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di
PAOLO IZZO
Mi capita spesso, per il mio lavoro sugli
aeroplani, di trovarmi a Toronto. Ci sto un giorno e me ne vado. Meno male:
perché si muore di freddo, d'inverno. Il Canada va bene per farci le Olimpiadi
invernali, infatti. Per colpa del fuso orario italiano, che mi
porto dietro come il mio trolley, sono sveglio sempre prestissimo, dalle ultime
ore della notte e, imbottito di maglioni come un babbonatale, esco appena posso
per cercare un caffè. Sfidando con movimenti cauti, da pattinatore, le lastre
di ghiaccio. E invocando tra i denti i raggi di un pallido sole, che illumini
la mia... discesa libera.
C'è da camminare, a Toronto, per trovare un
bar aperto la mattina: non è New York, che non dorme mai. Cammino e sbuffo
vapore, come uno sciatore di fondo. E all'improvviso li vedo. Da lontano. E il
cuore mi sale in gola come per saltare fuori. Sono sul marciapiedi nei pressi
di un grande incrocio: due cadaveri! Non è possibile: due corpi stesi a terra
che i radi e rapidi passanti non degnano nemmeno di uno sguardo. Due esseri
umani gettati sull'asfalto nell'indifferenza di un'alba canadese. Possibile che
stiano girando un film alle sei del mattino? Possibile che a Toronto lascino i
morti per strada?
Più mi avvicino e più sono incredulo, ma c'è
anche qualcosa di strano, nella loro compostezza: supini, rigidi, con le
braccia incrociate sul petto, sembrano quelli che corrono nei bob. Come se
qualcuno avesse già provveduto a restituire loro una certa dignità, prima dell'arrivo
delle inutili ambulanze. Mi accorgo persino che una mano pietosa ha lasciato
degli stracci sotto le loro teste e intorno ai morti ha deposto una tazza di
caffè, un bricco di latte, una bustina che immagino contenga del cibo: in certe
tribù e religioni si crede che nel passaggio all'altro mondo c'è tempo per
un'ultima colazione...
Tremando, sono arrivato accanto a quei corpi.
Sono due donne infagottate: e non sono (ancora) morte. Stanno dormendo, invece.
Sulle griglie da cui arriva l'aria calda della città sotterranea, della
metropolitana, degli unici luoghi vivibili col gelo che fa in Canada. Ma sono
vivibili di giorno, quando i negozi sono aperti. Quando i soldi circolano
insieme alle persone. La notte, fino all'alba, i poveracci devono inventarsi
questo nuovo sport invernale. Strano che alle ricche Olimpiadi di Vancouver non
abbiano pensato di dedicare loro qualche gara. Di resistenza umana.
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