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14/10/26

Il Balletto di Roma in scena al Teatro Olimpico con «Astor. Un secolo di Tango»


Categoria: MUSICA
Pubblicato Lunedì, 05 Ottobre 2026 01:25

di Regina Picozzi

 

Dal 30 settembre al 2 ottobre scorso uno spettacolo intenso e avvincente ha inaugurato la stagione dedicata alla danza dell’Accademia Filarmonica Romana: «Astor. Un secolo di Tango», produzione del Balletto di Roma realizzata nel 2021 per il centenario della nascita del grande musicista argentino, ha portato sul palco del Teatro Olimpico ritmo, tecnica, emozioni. In un incessante racconto che ha condotto gli spettatori al di là del tempo, in luoghi e suoni lontani.

 

In scena un allestimento rinnovato, creazione originata da un’idea di Luciano Carratoni con la regia di Carlos Branca, capace di affidare alle mirabili coreografie di Valerio Longo il compito di creare l’immagine corporea di un viaggio attraverso la storia. Narrata, percepita, simbolicamente raccontata.

 

Otto solisti del Balletto di Roma e due tangheri di fama internazionale, Leonardo e Cristina Elias, hanno accompagnato gli sguardi fin dentro l’anima generatrice del pensiero potentemente innovativo di Astor Piazzolla, addentrandosi nei ricordi, nei sentieri figurativi della memoria, da cui tutto ha potuto svilupparsi.

 

Sospensione, tensione. Una voce ci trasporta indietro nei secoli: è quella di Vincenzo Bocciarelli, che ci parla dei genitori di Astor nei primi del Novecento, italiani in cammino verso l’Argentina. E poi del figlio, destinato a cambiare per sempre la visione del tango e a costruire un nuovo linguaggio intriso di formidabili contaminazioni, diretto a New York da Buenos Aires (e poi in Europa) in un percorso, insieme fisico e spirituale, che lui stesso definirà «una delle prime esperienze dolorose della vita». 

 

«Una mappa di fallimenti» che preluderà a tutto ciò che si sarebbe rivelato come necessario: creare un modo mai conosciuto prima e neppure immaginato di concepire il tango, stravolgendo le usanze e gli stili abituali.

 


 

La musica del «nuevo tango», a cui Piazzolla diede vita negli anni ’60 e che nel successivo decennio si affermò con sempre maggior struttura, rispecchia una visione che è essenzialmente fusione: tra strumenti diversi e differenti stili di danza, in un connubio capace di unire tradizione e trasformazione. Una ricerca continua, e la voglia di andare lontano. 

 

Al di là dell’immaginato, oltre tutto ciò che già si conosce e ci rassicura, inseguendo quel che sfugge, costantemente, alla nostra presa. Nella danza della compagnia del Balletto di Roma ritroviamo allora proprio questa potente passione, più forte della paura e dell’attesa tradita. Ci si insegue, ci si allontana, si aspetta mentre si va via.

 

La musica del Maestro Mario Stefano Pietrodarchi, straordinario nella sua capacità di avvolgerci nelle risonanze del bandoneón, strumento che più di ogni altro fa del tango argentino la propria corporea espressione, ci accompagna in un viaggio che è prima di tutto un flusso inarrestabile. 

 


 

Dove ci si incontra, esattamente? Nelle braccia sfiorate, nella pelle che trema, nel desiderio inappagato? C’è un luogo in cui si visualizza il respiro. Che poi la bellezza, a ben guardare, è sempre altrove. Dove non arriviamo, nei posti che restano sconosciuti, nei corpi che non riusciamo a toccare se non con quel pensiero, struggente, che ci trascina. Proprio come una danza.

 

Le gambe si incrociano, le mani si stringono.

 

Ma cosa succede, se si guarda insieme nella stessa direzione?

 

«Ho bisogno di sbarazzarmi di tutti i miei ricordi», ci viene detto. Il tango è un demone, o forse un angelo? Quel che è certo è che la sua musica ci permette di raccontarci, in ognuna delle molte vite vissute, nelle tante identità mai abitate. E mentre le ombre sostituiscono la carne e la fantasia prende il posto dei corpi, siamo già in un altro luogo. Scopriamo, solo alla fine, che insieme sia la parola più voluta, la più mancata, la più eternamente attesa.

 

 

Astor cerca risposte e si chiede se la sua musica possa servire al mondo.

 

«Si può essere profeti nella propria terra, allora».

 

Il ritmo incalza, i danzatori divengono simbolo dei perenni interrogativi dell’uomo: ci può essere più di un amore? Si può volere qualcuno, e poi non volerlo più? E poi ancora volerlo, ancora di più? «Sulle fragilità del mio corpo ho appoggiato la mia forza», riflette Astor, mentre rammenta il tempo in cui lo accusarono di aver contaminato il tango e rivede se stesso aggirarsi per una Buenos Aires piena di gente senza volto. Solo, nella propria città. Tornato nel bel mezzo della tempesta, senza alcuna idea di dove si trovi il porto. Una metafora dell’esistenza, certamente. Per lo meno di quella di tutti coloro che non smettono di cercare, che non si accontentano di non capire, di non sentire.

 

«Sono tanti. Sono tutti la mia voce.»

 

 E continueranno a ballare.

 

(Foto da Balletto di Roma)

 


 

Astor. Un secolo di Tango

 

Musica

Astor Piazzolla

 

Danzatori del Balletto di Roma

Fiamma Balzano

Paolo Barbonaglia

Roberta De Simone

Alessio Di Traglia

Marcello Giovani

Francesco Moro

Ainhoa Segrera

Aurora Ziantoni

 

*****

 

direzione artistica Francesca Magnini
Luciano Carratoni presenta

concerto di danza
con Mario Stefano Pietrodarchi bandoneón e fisarmonica
i danzatori del Balletto di Roma e con la partecipazione straordinaria di
Vincenzo Bocciarelli voce narrante
i tangueri Leonardo e Cristina Elias


concept Luciano Carratoni
coreografia Valerio Longo
regia Carlos Branca  
arrangiamenti e musiche originali Luca Salvadori
light designer Carlo Cerri
costumi Silvia Califano

 

 



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