Giulio Leoni - ricorda il sito della casa editrice Nord - è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie in particolare alla serie dedicata alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. I suoi interessi vanno soprattutto agli aspetti meno conosciuti e più controversi della Storia, elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.
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di Giulio Leoni
Molti amici mi hanno chiesto in privato che cosa penso del referendum sulla riforma della giustizia. Un richiesta che mi ha sorpreso, perché mi sembrava talmente ovvio che accusa e giudizio debbano essere distinti, e che si debba impedir loro di farsi piedino nei corridoi dei palazzi di giustizia, che non pensavo nemmeno che ci si dovesse interrogare in proposito.
L’attuale sistema, varato dal ministro Grandi nel 1941 e da allora sopravvissuto al crollo del Fascismo in forme pressoché immutate, rispondeva perfettamente alla concezione autoritaria del regime, ma trasportato in una democrazia ha poco senso ed è praticamente un unicum in Europa, e credo nell’intero Occidente.
Stupisce semmai che si siano attesi ottanta anni per porvi rimedio.
Piuttosto la domanda dovrebbe essere un’altra: la riforma proposta è sufficiente per realizzare una vera imparzialità del giudizio, e portare a compimento il modello accusatorio immaginato da Vassalli nella sua riforma e rimasto a metà?
Su questo ho dei dubbi, e da tempo mi chiedo se non sarebbe meglio adottare il modello americano, giudice indipendente e inamovibile ma procuratori generali eletti dai cittadini.
Sistema che certo presenta anch’esso della criticità, prima fra tutte la possibilità che venga eletto un incapace, un politicante o perfino un mascalzone. Ma con il vantaggio che almeno è poi possibile allontanarlo alle successive elezioni.
Con l’attuale sistema invece l’incapace, il politicante o perfino il mascalzone resta imbullonato allo scranno fino alla pensione, senza alcuna speranza per i cittadini di potersene liberare.
Eleggerlo direttamente da pare del popolo sarebbe un’alternativa che a me sembra anche migliore rispetto ai sistemi di tradizione giacobina adottati in Francia, Germania, Spagna, Olanda e un’altra decina di paesi europei, ossia far dipendere il pubblico ministero dal governo, e sarebbe a mio avviso anche più in linea con lo spirito dell’art. 1 della Costituzione, che appunto assegna al popolo l’esclusiva gestione del potere, senza limitazioni e senza immaginare enclave, caste o altri spazi a questo potere sottratti.
Ma senza esagerare con la democrazia, forse è meglio procedere per gradi. Intanto accontentiamoci della separazione, e poi si vedrà.