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11/08/20

La sinistra italiana tra primarie e subalternità


Categoria: EDITORIALI E COMMENTI
Pubblicato Domenica, 30 Dicembre 2012 20:32
  • Danilo Di Matteo

Sinistra, centrosinistra o, dopo il voto, un qualche centro-sinistra, in nome della “governabilità”? Ovviamente il problema non è “geometrico”. Però il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha colto nel segno interrogandosi e interrogando il “nuovo centro” sul futuro dell’assetto bipolare dell’Italia. Reggerà? Nei fatti, ma ciò meriterebbe un ragionamento distinto, al di là del responso delle urne il Partito democratico non riesce a coltivare la “vocazione maggioritaria” come concepita agli inizi.

 

Perché, al di là della tattica e delle contingenze?

 

Le primarie, incluse quelle per la scelta dei candidati nei due rami del Parlamento, rappresentano senza dubbio una bella prova di democrazia e un tentativo di superare gli angusti spazi nei quali i soggetti politici si sono relegati. Dinanzi ai mali del Paese e al deficit di coinvolgimento e di partecipazione alla vita pubblica, però, paiono una sorta di palliativo. Insomma: come dare un’aspirina a un malato terminale. Indicano sì una strada, ma tanta, troppa è la sproporzione rispetto alla gravità del morbo che ci affligge.

 

Ancora manca, addirittura, una presa di coscienza chiara e inequivocabile della questione di fondo: quella liberale (come proviamo puntualmente a segnalare, nel nostro piccolo, su Agenzia Radicale e su Quaderni Radicali). E va purtroppo preso atto che la pattuglia parlamentare radicale, al di là di tanti slanci e tante proposte, non è riuscita a pungolare adeguatamente su tale fronte il partito di Bersani e aree rilevanti dell’opinione pubblica a esso vicine.

 

Ogni volta il Pd, come già accaduto al Pds e ai Ds, crede di poter contribuire in modo significativo a orientare e governare i complessi processi in atto, legati a vari livelli (dalle autonomie locali all’Europa fino ai sommovimenti globali), e ne risulta invece non di rado una semplice pedina. Come porsi di fronte al potere senza confini di una finanza famelica, ad esempio, senza leggere con lenti liberali tali fenomeni, individuandone nel contempo, con altri, i rimedi possibili?

 

La sfida in fondo è tutta qui.

 

 



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