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07/03/26

La Grande Illusione dell'Intelligenza Artificiale


Categoria: RIMANDI
Pubblicato Venerdì, 06 Marzo 2026 20:29

di Raffaele Cascone

 

(da Il Macroscopio)

 

Cercammo a lungo un Governatore, non ne trovammo traccia.
— Lao Tse

 

 

La speranza consolatoria che da qualche parte possano esistere un centro, un punto di comando, un luogo dove il caos si organizzi, un principio che governi oggi è più forte e diffusa che mai. L’Intelligenza Artificiale prende il posto di ciò che la filosofia politica chiamò Sovrano, la modernità chiamò Stato. l’economia chiamò Mercato. Ogni epoca costruisce il proprio candidato al ruolo di governatore del reale. Ogni epoca crede di aver finalmente trovato quel proprio centro che non esiste, perché non può esistere: Non per limiti tecnici ma per limiti ontologici. 

 

Ciò che cambia tutto è che il reale non coincide mai con ciò che appare: la proposizione semplice ma devastante è che gli oggetti e le entità tendono a ritirarsi anche se, falsamente e inconsapevolmente e raramente consapevolmente, mostrano di offrirsi anche come utensili da condividere con gli altri nelle relazioni incorporate e terrestri, e per gli altri nella noosfera tecnologica.

 

Persone, animali, organi, città, algoritmi, galassie — non coincidono mai completamente con ciò che appare. Non coincidono con le loro proprietà, con le loro relazioni, con le misurazioni, con i calcoli, con le interpretazioni con i dati raccolti su di loro. Esiste sempre un eccesso, una dimensione che sfugge, una profondità che si ritrae. La cosa non è mai completamente accessibile. Non per difetto di strumenti.

 

Il reale non è completamente accessibile e eccede sempre la conoscenza. Il doppio errore della modernità è la sua doppia strategia di riduzione, due tentativi opposti ma complementari di eliminare il mistero dell’essere.

 

Ridurre un’entità, cosa o persona che sia, alle sue relazioni, alle sue funzioni, ai suoi effetti, far diventare una persona soltanto ciò che appare non è soltanto un gesto ostile ma è una strategia di imposizione di un reale piatto, lineare, unidimensionale, ridotto a ciò che apoare su cui riversare tutte le attribuzioni dei luoghi comuni piu banali, piu probabili sulle differenze di cui è fatta la molteplicità e la complessità. Allora un cervello diventa la sua attività neurale, una società i suoi indicatori economici.

 

La seconda strategia della modernità è ridurre la cosa/persona alle parti da cui è composta. Qui la riduzione procede nella direzione opposta. Una persona diventa un insieme di cellule, le cellule diventano molecole, le molecole diventano atomi, gli atomi diventano informazione. L’entità considerata viene dissolta nei suoi componenti.

 

Entrambe le strategie sottraggono ogni profondità e spessore a ciò che prendono in considerazione. In ta modo alla relazione viene imposto di diventare una semplice interazione virtuale e di facciata, tutt’altro che un contatto. Entrambe queste strategie negano l’autonomia, entrambe distruggono il reale. I large language models (LLM) della cosiddetta “Intelligenza” Artificiale sono il punto culminante di questo progetto di riduzione. 

 

Essi operano su dati, correlazioni, pattern, probabilità. Non accedono mai all’oggetto. ma alle sue tracce, al suo profilo digitale. Quando analizzano una malattia, accedono ai suoi biomarcatori. Quando analizzano una società, accedono ai suoi dati statistici e alle sue rappresentazioni, in un delirio di costruzione di una mappa tanto perfetta, che tenda all’infinito e coincida esattamente con il territorio. Questo delirio cartografico di esternalizzazione del reale produce una trasformazione radicale.

 

Per millenni, il reale veniva intercettato in modo corporeo, attraverso la percezione e la relazione. Oggi, attraverso mappe, modelli. schermi, algoritmi, previsioni: è l’avvento dell’Italia-Media, del Pianeta-Media, dell’Universo-Media, del Cosmo-Media. Un Reale mediato, filtrato, pre-interpretato. omogeneizzato, fumettistico e caricaturale al quale si fa a gara per adeguarvisi e somigliargli.

 

Infatti non stiamo semplicemente utilizzando dei nuovi strumenti, ma stiamo subappaltando il rapporto con il reale alla rappresentazione riduttivistica. Stiamo aderendo a quella verità dittatoriale secondo cui la rappresentazione sarebbe il reale e la rappresentazione riduttivistica e magico-superstiziosa coincida asintoticamente con il reale.

 

Il vero rischio quindi non è l’AI. Il rischio non è che l’AI diventi cosciente. Ciò che è catastrofico è che, poiché non siamo stati mai moderni, guarda caso proprio nella crisi confusionale attuale, siamo regrediti a quella religiosità totemica, feticistica, presimbolica e paranoiaca del basso medioevo. Da quel feticismo idiota il medioevo riuscì a emanciparsi allorché si accorse dell’imbecillità insita nel credere che le statue incorporassero gli spiriti e che il modello fosse il reale, nel credere che la mappa fosse il territorio. Confondendo la previsione con il dato con la cosa. Quando questo accade, il reale scompare. Non perché smetta di esistere.

 

Questo fenomeno rivela qualcosa di più profondo: I grandi poteri, gli stati e la delinquenza organizzata operano in modo sistemico ed epistemologico, ma senza ontologia e senza etica. Operano su rappresentazioni. La AI amplifica questa dinamica. Permette un controllo sempre più sofisticato. Ma sempre più distante dal reale: controllo senza incontro, regolazione senza contatto, governance senza ontologia.

 

Il contributo dell’Integrazione Sistemica

 

L’Integrazione Sistemica introduce una rottura radicale. Riconosce che ogni sistema vivente possiede una autonomia ontologica. Un essere umano non è riducibile ai suoi dati. Non è riducibile ai suoi biomarcatori.

 

Non è riducibile alle sue funzioni. Esiste sempre una dimensione che si ritrae. Questo riconoscimento introduce una conseguenza fondamentale, etica, perché ciò che si ritrae non può essere completamente controllato e ciò che non può essere completamente controllato deve essere rispettato.

 

L’Integrazione Sistemica non è solo un modello clinico. È una posizione ontologica ed etica. La crisi ontologica contemporanea del XXI secolo non è solo tecnologica né è solo politica. È ontologica: Abbiamo costruito sistemi capaci di simulare il reale e di farlo dimenticare.

 

Mentre costruiamo modelli sempre più sofisticati e rischiamo di perdere il mondo, potremmo accorgerci che:

 

Non esiste un centro. Non esiste un governatore. Il reale non è governato ma incontrato. Sempre localmente. Sempre parzialmente. Sempre incompletamente.

 

L’Intelligenza Artificiale non è il nemico. È uno strumento. Può essere usata senza dimenticare il reale, oppure può essere usata per sostituirlo. La differenza dipende da noi.

 

Conclusione

 

Ciò che viene ritratto non può essere sostituito.
Il reale non può essere catturato.
Non può essere sostituito.
Non può essere governato completamente.
Può solo essere incontrato.
In quell’incontro risiede l’unica forma autentica di conoscenza.
E l’unica forma autentica di libertà.

 

(da Il Macroscopio)

 

(foto da Start Magazine)

 

 

 

 



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