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26/09/26

Dove va la Germania? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa


Categoria: ESTERI
Pubblicato Giovedì, 24 Settembre 2026 20:41

Le recenti elezioni in alcuni dei 16 Länder in Germania, prima in Sassonia-Anhalt, poi Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino, evidenziano la forte avanzata dell’estrema destra AfD e la profonda crisi dei partiti tradizionali, in particolare della Cdu. “La prima considerazione - scrive Stefano Cavazza nel sito della rivista Il Mulino - è che la partecipazione elettorale è cresciuta in tutte le elezioni in maniera significativa: di 20 punti in Sassonia-Anhalt; di circa 11 punti a Berlino; di 7 punti in Meclemburgo; di 6 punti in Bassa Sassonia. Ciò significa che il rilievo assunto dall’elezione ha riportato alle urne elettori insoddisfatti, un dato di per sé positivo, ma che nel caso concreto si è tradotto anche in un contributo alla crescita del partito di estrema destra…”. 

 

Il successo di Alternativa per la Germania rivela poi che l’AfD non raccoglie voti solo negli strati più poveri o con basso titolo di studio – che comunque restano i gruppi più rappresentati –, ma anche negli altri gruppi sociali e in fasce di età diverse, soprattutto tra i giovani (così come la Linke). Sotto questo profilo l’AfD sembra configurarsi come un partito in grado di raccogliere consensi trasversali, con una forte capacità di attrazione tra i conservatori e gli elettori astenuti.

 

“… l’orientamento politico del suo elettorato - sottolinea ancora Cavazza, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna - , che non è composto solo da neo-nazisti, anzi: la maggioranza dei suoi elettori proviene dall’area dei conservatori. Certamente questi elettori non hanno più problemi a votare assieme agli elettori di estrema destra o a dare il voto a liste in cui ci sono candidati estremisti. Ciò dipende dal fatto che una parte di questi elettori – che si è certamente radicalizzata su alcuni temi – vede la AfD come quel partito conservatore che non ritrova più nei partiti tradizionali…”.

 

La vittoria dell'estrema destra in Germania pone un problema esistenziale: qual è la verità e quali sono i limiti del potere della rappresentazione? Come un secolo fa, le risposte contano per il mondo. 

 

“… Quindici anni fa - riporta un editoriale dell’Appia Institute riprendendo l’analisi dello scrittore e analista cattolico Chris Caldwell -, la Germania deteneva una posizione inattacabile come la principale economia dell'Europa occidentale. Era una centrale elettrica di esportazione, costruita intorno all'industria automobilistica e un robusto modello di business che aveva bisogno solo di tre cose: energia russa a basso costo, manodopera centro europea a basso costo e l'esponenziale aumento della domanda cinese di automobili e macchinari industriali. C'era un mistero, però. In un momento in cui tutto sembrava andare bene, gli elettori si stavano inasprendo per la CDU e la SPD, nella misura in cui quei due partiti hanno essenzialmente dovuto fondersi in tre delle quattro coalizioni attraverso le quali Angela Merkel ha governato la Germania dal 2005 al 2021. Sembrava che chiunque tu abbia votato, hai avuto gli stessi partiti al potere…”.

 

Resta un elemento indiscutibile: un secolo dopo, il futuro della Germania potrebbe ancora essere il futuro del mondo. E così, tra strategia del caos, mistificazione della realtà, ambizioni imperiali coperte da azioni di guerra ibrida, a cui non si riescono a dare in occidente risposte adeguate nella drammatica complessità della situazione, ci si trova in una società liquida dove l’avversario della libertà è la paura dove prevale incertezza e timori di mancanza di garanzie di sicurezza.

 

Dal voto regionale tedesco arrivano segni sulla difficoltà ad interpretare e comprendere la realtà. La conversazione che segue tra Francesco Sisci, analista politico, giornalista, direttore di Appia Institute e Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, affronta proprio questi aspetti.

 

- Dove va la Germania? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 



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