di Francesca Caferri
(da La Repubblica)
Gli occhi di Yigal Carmon sono fissi sull’Iran e sui Paesi del Golfo dal 1998. In quell’anno, l’analista creò il Memri, centro studi che monitora e traduce pubblicazioni in arabo e in persiano da tutti i Paesi della regione, concentrando la sua attenzione sul terrorismo e l’antisemitismo. Negli anni Carmon ha spesso espresso posizioni al vetriolo – per esempio nei confronti del Qatar – ma le ha sempre basate su riscontri fattuali: per questo la sua è un’opinione da tenere presente, piaccia o meno.
Era davvero necessario per Israele iniziare una nuova guerra? Non ne avete avuto abbastanza in questi due anni e mezzo?
«È una osservazione da chi sta fuori e non è direttamente toccato dalla minaccia dell’Iran. Questa guerra era necessaria al 100 per cento. Come Memri, abbiamo pubblicato più di uno studio su questo tema, analizzando i discorsi di leader, scienziati e militari. L’Iran era pronto all’atomica e a usarla contro di noi: se fosse successo a voi in Europa cosa avreste fatto?».
A questa guerra manca un piano per il giorno dopo: ucciso Khamenei, a cosa punta Israele? Qual è la visione?
«La visione è che sopravviveremo. Che qualcuno che per anni ha minacciato di eliminarci non c’è più. Non c’è più lui e non ci sarà più il suo regime: a me questo basta. Se mi chiede del futuro, posso dirle che non sarà semplice immaginarlo, ma l’Iran non è fatto solo dai persiani: ci sono le minoranze e la mia speranza è che quello che verrà non sia solo un Paese islamico, ma rappresenti anche gli altri».
Ipotesi affascinante, ma difficile da realizzare nel breve periodo…
«Nessuno ha detto che questa guerra sarà breve. Io non credo che lo sarà. Sarà lunga e sarà violenta. Siamo solo all’inizio. L’Iran si è preparato ed è pronto a resistere a lungo. Secondo i discorsi che abbiamo analizzato, hanno molte più armi di quante si possa immaginare e sono determinati, se devono soccombere, a portare con loro anche altri Paesi: questo spiega gli attacchi agli Emirati, al Kuwait, all’Arabia Saudita».
Crede che Trump sia pronto a sostenere una guerra lunga di fronte a una base che già lo contesta?
«Ne sono certo. Trump vuole vincere. E credo abbia capito che questo regime non ha traditori e che è appoggiato da milioni di persone. Non ci sarà una soluzione venezuelana, non c’è una Delcy Rodriguez in Iran. Non sarà per niente facile, ma l’unica soluzione che Trump e Israele possono accettare è un nuovo governo, più vicino all’Occidente, che immagini un tipo di Paese diverso e che non si faccia sponsor del terrorismo. Un governo che non abbia un’impronta religiosa e rispetti le minoranze: l’obiettivo è questo, e credo che sia Israele che gli Stati Uniti siano determinati a raggiungerlo».

(da La Repubblica)