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Canada: altre Olimpiadi PDF Stampa E-mail
mercoledì 17 febbraio 2010

olimpiadi_22.jpgdi PAOLO IZZO

Mi capita spesso, per il mio lavoro sugli aeroplani, di trovarmi a Toronto. Ci sto un giorno e me ne vado. Meno male: perché si muore di freddo, d'inverno. Il Canada va bene per farci le Olimpiadi invernali, infatti. Per colpa del fuso orario italiano, che mi porto dietro come il mio trolley, sono sveglio sempre prestissimo, dalle ultime ore della notte e, imbottito di maglioni come un babbonatale, esco appena posso per cercare un caffè. Sfidando con movimenti cauti, da pattinatore, le lastre di ghiaccio. E invocando tra i denti i raggi di un pallido sole, che illumini la mia... discesa libera.

C'è da camminare, a Toronto, per trovare un bar aperto la mattina: non è New York, che non dorme mai. Cammino e sbuffo vapore, come uno sciatore di fondo. E all'improvviso li vedo. Da lontano. E il cuore mi sale in gola come per saltare fuori. Sono sul marciapiedi nei pressi di un grande incrocio: due cadaveri! Non è possibile: due corpi stesi a terra che i radi e rapidi passanti non degnano nemmeno di uno sguardo. Due esseri umani gettati sull'asfalto nell'indifferenza di un'alba canadese. Possibile che stiano girando un film alle sei del mattino? Possibile che a Toronto lascino i morti per strada?

olimpiadi_1.jpgPiù mi avvicino e più sono incredulo, ma c'è anche qualcosa di strano, nella loro compostezza: supini, rigidi, con le braccia incrociate sul petto, sembrano quelli che corrono nei bob. Come se qualcuno avesse già provveduto a restituire loro una certa dignità, prima dell'arrivo delle inutili ambulanze. Mi accorgo persino che una mano pietosa ha lasciato degli stracci sotto le loro teste e intorno ai morti ha deposto una tazza di caffè, un bricco di latte, una bustina che immagino contenga del cibo: in certe tribù e religioni si crede che nel passaggio all'altro mondo c'è tempo per un'ultima colazione...

Tremando, sono arrivato accanto a quei corpi. Sono due donne infagottate: e non sono (ancora) morte. Stanno dormendo, invece. Sulle griglie da cui arriva l'aria calda della città sotterranea, della metropolitana, degli unici luoghi vivibili col gelo che fa in Canada. Ma sono vivibili di giorno, quando i negozi sono aperti. Quando i soldi circolano insieme alle persone. La notte, fino all'alba, i poveracci devono inventarsi questo nuovo sport invernale. Strano che alle ricche Olimpiadi di Vancouver non abbiano pensato di dedicare loro qualche gara. Di resistenza umana.

www.paoloizzo.net

 

 




Commenti (2)
19-02-2010 08:46
Grazie
Paolo, il tuo racconto mi ha fatto piangere, mentre lo scorrevo aumentava l'emozione vertiginosamente, non sapevo se continuare a leggere lo scritto o guardare le foto terribilmente desolanti, che lo accompagnano.  
Che dire? Pietà,stupore,incredulità....mi hai reso partecipe, insieme a te, di un'esperienza umanamente inconcepibile, che hai saputo descrivere fino a farne condividere il raccapriccio.  
Mi è parso di stare accanto a te mentre avanzavi e scoprivi, come un viandante esposto a situazioni difficili e sconosciute, un'altra realtà disumana, appunto, di cui nessuna televisione parlerà mai.  
Come dici tu splendidamente:  
"Ringrazio i tuoi occhi che vedono e rifiutano l'inumano e poi la trasformazione di questo rifiuto in racconto vivo che rende visibile l'invisibile...".
Scritto da gabriella
19-02-2010 07:06
rendere visibile l'invisibile
Ringrazio i tuoi occhi che vedono e rifiutano l'inumano e poi la trasformazione di questo rifiuto in racconto vivo che rende visibile l'invisibile...ciò che televisioni, impegnatissime a mostrarci fino al vomito le gloriose imprese degli dei dello sport, non dicono, non raccontano, annullano, rendono inesistente.
Scritto da Gian Carlo Zanon

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