Ru486: la storia infinita del 'compromesso' italiano
mercoledì 10 marzo 2010

ru486.jpegVenti anni di dibattito sembravano essersi conclusi con la pubblicazione, lo scorso dicembre, della delibera dell'Aifa relativa alla Ru486 sulla Gazzetta Ufficiale. Ma, come sempre in Italia, dubbi e incertezze 'a volte ritornano'. Pare infatti, secondo quanto riportato dall'Ansa, che esista un'incongruenza, che riguarderebbe i tempi di possibilità di utilizzo della pillola abortiva, tra le indicazioni europee e quelle date dall'Agenzia italiana del farmaco.

 Mentre infatti negli altri paesi europei la Ru486 può essere utlizzata fino al 63esimo giorno di gravidanza, in Italia l'Aifa avrebbe posto come limite di assunzione del farmaco il 49esimo giorno. Differenza che, secondo gli epidemiologi Traversa e Donati, autori di uno studio che raccoglie i risultati scientifici della somministrazione del mifepristone, pubblicato sulla rivista 'Dialogo sui farmaci', potrebbe determinare "diverse conseguenze dannose" sia per le donne che per i medici.

Alle prime infatti, come spiega lo studio, "potrebbe essere sottratta un'opzione terapeutica sicura, efficace e disponibile da oltre 20 anni a livello internazionale", mentre i medici "si troverebbero a non avere chiaro il da farsi fra il 50esimo e il 63esimo giorno di amenorrea: potranno utilizzare il farmaco appellandosi alla normativa europea o dovranno attenersi alla restrizione riportata in G.U.?".

La scheda tecnica della Ru486 riporterà infatti anche in Italia le stesse indicazioni approvate in Europa che, qui si pone l'amletica questione, sono smentite poi dall'estratto delle indicazioni pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Qual è dunque il limite temporale effettivo per l'assunzione del farmaco al di là del quale la donna andrebbe incontro a molti più rischi rispetto ai benefici?

Se l'Aifa, spiegano ancora Traversa e Donati, "avesse ritenuto di non poter accettare le indicazioni approvate in Europa 'a causa di un rischio potenziale grave per la salute pubblica', avrebbe dovuto immediatamente comunicare la decisione al paese referente della procedura di mutuo riconoscimento a livello europeo, in questo caso la Francia. Qualora non si fosse arrivati a un accordo - continuano gli studiosi - si sarebbe dovuto ricorrere alle altre procedure codificate per comporre in sede tecnica europea le diverse posizioni e giungere a una decisione finale vincolante per tutti".

Il perché poi l'Agenzia italiana del farmaco non abbia avviato una discussione in proposito con le altre agenzie regolatorie e non abbia "ritenuto opportuno aprire un arbitrato in sede di agenzia europea dei medicinali" è un mistero tutto italiano.

FLORENCE URSINO




Lascia la tua opinione!

Scrivi
Commenti ritenuti offensivi o spam verranno eliminati.

Nome Autore:
E-mail
Titolo commento:
Commento:

Copia il codice prima di inviare il commento:* Code

 
© 2009 Agenzia Radicale
Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Direttore Giuseppe Rippa, Redattore Capo Antonio Marulo, Webmaster Ernesto Crocetti
Iscr. e reg. Tribunale di Napoli n. 5208 del 13/4/2001 Responsabile secondo le vigenti norme sulla stampa: Danilo Borsò