Tutti, dall’opposizione e dalla maggioranza, hanno lodato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dopo unici anni si è recato a una riunione ordinaria del Consiglio Superiore della magistratura (CSM) in cui ha ribadito “… il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione…” .
I comitati per il NO, in particolare quello dei magistrati della Associazione Nazionale Magistrati (ANM), hanno utilizzato le parole di Mattarella per ritenersi rafforzati nelle loro tesi contro il governo per la Riforma.
Ma come scrive il direttore del Il Foglio Cerasa, “… se si ha la pazienza di respirare, di contare fino a dieci e di.riavvolgere il nastro si scoprirà che nel passato recente ad aver offerto solide ragioni per suggerire una dura svolta al Csm è stato proprio il, capo dello stato … Nel corso degli anni ha offerto buone ragioni per spiegare perché le devi correntizie del Cdm sono qualcosa di drammatico su sui vale la pena di intervenire con urgenza e con forza…”.
Così nel 2018, il 25 settembre il presidente disse: “I togati non possono e non devono assumere decisioni secondo logiche di pura appartenenza”. E ancora e il 21 giugno 2019 tornando sul tema denunciò un sistema di manovre e di scambi, di interferenze tra poterò e di rischio di eterodirziopne con conseguente perdita di autorevolezza della magistratura genera proprio dalla deriva correntista.
Nel giugno 2020 - ricorda sempre Il Foglio - in occasione della cerimonia commemorativa del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Giacumbi, Minervini, Galli, Amato, Costa e del trentennale dell’omicidio di Livatino con parole dure e forti disse: “… E’ il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione del sistema delle correnti per perseguire automaticamente l’interesse generale ad avere una giustizia efficiente e credibile…”.
Dov’è dunque lo scandalo se, proprio per rispettare la scelta del processo accusatorio in luogo di quello fascista inquisitorio, non sia doveroso intervenire suo Csm per superare la stagione delle trame degli schieramenti, tenuti insieme dalla volontà di occupare ruoli di particolare importanza giudiziaria e amministrativa, di contrapposte manovre correntizie, di scambi che mortificano il certo delle capacità dei magistrati e il merito delle questioni …
“Davanti ad un giudice terzo, che terzo completamente non sarà mai finché conviveranno nello stesso organismo pubblici ministeri e giudici, le cose cambiano. E lì i suoi risultati spesso tendono a numeri da prefisso telefonico” - come ha sottineato l’ex magistrato Lupacchini.
Di tutto questo ha discusso proprio il dott. Otello Lupacchini, ex magistrato e ex Procuratore Generale con Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale sul referendum confermativo del 22 e 23 marzo sulla Riforma Nordio della Giustizia. Di seguito l’audiovideo della conversazione per Agenzia Radicale Video.
- Referendum: SI per vero processo accusatorio. Conversazione con Otello Lupacchini di Giuseppe Rippa
(Agenzia Radicale Video)