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01/12/21

Mezri Haddad: Quello che sta succedendo in Tunisia non è un colpo di stato ma un sussulto d’indignazione repubblicano


Categoria: ESTERI
Pubblicato Venerdì, 30 Luglio 2021 00:16

di Mezri Haddad

(da Le Figaro)*

 

"Quello che accade in Tunisia è forse confuso e ancora in parte indeterminato. Ma una cosa appare certa: la stampa italiana e i commentatori (tv, giornali, radio ad essi collegate, nel più classico sistema di omologazione che la democrazia fittizia ha generato) hanno proposto una lettura che appare poco attendibile nella sua complessa e complicata trama (golpe, presidente Kaïs Saïed uomo forte…), e hanno del tutto omesso una verità che emerge sempre più come la più evidente, anche se lo sviluppo della vicenda è tutt’altro che scontato. In Tunisia, come in molti altri paesi mediorientali si assiste alla penetrazione dei massimalismo islamico fagocitato dai Fratelli Musulmani, che sotto la direzione dell’Iran (il cui regime appare sempre più traballante com dimostrano le coraggiose manifestazioni a Teheran …) mirano a destabilizzare e a egemonizzare il mondo islamico. Agenzia Radicale, con il contributo di Anna Mahjar-Barducci, cerca di dare notizie di questa complessa situazione, con una chiave di lettura che non ha riscontri in tutto il generale quadro informativo italiano. Quello che segue è  l’articolo integrale di Mezri Haddad, filosofo ed ex ambasciatore tunisino presso l'Unesco, il cui abstract è stato pubblicato dal quotidiano francese Le Figaro, quella Francia che ha avuto e ha non poche responsabilità nelle vicende tunisine…" (ndr Agenzia Radicale)

 

   

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TRIBUNE (Le Figaro) - Il presidente tunisino ha deciso di licenziare il capo del governo e sospendere il Parlamento per contrastare il partito islamista Ennahdha. Per Mezri Haddad, filosofo ed ex ambasciatore tunisino presso l'Unesco, Kaïs Saïed ha usato legalmente le sue prerogative presidenziali per difendere il Paese dall'entrismo islamista (dei Fratelli Musulmani ndr).

 

Al termine di una giornata di massicce manifestazioni di tunisini esasperati dalle turpitudini di Ennahdha Party (il partito dei Fratelli Musulmani [MB]  nel Paese in Tunisia ndr), in questo giorno memorabile e altamente simbolico, la festa della proclamazione della Repubblica il 25 luglio 1957, grazie alla lotta condotta dal padre dell'indipendenza Habib Bourguiba, il presidente Kaïs Saïed ha preso decisioni che segneranno una pietra miliare nella storia dell'unico e ultimo paese arabo ancora governato da teocrati travestiti da democratici, che alcuni utili idioti dell'islamo-sinistra in Francia considerano come islamisti “moderati”, o musulmani democratici, o anche “islamo-conservatori”. Tante casistiche terminologiche per contestare un fatto storico, ideologico e politico indiscutibile, ovvero che l'islamismo, dai Fratelli Musulmani a Daesh e passando per al-Qaeda, attinge alla stessa dottrina teocratica, totalitaria e terroristica la cui nascita risale al 1928 in Egitto. Come ha detto bene il presidente Al-Sisi qui a Le Figaro, "un Daechiano è un fratello musulmano malato terminale”!

 

Questo perché, nel loro scopo intrinseco, le due principali decisioni prese da Kaïs Saïed il 25 luglio, a seguito di una riunione d'urgenza del Consiglio di Difesa, mirano proprio ed essenzialmente a porre fine alla presa islamista sulla Tunisia e al subdolo e complice manovre di Ennahdha per bloccare le riforme e le misure vitali che il presidente eletto a suffragio universale aveva promesso ai suoi elettori nel 2019. In particolare la lotta efficace contro la corruzione endemica e l'apertura di tutti i fascicoli relativi al terrorismo in cui gli islamisti sono coinvolti da allora 2011. Due file esplosivi e schiaccianti che Ennahdha, che ha inghiottito il ministero della Giustizia e quello dell'Interno, tiene sotto una copertura di piombo. E per una buona ragione!

 

Primo provvedimento, il licenziamento di Hichem Mechichi, terzo capo di governo in un anno e ultimo fantoccio nominato da Rached Ghannouchi (presidente dell'Ennahda Party ndr), è stato in aperto conflitto con il Presidente della Repubblica sin dalla sua nomina nel settembre 2020. Ha impedito il corretto funzionamento dello Stato, rientrando così nella sanzione dell'articolo 80 della Costituzione. Oltre alla sua manifesta incompetenza nel salvataggio economico e sociale del Paese, ha mostrato disinvoltura nella gestione caotica della crisi sanitaria: quasi 19.000 morti per Covid-19 su una popolazione di 11 milioni, che è una delle peggiori tassi di mortalità ufficiali. 

 

Secondo provvedimento, la sospensione per un mese dell'attività del Parlamento, non riuscendo a scioglierlo come avrebbe voluto e dichiarato, essendo lo scioglimento incostituzionale. Al contrario, l'invocazione dell'articolo 80 è giuridicamente giuridica e politicamente motivata. Tale articolo prevede che «in caso di pericolo imminente, che minacci le istituzioni della Nazione, la sicurezza e l'indipendenza del Paese e ostacoli il regolare funzionamento dei pubblici poteri, il Presidente della Repubblica può prendere le misure richieste da tale situazione eccezionale ... ". Ostacolare il regolare funzionamento dei poteri pubblici, come nel caso del capo del governo rimosso dall'incarico.

 

Quanto al pericolo imminente, è piuttosto il plurale che dovrebbe essere usato: manifesta ingerenza di Turchia e Qatar negli affari e nelle firme tunisine, con la complicità del Parlamento a maggioranza islamista, con questi paesi di accordi commerciali e finanziari che minano il l'indipendenza del Paese dei suoi interessi economici e strategici più vitali; 19.000 morti per Covid-19, mentre questo numero avrebbe potuto essere significativamente inferiore se il governo avesse adottato le misure urgenti e necessarie; disattenzione con gli elementi islamisti più radicali, anche in Parlamento e spudorato lassismo con i jihadisti tunisini di ritorno dall'Iraq e dalla Siria, dove hanno commesso i crimini peggiori e dove sono stati i più numerosi.

 

Questi jihadisti rappresentano una grave minaccia, non solo per la pace civile in Tunisia, ma anche per la sicurezza interna del Maghreb e dell'Europa. Oltre a questo pericolo imminente di cui Kaïs Saïed, come il suo predecessore Béji Caïd Essebsi, che si era smarrito e si era compromesso con gli islamisti, come i servizi occidentali, conosce bene il contenuto, il significato e gli attori, il Parlamento annoverava nelle sue file di criminali, corrotti e perfino terroristi divenuti, per capriccio della storia, “deputati” in alcun modo rappresentativi del popolo tunisino. Per citare solo questo esempio, il caso di un certo Rached Khiari che, all'indomani della barbara decapitazione di Samuel Paty, dichiarò che "qualsiasi attacco al profeta Maometto è il più grande dei crimini. Tutti coloro che lo commettono, sia esso uno Stato o un gruppo di individui, devono sopportarne tutte le conseguenze».

 

Rached Ghannouchi, l'usurpatore della presidenza del Parlamento, non ha ritenuto utile all'epoca punire severamente questo deputato del Daéchien, e nemmeno biasimarlo formalmente, poiché appartiene al partito Al-Karama, una propaggine politica di 'Ennahdha.

 

Quando un "deputato" della "giovane democrazia tunisina" tiene impunemente questo genere di abietti discorsi, non c'è da stupirsi poi che il suo connazionale a Nizza commetta una carneficina con il suo camion, o che una feccia di Rambouillet a sua volta massacri un povero municipio poliziotta. Da primo Paese arabo ad esportare medici e ingegneri nel 2010, la Tunisia che fu di Bourguiba è diventata il primo Paese ad esportare terroristi in Europa, Iraq, Libia e soprattutto Siria.

 

È in particolare di fronte a questa realtà crudele e angosciante per i tunisini - oltre alla miseria sociale, economica e sanitaria che li ha colpiti duramente - che Kaïs Saïed ha usato legalmente le sue prerogative presidenziali. Perché, nonostante il piagnisteo pseudo-legalista di Rached Ghannouchi su al-Jazeera che denuncia un "golpe", i voli lirici di Moncef Marzouki, alleato organico degli islamisti, che pubblicamente e sulla stessa televisione sovversiva ha accusato Emirati Arabi Uniti e Israele di pilotare questo "golpe", e il raziocinio politico-legale di Yadh Ben Achour, il presidente Saïed ha scrupolosamente rispettato la Costituzione.

 

Non c'è quindi nessun colpo di stato in Tunisia ma al contrario un salto repubblicano compiuto da un presidente consapevole di un "pericolo imminente" e la cui decisione coraggiosa è stata preceduta da migliaia di manifestanti che hanno cantato "Sì allo scioglimento del Parlamento". Gli affari esteri tedeschi, come il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, si sono rifiutati di etichettare l'azione di Kais Saïed come un colpo di stato. Ancora più sintomatico, anche la Turchia di Erdogan si è finora astenuta dal rilasciare dichiarazioni a sostegno della democrazia islamista di Ghannouchi e dei suoi fanatici di sinistra.

 

"Ho mai violato le libertà pubbliche fondamentali? le ho restaurate! Perché vuoi che inizi una carriera come dittatore a 67 anni? ”Ha detto de Gaulle. Come il generale, il professore di diritto costituzionale, Kaïs Saïed, potrebbe ribattere ai suoi assassini e ai veri cospiratori contro la Repubblica: perché vuoi che inizi una carriera da dittatore quando sono stato eletto democraticamente con il 72% dei voti espressi? In altre parole, solo un militare e a volte, raramente, un civile commette un colpo di stato per prendere il potere. Tuttavia, Kaïs Saïed ce l'ha già dal 2019, per volontà generale, come direbbe Rousseau, e per forza del voto.

 

 

Mezri Haddad, filosofo e ex ambasciatore tunisino presso l'Unesco

  

*Teso integrale dell’abstract pubblicato da Le Figaro.

 

 



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