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26/03/26

Les Étoiles 2026: le stelle della danza internazionale a Roma per un messaggio universale di pace


Categoria: TEATRO
Pubblicato Martedì, 24 Marzo 2026 16:55

di  Regina Picozzi

 

Divenuto in pochi anni uno dei più attesi eventi dedicati al mondo della danza, il 20 e 21 marzo scorsi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone «Les Étoiles» di Daniele Cipriani è tornato ad incantare il pubblico della capitale con la sua ventunesima edizione, emblematicamente definita «Galà dell’amore». 

 

Una scelta, questa, che rispecchia la presenza sul palco di ben quattro coppie legate anche nella vita, ma soprattutto una visione profondamente sentita della danza come strumento di incontro tra le diversità, siano esse culturali, storiche, globali o personali. Una risorsa inestimabile, che nel nostro tempo sofferente e sempre più pervaso da conflitti si propone come un simbolo di armonia, di superamento delle disuguaglianze, di intesa, di unione. In una parola, di pace.

 

Nonostante l’assenza di Svetlana Zakharova, étoile del Teatro Bolshoi di Mosca, che anche nel rispetto di questo prezioso valore era previsto che partecipasse ma il cui invito è stato successivamente ritirato alla luce di “comunicazioni istituzionali” finalizzate ad evitare qualsiasi strumentalizzazione dell’arte (decisione dolorosamente emblematica), stelle della danza internazionale hanno portato sul palco, prima di tutto, la volontà di comunicare che andare al di là delle nostre reciproche differenze sia possibile. Oltre che desiderabile.

 

L’equinozio di primavera, che non a caso nell’antichità simboleggiava un momento di rinascita e una speciale fase di equilibrio cosmico, ha condotto sulla scena l’Amore come sentimento assoluto: per la bellezza, per l’altro, per sé. 

 

Ineguagliabili, nell’energia pura e trascinante, Tiler Peck e Roman Mejia, novelli sposi ed entrambi star del New York City Ballet. La loro è una danza piena di meraviglia, di tecnica, di grazia e forza, siano esse affidate al ritmo incalzante del passo a due «Herman Schmerman» di William Forsythe o all’inconfondibile stile del balanchiniano Tschaikovsky Pas de Deux. Un continuo flusso di movimenti che si rincorrono, nutrito da un’armonia che sembra spezzarsi e che invece si allunga, si ricompone. E cresce, sempre.

 


 

(foto di Erin Baiano)

 

Toccante e a tratti malinconicamente struggente la coppia di innamorati formata da Matthew Golding e Lucia Lacarra: nella loro interpretazione di «Borealis» (di cui il ballerino firma anche la coreografia) e poi ancora di «Snow Storm» di Yuri Possokhov si ha la sensazione che il corpo possa, per qualche istante, abbandonare il proprio peso e dimenticare di avere una terrena struttura, mentre nell’aria volteggiano emozioni da afferrare con lo sguardo.

 

 

Dalla Royal Opera House di Londra Vadim Muntagirov e Fumi Kaneko, convolati a nozze da poco più di un mese, hanno portato sul palcoscenico romano tutta la raffinata eleganza di una coppia già da tempo artisticamente potente e appassionata. Dobbiamo a loro l’impeccabile interpretazione del passo a due tratto da «Giselle» di Marius Petipa e del sofisticato «Grand Pas Classique» di Victor Gsovsky.

 

In equilibrio e perfetta sintonia, Andrea Sarri, ballerino italiano nominato lo scorso anno «Premier Danseur» dell’Opera di Parigi, e Bleuenn Battistoni, Danseuse Étoile nella medesima compagnia, propongono con ricercata leggerezza il celebre passo a due nuziale tratto da «La bella addormentata» di Marius Petipa e il brillante «Delibes Suite» di José Martinez.

 

Sinuoso e a tratti quasi sopraffatto da un’energia densa di spiritualità è poi lo stile che delinea le due coreografie «Zambra» e «Rodin» di Sergio Bernal, star del flamenco, il suono dei cui passi, sul palco, è quasi un ritmo interiore, una musica in assenza di note. Custode di un significato che sembra andare al di là dello spazio, e al di là di noi.

 

La straordinaria coppia, nella vita e sulla scena, formata da Sasha Riva e Simone Repele, duo con una propria compagnia con sede a Ginevra, merita infine una menzione particolare. La loro presenza porta nell’aria una pienezza di intenti, una visione del mondo che attraverso la danza diviene incontro, ricerca, visceralità pervasa da pura poesia. 

 

 

 

(foto di Fabrizio Zani)

 

Agli spettatori, sorpresi da tanta inusuale bellezza, regalano due momenti indimenticabili: una propria originale creazione, in prima assoluta ed ispirata al celebre balletto del repertorio classico, «DonQ», ed una personale versione del famoso passo a due del Cigno Bianco, «The White Pas de Deux». 

 

È, quest’ultimo, un vero e proprio omaggio alla profondità dei legami che si costruiscono nell’ultima parte dell’esistenza, quando ci sembra che tutto sia improvvisamente ed inevitabilmente esposto ad una fragilità fatale, ad un “bianco” che abbaglia e confonde, e che ogni emozione divenga assoluta nella sua vulnerabilità. Ma è proprio allora, nell’incontro, che ci si accorge di quanto potente sia ciò che riesce ad unire al di là del tempo, ciò che ci ripara dalla pioggia e dalla paura. Ciò che ci rende umani e che commuove.

 

Sì, potremmo chiamarlo Amore. Eppure, non basterebbe.

 

 



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