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Un po' in sordina, quasi sotto silenzio e senza i clamori che solitamente accompagnano i grandi eventi, si è tenuto a Nuova Delhi il decimo vertice sullo sviluppo sostenibile, organizzato dall'Istituto per l'energia e la ricerca (Teri). Un summit di appena tre giorni, che così come è inziato è pure finito. Niente attese nè speranze che i ministri competenti prendessero delle decisioni, niente sensazionali annunci nè smentite, nè strategie di gruppo nè veti incrociati. Insomma, niente di niente.
E come se non bastasse, come se si fosse già dimenticato il fallimento dello scorso dicembre in Danimarca, si è ben pensato di intitolare questo ennesimo vertice "Al di là di Copenhagen: nuovi percorsi di sviluppo sostenibile". Ma agli organizzatori forse è sfuggito un particolare: si può andare "al di là" quando si raggiunge un traguardo, non certo se questo lo si intravede e ci si tiene ben lontani.
In certi ambienti poi, si sa, la forma è anche la sostanza e succede così che occasioni come questa si trasformino in passerelle di politicanti tutti intenti a dichiarare di voler salvare il mondo. Ed il nostro Ministro Prestigiacomo, in prima fila a Copenhagen come pure a Nuova Delhi, adesso torna a parlare della necessità di un nuovo approccio alle problematiche ambientali, di un approccio concertato e che prenda le mosse dai tanti, tantissimi fallimenti fin ora confezionati.
Nulla di nuovo quindi, solo l'ennesima e prevedibilissima dichiarazione. Già, perchè non serve certo essere un ministro per capire che così come si è proceduto non si arriva da nessuna parte, non servono poi chissà quali ragionamenti per capire che si è giunti ad un punto di non ritorno: o si inverte rotta, con tutto ciò che questo comporta (il rimettersi in discussione, il prendere provvedimenti seri, investire in nuovo modo di produrre, che è soprattutto un nuovo modo di pensare e di interpretare l'economia) oppure si può continuare così all'infinito. In fondo, quando si hanno solamente due strade, la scelta non dovrebbe essere poi così difficile.
LICYA VARI
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