
| Rock-It, a Milano il MIAMI 2009 |
| luned́ 08 giugno 2009 | ||||||
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- Concerto o ristorante?- chiede il parcheggiatore di fronte all’Idroscalo. - Concerto - gli rispondo. E sono anche un po’ offesa, come a dire “io non ci vengo, qui, al ristorante”. - Allora sono cinque euro. Mi trovo al Miami 2009, il festival musicale organizzato per il terzo anno di seguito da Rockit (http://www.rockit.it), il portale che dal 1997 si dedica alla scena musicale di casa nostra, quella meno commerciale, “indipendente”, di nicchia. E’ solo il primo giorno, venerdì 5 giugno. Sabato e domenica rispondo: - Ristorante. Così pago solo tre euro. Si chiamano trucchi del mestiere. Festival di nicchia, è vero, ma l’affluenza di pubblico è consistente. Sarà che la minaccia di pioggia passa proprio alla vigilia del fine settimana, spingendo tutti a uscire. Sarà il prezzo basso (dieci euro a serata, quindici euro l’abbonamento di tre giorni). Sarà che di festival così se ne vedono pochi, purtroppo e per fortuna. Per fortuna, perché il fermento che si sente girando da un palco all’altro, tra le bancarelle, fino all’area “Respiro” dedicata ai reading letterari, sembra perlopiù un fermento autentico. Qui non c’è solo chi vuole apparire, ma anche chi cerca le novità, la musica, la freschezza e la bravura, magari anche la perfezione, al tempo stesso. C’è nel pubblico e c’è tra chi sale sul palco. Capita allora di fare interessanti scoperte o ricevere altrettanto interessanti conferme. La band migliore per qualità, esecuzione ma anche presenza scenica sono senza dubbio El Cijo, gruppo folk di Ancona che in poche note trascina altrove e, chiudendo gli occhi, lascia l’illusione di trovarsi lontano, forse negli Stati Uniti o a Montreal, in un locale dove blues e invenzione si mescolano ogni notte. Fortissimo anche l’impatto dei Julie’s Haircut, che seguono l’esibizione del grande Giorgio Canali e precedono gli attesi Marta sui Tubi, a cui non hanno niente da invidiare, anzi… sono loro la vera rivelazione di questo festival, loro l’unico gruppo che, nelle tre sere di musica, riesce a tenere viva l’attenzione degli spettatori per l’intera durata del set, senza mai scadere in banalità, cover, momenti di noia o improbabili improvvisazioni. Momenti che abbiamo sentito, invece, durante l’esibizione dei Sick Tamburo, il progetto parallelo dei Prozac+. Band con una forte immagine e presenza scenica (suonano indossando i passamontagna) ma molto povera nei testi, lontani da chicche d’annata come "Legami" o "Pastiglie". Momenti di noia che abbiamo sentito anche sabato, durante il concerto dei Linea 77, acclamatissimi da un pubblico perlopiù giovane, mtv-eggiante. Si ha l’impressione che la band torinese sia sempre più a suo agio nei pezzi in inglese o abbia perso il barlume creativo che gli ha fatto scrivere, in italiano, canzoni come "Fantasma". Una bella esperienza, nel complesso, il MIAMI 2009, non fosse stato, ed eccoci al purtroppo, per le faglie nell’organizzazione. I grandi ospiti attesi per i reading e le iniziative dedicate al fumetto, Gipi e Giuseppe Genna, hanno misteriosamente e rispettivamente dato forfait. Questo, certo, non è dipeso dall’organizzazione. Ma dipendeva dall’organizzazione la scelta logistica per la disposizione dei due palchi, troppo vicini tra loro, tanto che, soprattutto sabato, era quasi impossibile ascoltare un’esibizione sul palco più piccolo senza sentire al tempo stesso la musica del palco grande, con conseguenti forti disagi non solo per il pubblico ma anche per chi stava suonando, o almeno ci provava. Ne hanno risentito, ad esempio, i Blake/e/e, la loro musica visionaria e soffusa, piena di suoni delicati, non è certo riuscita ad emergere come avrebbe meritato. Così anche l’area "Respiro", situata in prossimità dei due palchi, risentiva della vicinanza di entrambi, e a farne le spese, soprattutto il sabato, sono stati gli autori e i fautori dei reading. Un festival, insomma, dove c’è ancora molto da migliorare ma, nel complesso, molto promettente. Speriamo di rivederci l’anno prossimo.
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