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Berlino vent'anni dopo la caduta del Muro PDF Stampa E-mail
lunedì 09 novembre 2009

muro_di_berlino.jpg Vent'anni fa a Berlino c'era il muro. La città era divisa da un confine che demarcava due mondi completamente diversi. Il 9 novembre 1989 quel muro è caduto e milioni di persone hanno cominciato a scavalcare la linea che per decenni aveva diviso le cartine del Vecchio Continente.

 Berlino è la città europea che negli ultimi settant'anni ha vissuto una storia impressionante, subendo modifiche radicali e diventando crocevia di idee, gente e fermenti. I simboli della divisione sono stati cancellati o assorbiti, ma non nascosti. Una città che è due città, una dentro l'altra, intreccio di luoghi, colori e tradizioni.

 Max Mauro, giornalista friulano, nel suo libro presto in libreria La bici sopra Berlino, racconta i mutamenti della capitale tedesca attaverso un viaggio lungo la pista ciclabile di 160km costruita sul percorso del muro. Pedalando, ci si rende conto che Berlino è stata in grado di rinascere dalle proprie ceneri, diventando una città all'avanguardia a tutti gli effetti nonchè patria della sostenibilità. Il quartiere berlinese di Prenzlauer Berg, ritrovo negli anni Ottanta di punk e oppositori, è oggi il quartier generale dei fan del Lifestyle of Healt and Sustainability, lo stile di vita sostenibile e salutare, dove giovani coppie viaggiano su favolose biciclette dotate di speciali carrozzine in cui "parcheggiare" i bambini e fanno spesa nei supermercati di prodotti biologici.

Berlino è anche fautrice dell'E-mobility Berlin, uno tra i maggiori progetti urbani al mondo sull'auto elettrica, che intende mettere a disposizione dei cittadini 100 vetture elettriche Mercedes Benz e Smart. In tema di mobilità, infatti, a Berlino il 10% degli spostamenti avviene su due ruote e i kilometri della rete stradale dove le bici possono mettersi in sicurezza sono 900. Altro progetto interessante in cantiere è Lo Spree 2011, che coinvolgerà il quartiere di Kreuzberg e renderà balneabili in pochi anni le acque contaminate dello Spree e il Landwherkanal.

 Se il muro, in gran parte demolito, rimane come monumento in molte zone, è soltanto per ricordare la Storia e per guardare con occhi nuovi al futuro. Al posto del Palast der Republik, sede nell'89 del Parlamento e di tutte le attività culturali, si trova oggi un grande prato dove i giovani e le famiglie vanno a passaggiare, mentre nel quartiere di Kreuzberg, le ferite del muro sono state risanate con installazioni permanenti e strutture per esposizioni temporanee.

 Raccontando il cuore di Berlino e il muro che non c’è più, Max Mauro invita i viaggiatori a pedalare per le strade di questa città ricche di contraddizioni, di suoni dolci da orchestra e metallici da tecnomusic, di riflessi romantici, di monumenti al comunismo, di parchi eleganti, di aree verdi dove si puo’ giocare a calcio e cucinare la griglia. Mille luoghi che restituiscono l’immagine di una città che ogni giorno si inventa una nuova identità per stupire e per ricordare al mondo il significato di quel muro.

ALESSANDRA AGAPITI




Commenti (1)
10-11-2009 22:59
Berlino
Un ricordo personale. Ero a Berlino appena dopo la rimozione del muro. Pochi giorni dopo. I Berlinesi ne avevano quasi fatto sparire le tracce. Eppure ti accorgevi di essere entrato nella zona Est non tanto per la presenza delle Trabant, ma appena guardavi in faccia la gente. Gente grigia, diffidente, abituata ad essere sfuggente per sottrarsi il più possibile all'osservazione di un regime odioso ed oppressivo. Differente dalla cordialità espressa in ogni contatto dalla gente dell'Ovest. 
Ricordo un plotone di soldati russi appena fuori la Alexander Plaz. All'ordine di rompere le righe quelli che a me sembravano un gruppo di adolescenti in divisa, si sono letteralmente buttati su un paio di carretti che vendevano Wurstel e panini. Giovani militari affamati come tutti i giovani militari del mondo. Ricordo anche che nei loro occhi non c'era allegria, ma timore ed imbarazzo perchè la gente, i berlinesi, non li accoglievano bene. Non si mescolavano alla gente e la gente di fatto li rifiutava. Un tenentino azzimato e tirato a lucido li comandava: un ragazzino con un sottile paio di baffi. Poco, pochissimo tempo dopo comperavo, su una bancarella nei pressi della porta di Brandeburgo, probabilmente il suo berretto da Ufficiale. Chi me lo vendeva, ancora non ci credo ora, era una donna dall'inequivocabile accento napoletano! Una napoletana a Berlino, disse. "Accà se fatica, paesà". Ho ancora in bocca il sapore della buona birra tedesca e, nel cuore, lo stupore per avere visto ciò che non avrei mai pensato di vedere.
Scritto da Maurizio Navarra

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