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17/01/19

Catalogna: ritardi e contraddizioni


Pubblicato Giovedì, 05 Ottobre 2017 14:30
  • Silvio Pergameno

Forse sta nel carattere di Mariano Rajoy il muoversi con infinita prudenza, ma qualcosa ce ne deve essere nel carattere degli spagnoli (andare avanti, ma con juicio…), che si sono tenuti Franco per altri trent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e poi anche nel restaurare la democrazia lo hanno fatto piano piano… ma è sorprendente il fatto che non si sia dato peso a una vistosa contraddizione tra la costituzione nazionale e quella della Catalogna, che è senza dubbio un passaggio fondamentale nella genesi della situazione in cui versano oggi gli aspiranti secessionisti e tutto lo Stato.

 

La costituzione nazionale è la carta fondamentale per tutta la Spagna nella sua unità, Catalogna compresa, unità della quale il Re è garante e alla quale Filippo VI°, si è appellato nel suo discorso al paese, mentre poi la costituzione della Catalogna contiene la famosa clausola alla quale si appella Carles Puigdemont, il Capo del governo di Barcellona, che stabilisce l’obbligo della proclamazione dell’indipendenza da parte delle autorità locali nel caso di una pronuncia popolare in tal senso.

 

Possibile che nessuno se ne sia accorto o, comunque, non abbia dato peso a questa mina vagante lasciata sopravvivere fino a quando è esplosa? Novecento feriti negli scontri di piazza - nei quali la polizia è intervenuta con molta durezza - è una cifra molto alta, mentre i cittadini si trovano in una situazione confusa e quindi pericolosa… di fronte a due governi entrambi perdenti, quello nazionale che non ha saputo offrire ai separatisti una soluzione, un compromesso accettabile e questi ultimi per essersi lasciati trascinare dagli elementi estremisti e per il fatto che le loro ragioni non è affatto detto che rappresentino la maggioranza delle popolazioni interessate e perché poi… tutto il mondo è paese e le motivazioni della spinta secessionista catalana hanno punti di somiglianza con quelle degli altri  secessionisti sparsi per l’Europa, a cominciare dai leghisti della prima ora.

 

E del resto anche la Brexit a modo suo è una sorta di secessione, una secessione dall’Europa, evitare un futuro nella direzione di una sempre maggiore integrazione del continente, mentre le altre contestano il passato, cioè stati nazionali, essi pure unificazioni di entità di origine feudale, evidentemente non riuscite troppo bene. 

 

Ora Rajoy, forte dell’appoggio ottenuto al livello europeo, manifesta l’aperta volontà di tener duro con la Catalogna, avendo di fronte un separatismo catalano che, come tutti i separatismi del resto, non ha capito che tare profonde il loro stato nazionale (non meno degli altri) sicuramente ne presenta, ma non sono quelle che essi lamentano e sono assai più preoccupanti e si affrontano non smembrando gli stati nazionali europei, esito di un processo storico secolare, ma aggregandoli in formazioni più ampie e rispondenti non solo alla necessità di affrontare un  mondo globalizzato, ma anche all’altra di curare la crisi profonda degli stati nazionali, rivelata dai due mostruosi conflitti in cui essi si sono cacciati nella prima metà del secolo passato.

 

E ciò mentre le recenti elezioni tedesche registrano perdite di consensi da parte dei due partiti il cui successo era stato il prodotto sul terreno della lotta politica e dei partiti di una riflessione della coscienza popolare dei tedeschi sul recente passato. La tendenza antieuropea che si sta delineando non può allora non richiamare l’attenzione e non formare l‘oggetto di una riflessione comune fra tutti i paesi dell’Unione, che sinora sta solo tentando di funzionare come una sorta di tappabuchi: dove gli stati non ce la fanno….

 

 



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