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di VINCENZO VITULLI
"Il prezzo della libertà". Questo il significativo e quanto mai azzeccato titolo del progetto culturale presentato il 10 dicembre all'Accademia di Romania. Progetto che consiste in una mostra e la pubblicazione di un libro fotografico, sulle immagini del fotografo Manolo Cinti, che ripercorono il "prima" il "durante" e il "dopo" la Rivoluzione Romena del 1989.
Ripercorrere con immagini e con testimonianze quei giorni, avere una panoramica su quella che è stata la storia del regime di Ceausescu e della sua deposizione e su ciò che è oggi la Romania, è un importante passo non solo in un'ottica di mera cultura personale; è un passo necessario per avere elementi di conoscenza del periodo storico attuale; periodo in cui, soprattutto dopo l'ingresso della Romania nell'unione Europea, l'integrazione con il popolo Romeno avviene in maniera costante, pacifica e silenziosa, mentre balzano agli onori della cronaca esclusivamente i momenti di conflittualità.
I dati sono impressionanti: in Italia operano 23mila imprese romene; solo a Roma e provincia, la comunità romena raggiunge le 200mila unità e, sul territorio nazionale la comunità romena contribuisce per 2,3 miliardi di euro il Pil nazionale. Il 9% dei romeni che vivono in Italia possiede una casa ed il reddito procapite del 90% di loro supera i 1000 euro. Sono i dati di un'integrazione che dovrebbe essere data come "acquisita" dalla collettività. Eppure il popolo romeno vive prigioniero del pregiudizio.
Questi il fulcro dell'intervento di Veronica Marica, presidente e direttore artistico della Makenoise, associazione culturale indipendente promotrice dell'iniziativa; associazione che da anni opera per favorire, grazie al veicolo della conoscenza culturale, l'integrazione sul territorio delle comunità straniere.
Dopo i saluti del vicepresidente dell'Accademia di Romania Cornel Baicu, il forum è proseguito con Il Prof. Alessandro Vagnini, Docente di storia delle relazioni internazionali all'Università La Sapienza di Roma, che ha delineato il quadro generale della situazione storica della Romania nella seconda metà degli anni 80, con l'intervento dei Paolo Alfarone, capo della segreteria della Presidenza del Consiglio della Regione Lazio, che ha testimoniato l'impegno delle istituzioni rispetto tali temi e con l'intervento di Giuliano Compagno che ha portato i saluti di Umberto Croppi, assessore alle politiche culturali e della comunicazione del comune di Roma impossibilitato ad essere presente alla manifestazione.
Particolarmente interessante è stata la testimonianza di Miruna Cajvaneanu, giornalista romena che ha raccontato la sua storia di persona proveniente da una famiglia dissidente e "sgradita" al regime che, oltre riuscire a descrivere vividamente l'atmosfera illiberale, soffocante e di estrema miseria in cui il regime comunista aveva costretto il popolo romeno, ha posto l'accento su un'altra importante questione: la rivoluzione romena è stata vissuta in tutto il mondo in diretta televisiva, dal suo nascere con la rivolta di Timsoara sino alla tristemente nota fucilazione di Nicolae Ceaucescu e di sua moglie Elena, e nonostante ciò è stata relegata dalla sotoriografia europea in secondo piano rispetto altri avvenimenti avvenuti in quel periodo.
Il direttore di Quaderni Radicali e di Agenzia Radicale Giuseppe Rippa, moderatore del forum, nel suo intervento di chiusura dell'evento, oltre aver sottolineato l'importanza della conoscenza del cammino svolto dal popolo romeno durante e dopo la rivoluzione dell'89 e posto l'accento sulla difficile situazione politica attuale in Romania, ha letto un toccante passo della scrittrice romena Herta Muller, premio nobel per la letteratura, ricordando la sua persecuzione durante il regime dittatoriale di Ceausescu.
Le immagini della mostra e del libro catturate da Manolo Cinti raccontano però il periodo in questione meglio di ogni parola: dalle allucinanti e spersonalizzanti opere di edilizia popolare alle enormi opere architettoniche volute da Ceausescu, dalle facce dei martiri della rivoluzione, alle immagini di normale quotidianità delle città romene oggi.
La mostra ed il libro si chiudono con le immagini di uno dei viaggi di Dorina, volontaria dell'associaizone "Salvabebè/Salvamamme", associazione che aiuta le giovani mamme romene in difficoltà.
Conoscere la storia di questo popolo, giustamente definito "fratello" per radici storiche e culturali, può solo aiutare a meglio comprendere, senza pregiudizi, le dinamiche di integrazione che stiamo vivendo; l'importanza di questo progetto è proprio questa: avere degli strumenti in più per guardare con profondo rispetto la un popolo a noi estremamente vicino e per conoscere l'entità del prezzo della libertà che il popolo romeno ha pagato e stà ancora pagando.
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