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08/07/26

Il mitico Fausto Delle Chiaie ci ha lasciati


Categoria: ARTE E DINTORNI
Creato Martedì, 07 Luglio 2026 17:55
Ultima modifica il Martedì, 07 Luglio 2026 17:59
Pubblicato Martedì, 07 Luglio 2026 17:59
  • Giovanni Lauricella

Passeggiando per piazza Augusto Imperatore a Roma prima del 2000, ci si poteva facilmente imbattere in alcuni elementi apparentemente insignificanti o graffiti sul selciato che spesso passavano inosservati ai più distratti. In realtà, erano vere opere d'arte create da Fausto Delle Chiaie (Roma, 23 gennaio 1944 – Roma, 4 luglio 2026), che disseminava la piazza con il suo talento eccentrico. 

 

Lui stesso definiva questo spazio il suo museo, un'espressione di sarcasmo, con la quale giocava sulle reazioni di stupore del pubblico. Le sue creazioni, simili ai ready-made di Marcel Duchamp ma composte da autentici rifiuti, dimostravano una notevole capacità di trasformare materiali di scarto in arte con significati profondi e ironici. In queste opere si ravvisano elementi di riciclaggio, arte concettuale, installazioni site-specific e persino scultura e pittura. Una sintesi breve ma incisiva del suo genio creativo. 

 

Autore del Manifesto Infrazionista (1986), spiega l'"infra-azione" come un'azione-collocazione-donazione di una o più opere, mostrate a terra da parte dell'artista, nei luoghi dell'arte, e il suo susseguente allontanamento dall'opera e dal luogo. […] 

 

Interpretava talmente bene il ruolo dello sfigato, del nerd ante litteram, del  borderline al punto da farsi amare e si compiaceva di questo con una certa supponenza. Tuttavia, esprimeva una personalità ricca, robusta e vivace. 

 

Nonostante il suo talento notevole, Delle Chiaie visse lottando nell'ombra di una società ricca di prestigio culturale e nomi illustri. Negli ultimi anni potrebbe aver guadagnato qualcosa, forse abbracciando un ethos francescano per rinfacciare l’indifferenza che per lungo tempo lo aveva lasciato ai margini della società. 

 


 

Incredibilmente, ogni volta che lo si incontrava, era sempre sorridente e pronto con una battuta spiritosa. Affrontava la sua situazione con un misto di ironia e resilienza, consapevole del contrasto tra il suo auto-proclamarsi direttore di un museo all'aperto e la vita di stenti che conduceva

 

Per i romani era un simbolo degli outsider, dei contrari agli schemi borghesi tradizionali. Purtroppo, non ha mai ricevuto il supporto necessario per esprimere pienamente il suo potenziale, un genio incompreso come Ligabue o Van Gogh, un ruolo che sospetto apprezzasse al punto da compiacersene.  

 

Spetta ora ai critici e agli storici dell'arte che lo hanno bistrattato di aggiungere valore al suo lavoro, cercando di comprendere e spiegare il significato della sua produzione artistica.

 

 

 

 



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