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12/03/26

Iran, Ucraina, Russia in attesa vertice Usa - Cina. Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa


Categoria: ESTERI
Pubblicato Martedì, 10 Marzo 2026 16:57

“Il governo teocratico iraniano è una fonte di instabilità regionale da quarantasette anni. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, Teheran ha finanziato milizie nella regione mediorientale, ha cercato di ottenere l’arma nucleare e ha represso con la violenza il suo stesso popolo. A gennaio, le forze di sicurezza iraniane hanno massacrato decine di migliaia di manifestanti nelle proteste più grandi dalla rivoluzione - scrive Ani Chkhikvadze (giornalista di origini georgiane che lavora a Washington e che si occupa di politica estera statunitense, sicurezza europea e affari internazionali),  su Il Foglio  -. 

 

I sostenitori dell’operazione militare contro il regime islamico sostengono che il programma nucleare iraniano e il suo arsenale missilistico rappresentavano un pericolo sempre più grande e hanno anche richiamato l’attenzione sulla repressione interna. I critici affermano che la logica di questa guerra rischia di ripetere gli errori delle precedenti campagne americane in medio oriente e di precipitare il paese – e tutta la regione – in una crisi ancora più profonda. 

 

Donald Trump e Benjamin Netanyahu stanno facendo un favore al mondo libero. L'Iran L’Iran è un cancro negli affari globali”,dice sempre a Il Foglio Bret Stephens, editorialista del New York Times, saggista e premio Pulitzer: “Se il presidente americano non avesse preso la decisione che ha preso, avremmo avuto tutti, prima o poi, non solo Israele o gli stati del Golfo, ma anche i paesi europei e gli stessi Stati Uniti, ogni ragione di temere l’Iran, uno stato teocratico, sponsor del terrorismo e determinato ad acquisire armi di distruzione di massa”. Stephens dice che “quello che Trump ha fatto, nonostante una considerevole opposizione politica, non solo da parte di liberal e democratici ma anche di alcune frange del Partito repubblicano, dice qualcosa di positivo su di lui: ha avuto la volontà di agire nonostante il potenziale costo politico”.

 

 “Negli Stati Uniti, si sostiene che il regime iraniano non costituisse una minaccia imminente”, dice Stephens, “ma per me è un po’ come dire che avere un cancro al secondo stadio non è una minaccia imminente. Non si aspetta che il cancro raggiunga il quarto stadio prima di curarlo”.

 

“… A breve termine - scrive ancora Francesco Sisci - , il presidente cinese Xi Jinping dove considerare come avvicinarsi alla sua controparte americana ... ma anche Donald Trump deve trovare il giusto contatto con la Cina. Se spinge troppo forte, potrebbe essere sballosato e scivolare; se è troppo accomodante, potrebbe essere visto come flessibile, giocabile con ninnoli e coriandoli...

 

A lungo termine, il problema è che se la Russia non è più un modello politico, cosa dovrebbe fare Pechino riguardo agli Stati Uniti? Il suo esempio rimane sgradevole ed è ampiamente considerato una delusione tra i leader cinesi. In ogni caso, si potrebbe parlare di cambiamenti strategici, ma la direzione di tali cambiamenti rimane poco chiara… “. 

 

“… La Cina è preparata per la minaccia di un assedio commerciale - scrive ancora Sisci - . Rappresenta circa il 50% della capacità industriale globale, detiene un monopolio virtuale nella produzione di terre rare e metalli trasformati e ha vantaggi senza precedenti nel rapporto qualità-prezzo per il capitale e i beni di consumo. Le sanzioni economiche contro la Cina farebbero crollare prima il mercato mondiale. Ma questo vantaggio non durerà per sempre, poiché gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno preparando a liberarsi della loro dipendenza dalla Cina…”.

 

Il 30 marzo circa Donald Trump sarà a Pechino per un delicato vertice Usa-Cina. Vi arriverà -   nello com nel selvaggio west, con due scalpi alle spalle, quello di Nicolas Maduro (presidente venezuelano catturato il 3 gennaio) e di Ali Khamenei (il massimo leader iraniano ucciso il 28 febbraio). Entrambi erano amichevoli con Pechino… Di questi scenari Francesco Sisci, sinologo, analista politico, giornalista e scrittore, discute con Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale…

 

- Iran, Ucraina, Russia in attesa del vertice Usa - Cina. Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa 

(Agenzia Radicale Video)

 

 

 

 

 



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