenze” non è un buon modo di innovare la legge elettorale.

 

Insomma, la proposta avanzata già qualche settimana fa, e ribadita giusto ieri, da Lorenzo Cesa (segretario dell'Udc) viene rispedita al mittente da Anna Finocchiaro; il segretario centrista ieri aveva parlato dell'appello di Napolitano che “non può cadere nel vuoto” (come invece è caduto l'appello sulla battaglia radicale sulla giustizia, che fa apparire la prima carica dello Stato come il Presidente delle pacche sulle spalle).

 

Cesa, con l'obiettivo di “far tornare protagonisti i cittadini attraverso le preferenze”, fa saltar pulci nelle orecchie quando afferma che “è già stato fatto un lavoro tra i partiti e ci sono tutte le condizioni per fare una nuova legge elettorale”, parole che hanno fatto tremare i polsi a molti ad una settimana dalla vera e propria “porcata” fatta nell'ennesima spartizione partitocratica della Rai.

 

Ha rincarato la dose Casini, che parla di “convergenza tra noi e il Pd” (un po' ad orologeria questa convergenza) sulla necessità di una nuova legge elettorale, e della “divergenza” con gli stessi “democratici”, che sognano primarie ma non le preferenze. Dopo una riunione plenaria del Pdl nelle famigerate stanze di Palazzo Grazioli, la posizione di Berlusconi (e quindi del partito) è semplice: ripristino delle preferenze e premio di maggioranza per il partito vincente in una legge elettorale proporzionale (cui si aggiungerebbe la “riforma presidenziale”); una proposta che, leggendo il blog di Beppe Grillo, piacerebbe anche al comico genovese.

 

In verità una traccia già esisterebbe, ma viene taciuta: nel 1993 gli italiani si espressero a favore del “collegio uninominale”, nel referendum più ignorato della storia italiana e che, con il senno di poi, avrebbe evitato parecchie malformazioni democratiche della seconda Repubblica; la proposta radicale, sulla quale si può discutere ma che come al solito è osteggiata dall'arma peggiore che la politica ed i media possano avere, il silenzio, è quella di una riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, ispirato ai modelli anglosassoni “che si sono rivelati i più affidabili e adatti a garantire i diritti, la sicurezza e il benessere dei cittadini”.



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