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23/01/26

Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali


Categoria: RIMANDI
Pubblicato Giovedì, 22 Gennaio 2026 12:20

di Andrea Caldart

 

(da QuotidianoWeb)

 

Il caso giudiziario che coinvolge il cardinale Angelo Becciu sta entrando nella sua fase più delicata, ma il punto centrale non è più soltanto l’appello in Vaticano. A emergere con forza è una domanda più scomoda: il processo si è svolto nei tribunali o prima ancora sulle pagine dei giornali?

 

Il procedimento nasce attorno alla gestione di risorse finanziarie della Santa Sede e operazioni immobiliari internazionali, ma nel tempo si è trasformato in qualcosa di diverso: una vicenda in cui la narrazione pubblica ha spesso preceduto, e talvolta condizionato, il percorso giudiziario. Le recenti evoluzioni procedurali non fanno che rafforzare questa impressione.

 

Nel giudizio di primo grado erano arrivate condanne diffuse, con l’eccezione di un solo imputato, mentre al cardinale Becciu era stata inflitta una pena severa. Tuttavia, l’apertura dell’appello ha fatto emergere criticità profonde nella conduzione dell’accusa, a partire dalla gestione delle prove e dal ruolo di chi avrebbe dovuto garantire imparzialità e trasparenza.

 

Uno dei punti più controversi riguarda materiali informativi mai pienamente accessibili alle difese, nonostante la loro rilevanza per valutare l’attendibilità di alcune deposizioni centrali. In un ordinamento che voglia dirsi credibile, un processo non può reggersi su documenti filtrati o selezionati. La decisione del rappresentante dell’accusa di sfilarsi dal giudizio di appello non è un dettaglio tecnico: è un segnale politico e giudiziario di peso.

 

A questo si aggiunge il pronunciamento della Cassazione vaticana, che ha posto un argine netto a ulteriori forzature, impedendo qualsiasi tentativo di irrigidire il quadro accusatorio. Da qui in avanti, l’appello potrà solo migliorare la posizione degli imputati, fino alla possibilità di una totale revisione del verdetto.

 

Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. È qui che il caso Becciu smette di essere solo un processo e diventa un problema istituzionale.

 

La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa.

 

Un capitolo parallelo riguarda Cecilia Marogna, anch’essa coinvolta in vicende finanziarie vaticane. Tra tutti gli imputati, Marogna ha subito le conseguenze più severe, arrivando a scontare un periodo di detenzione preventiva, pur senza che emergessero chiaramente responsabilità dirette a suo carico. Questo episodio evidenzia le difficoltà del sistema giudiziario vaticano nel distinguere tra ruoli e responsabilità reali, sollevando dubbi sulla proporzionalità delle misure adottate in casi delicati e altamente mediatizzati.

 

Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.

 

Il cardinale Becciu ha sempre rivendicato la propria estraneità ai fatti contestati, e oggi, alla luce degli sviluppi più recenti, quella posizione appare meno isolata e meno fragile di quanto si volesse far credere. L’appello rappresenta finalmente l’occasione per riportare il processo dentro il perimetro del diritto, sottraendolo alla pressione mediatica e alle suggestioni politiche.

 

Qualunque sarà l’esito finale, una conclusione è già possibile: il caso Becciu ha mostrato quanto la giustizia vaticana sia vulnerabile quando si lascia guidare dall’urgenza dell’immagine invece che dalla solidità delle prove. Se davvero si vuole parlare di riforme, la prima dovrebbe riguardare l’autonomia del giudizio e la capacità di resistere al rumore esterno, soprattutto quando, quel rumore arriva dai titoli dei giornali.

 

(da QuotidianoWeb)

 

 



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