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di PAOLO IZZO
Il quotidiano 'la Repubblica' deve ancora decidere se i bambini sono
essere umani. E’ quanto si evince seguendo quelle pagine scientifiche,
curate perlopiù da Elena Dusi, che riportano ogni sorta di studi
sull’insorgenza della nostra attività onirica.
Ad aprile dello scorso anno, la giornalista di Eugenio Scalfari ci faceva sapere che, da una indagine sulle pecore (sic!), era stato decretato che il feto umano (sic!) sogna già nell’utero; ipotesi confermata, reiterata e insistita, sempre secondo il quotidiano più letto d’Italia, da un articolo del luglio 2009, in cui si affermava con certezza che il feto “sente” i rumori dell’esterno, se li ricorda persino e forse per questo si mette a sognare (ma è sempre quello studio sulle pecore ad avallare la “teoria”).
Il 25 gennaio di quest’anno è di nuovo la Dusi a regalarci una chicca davvero sorprendente: i bambini non sognano fino a 5 anni! Prima devono “imparare” a sognare (sic!): vecchia storia cattolica del bambino come “tabula rasa”, cui si deve insegnare proprio tutto, adesso persino a sognare, perché, in fondo, è una nullità completa.
Ma come, secondo la Repubblica, il feto sogna e i bambini piccoli no? Come a dire che il feto è più umano (o pecora?) del neonato e/o del bambino di pochi anni. Come a dire che l’aborto è sicuramente un omicidio, perché si fa fuori un esserino sognante, ma che l’infanticidio può avere le sue attenuanti, visto che il bambino piccolo, se non sogna, non pensa. Ergo: non è un essere umano.
'La Repubblica' nega (per distrazione o con intenzionalità?) quella cesura radicale rappresentata dalla nascita umana, quel passaggio di trasformazione totale che ci fa passare dalla condizione di feto, biologico, neuronale e, semmai, “vitale” (ma questo non prima delle 23-24 settimane di gestazione), a quella di essere umano vivo, perché dotato di un corpo e di una psiche; che pensa e che, soprattutto, sogna, grazie a quella “capacità di immaginare” (Massimo Fagioli) che nasce… alla nascita!
Dunque, il Vaticano ringrazia 'la Repubblica', gli antiabortisti ringraziano 'la Repubblica'.
Le donne no. I bambini tanto meno.
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