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19/01/26

Chiara Ferragni andava distrutta per i modelli tradizionali!


Categoria: STILE LIBERO
Pubblicato Domenica, 18 Gennaio 2026 16:41
  • Giovanni Lauricella

Prima di iniziare questa riflessione, è necessario fare una premessa. Certi argomenti sono come un terreno scivoloso: rischiano di trascinarti in una spirale di scherno pubblico, inesorabile, che in Italia spesso si trasforma in una vera e propria gogna mediatica. Questo testo non cerca di indurre pretesti né di collocarsi dalla parte di chi “se l’è cercata”. 

 

Chi ha percepito la realtà di cui parlo, comprenderà il tono. Parliamo di una questione che solleva polemiche a non finire e suscita reazioni spesso spropositate. E lo facciamo con la cautela necessaria, come se fossimo membri di una setta che anticipa le accuse più scontate. Per prevenire fraintendimenti o interpretazioni distorte da parte dei soliti “probiviri” che analizzano ogni parola con sospetto, è essenziale chiarire subito alcuni punti. 

 

Non ho alcun interesse a difendere Chiara Ferragni per la vicenda legale in cui è stata coinvolta, e nemmeno voglio entrare nel mondo dello spettacolo o di certi ambienti che considero, per molti versi, discutibili. E no, non mi interessa vendere profumi o discutere di presunti guadagni illeciti e tasse non pagate. Sono questioni che esulano dalla mia volontà di approfondimento. 

 

Arrivando al cuore dell’argomento: lo scandalo soprannominato “Pan d'Oro-gate”, che ha travolto Chiara Ferragni, è tornato alla ribalta in seguito alla sentenza definitiva che l’ha prosciolta. E qui si scatena l'indignazione generale. La ragione del verdetto? Una querela ritirata in precedenza, che ha costretto i giudici a chiudere il caso e lasciare cadere le accuse contro di lei. 

 

Ma questo non è bastato: il popolo degli indignati, quelli del “non ci sta”, ha reagito rabbiosamente. Senza verificare i documenti, senza cercare il senso della sentenza, molti hanno deciso di crocifiggerla sui social con urla e commenti feroci. Si tratta di una reazione sintomatica non solo di una visione distorta della giustizia, ma anche di una tendenza culturale a trasformare chiunque venga accusato – a prescindere dalle prove – in un bersaglio da abbattere. Facciamo chiarezza. 

 

La Ferragni non è una benefattrice della società; non ha salvato vite né compiuto azioni eroiche. Certo, ha sborsato somme enormi (si parla di milioni), ma per molti questo non basta. A prescindere dalle cifre versate o dai suoi guadagni, c'è chi sostiene che debba pagare di più, sempre di più. È facile cavalcare la narrazione del vendicatore pubblico quando ci si basa su pregiudizi e malumori personali: non importa cosa dica la giustizia o quali siano i fatti reali. 

 

E poi si arriva alle accuse più gravi: è criminale? No. Ha ucciso qualcuno? Nemmeno. Sono stati provati traffici illeciti? Assolutamente no. Non c’è traccia di abusi su minori, droga o armi, niente del genere. Eppure, nonostante tutto questo, è diventata per molti un vero e proprio 'mostro'. Un pericolo pubblico da sbattere in prima pagina, da giudicare senza appello e da condannare senza pietà. Perché succede tutto questo? 

 

Non ho intenzione di addentrarmi nei dettagli della vicenda giudiziaria; altre persone più competenti l’hanno già fatto con maggiore precisione. Ma c’è un aspetto implicito che merita riflessione ed è il vero motore dietro questo scandalo: la rabbia e il bisogno incessante di un capro espiatorio collettivo. È il fenomeno sociale per cui ci precipitiamo tutti a diventare giudici e moralizzatori, trasformando ogni minima controversia in un affare personale ed emotivo. 

 

E in tutto ciò, l’equilibrio e la razionalità spesso vengono accantonati. Forse dovremmo fermarci un attimo a riflettere sul perché l’indignazione collettiva sia sempre pronta a esplodere davanti al personaggio pubblico di turno, a scapito della concretezza dei fatti. Sarebbe già un buon inizio per cambiare questa strana dinamica sociale che confonde giustizia con vendetta e informazione con spettacolarizzazione .

 

Chiara Ferragni, a soli 22 anni, ha intrapreso una straordinaria carriera che l'ha portata a essere considerata una delle influencer più importanti al mondo, secondo la stampa estera. Non ha seguito percorsi tradizionali, come lavorare come commessa, ma ha sfruttato il suo ingegno e una visione innovativa per costruire un impero legato al marketing digitale e ai marchi prestigiosi venduti globalmente. Questo fenomeno, all'epoca poco compreso, sarebbe presto esploso, generando una rivoluzione nel modo di concepire il lavoro. 

 

Da imprenditrice determinata, la Ferragni ha saputo prosperare in un sistema spesso ostile verso chi si affranca dalle tradizionali strutture sociali e lavorative. Lavorare "fuori dagli schemi" resta infatti motivo di diffidenza in un contesto dove il controllo del lavoro e delle classi sociali è cruciale per mantenere determinati equilibri di potere. Secondo questa logica, chi si realizza attraverso percorsi alternativi, come quello degli influencer o dei creatori digitali, rappresenta una minaccia alle convenzioni consolidate. 

 

Oltre ad aver stravolto modelli obsoleti, gli influencer sono riusciti a creare percorsi professionali senza dover passare per trafile burocratiche, raccomandazioni o tesseramenti. Il successo di figure come Chiara Ferragni dimostra che l'iniziativa personale può portare a risultati concreti e duraturi. Tuttavia, la loro indipendenza spaventa chi cerca di controllare la società attraverso modelli lavorativi tradizionali e facilmente governabili.

 

C'è un marcato pregiudizio verso chi guadagna in modo alternativo ed è svincolato da contratti standard: i loro introiti diventano bersaglio di critiche e sospetti, in quanto difficilmente tracciabili e non riconducibili a schemi convenzionali. Mentre tutti ambirebbero a stipendi sicuri e ben retribuiti, è evidente che non tutti possono accedere a tali opportunità. 

 

Allo stesso tempo, chi riesce a emergere con strade diverse viene spesso visto come un nemico sociale. L'ascesa degli influencer rappresenta un moto di ribellione contro sistemi prestabiliti: modelli come quello di Chiara Ferragni liberano molti giovani dal controllo politico e li rendono autonomi. 

 

Per chi punta a dirigere e controllare le masse, questo è visto come un ostacolo che va eliminato o, quantomeno, additato pubblicamente per "educare" altri aspiranti indipendenti. Si potrebbe ridurre il dibattito a tematiche più leggere, come il simbolico "Pan d’oro-gate" o le consuete chiacchiere da social, ma queste dinamiche rappresentano riflessioni più profonde sulla società contemporanea e sul rapporto tra il potere, il lavoro e la libertà personale. Il modello degli influencer non sarà perfetto e porta con sé non poche contraddizioni, ma non si può negare che incarni un nuovo modo di affrontare il futuro fuori dalle convenzioni del passato, ovvio che va distrutta. 

 

(Foto da Quotidiano Nazionale)

 

 



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