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Conversazione tra Massimo Pini e Giuseppe Rippa
Il 19 gennaio 2000 moriva Bettino Craxi. A pochi giorni dal decennale, dopo l'annuncio che il sindaco di Milano, Letizia Moratti, intenderebbe intitolare a Craxi una strada, una piazza o un parco del capoluogo lombardo e dopo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto sapere che riceverà al Quirinale i membri della Fondazione Craxi che hanno organizzato un convegno per commemorare l'ex premier socialista, si sono scatenate mille polemiche, alcune dal carattere decisamente aggressivo.
Antonio Di Pietro ha aperto il fuoco: "Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui".
"Non dobbiamo permettere che il decennale della scomparsa di Bettino Craxi ci butti in faccia una storia e una memoria manipolata, e una ferita ancora aperta torni a farci male" - ha ribattuto il ministro degli esteri Franco Frattini, ex socialista ... Lasciamo ai professionisti delle manette la povera prospettiva di seminare odio e inimicizie".
In Italia, si sa - è stato scritto -, i conti con la Storia non li fanno i politici, e men che meno i magistrati. Nel bene e nel male. Ma in vista della futura rissa, a noi sembra utile riproporre il testo della conversazione che Giuseppe Rippa ebbe con Massimo Pini, il cosiddetto "biografo necessario", autore di "Craxi. Una vita, un'era politica" (Mondadori); conversazione avvenuta nel novembre 2006 e pubblicata sul n. 99 di Quaderni Radicali (novembre/dicembre 2006).
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