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di MAURIZIO MOTTOLA
Venerdì 9 ottobre
2009 si è svolto al Palazzo Tursi di Genova il convegno Disease Mongering in età pediatrica:
dai bambini "diversamente vivaci" al marketing del farmaco, organizzato da Giù le Mani dai Bambini, in collaborazione con il Comune di Genova e con il
patrocinio di Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova, Federazione
Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) ed Ordine dei
Medici di Genova. Una tavola rotonda sull'invadenza degli interessi del
comparto pharma, pur senza dimenticare che tali prodotti salvano vite ed hanno
allungato le aspettative di esistenza dell'uomo nell'ultimo secolo, ha avuto
qualificati interventi e relazioni.
Tra i relatori del convegno abbiamo posto
alcune domande al giornalista Luca Poma,
portavoce di Giù le Mani dai Bambini,
ed allo psichiatra Paolo Roberti di
Sarsina, esperto di bioetica e di Medicine Non Convenzionali del Consiglio
Superiore di Sanità.
Che
cosa è il Disease Mongering e quando e come è stato individuato ?
(Luca Poma) - E' una tecnica di
marketing, viene utilizzata dalle multinazionali farmaceutiche: nei casi più
estremi per inventare delle patologie per poi commercializzare dei farmaci, in
quelli meno estremi per ampliare a dismisura i criteri diagnostici di una
patologia che esiste realmente sempre per poter vendere più farmaci. Se ne è sempre
avuta la percezione, ma da un paio d'anni il dibattito si è acceso anche sulla
stampa scientifica internazionale. E' a rischio l'indipendenza dell'intera
classe medica
(Paolo Roberti di Sarsina) - Tecnica di marketing utilizzata dalle
multinazionali farmaceutiche nei casi più estremi per inventare delle patologie
per poi commercializzare dei farmaci, in quelli meno estremi per ampliare a
dismisura i criteri diagnostici di una patologia che esiste realmente sempre
per poter vendere più farmaci. La leva principale
sulla quale si agisce per fare affari quando si parla di salute è la paura ed
il senso del rischio che spesso sono alimentati da una asimmetria delle
informazioni: in sostanza i cittadini sanno poco o nulla e sono quindi
vulnerabili alla quantità e qualità di informazioni che vengono fornite loro. La maggiore
espressione di questo meccanismo è appunto il Disease Mongering ovvero il
"commercio delle malattie": si tratta di creare paura diffusa
amplificando dei disturbi che diventano vere e proprie malattie, inventando di
sana pianta delle malattie inesistenti, creando campagne inutili di
prevenzione, eccetera. Il tutto si conclude con un trattamento medico e
farmacologico che alimenta enormi affari.
Quali
sono attualmente i rapporti tra pazienti, medici ed industria farmaceutica?
(Luca Poma) - Molto stretti, a volte
troppo stretti. L'abilità delle aziende più spregiudicate è proprio quella di
influire sin dall'inizio del processo. Sono finiti i tempi dei viaggi gratis
alle Bahamas, alle Hawai, la tecnica è più sottile. Parlando di salute mentale,
che è uno dei settori più a rischio perchè sono sempre labili i confini tra
normalità e patologia, è facile che l'azienda intervenga già dalla compilazione
del manuale diagnostico. Da una denuncia del British Medical Journal si rileva
che il 74% degli esperti, che sarebbero dovuti essere indipendenti e che hanno
compilato l'ultima edizione del DSM, il manuale diagnostico statistico per i
disturbi mentali, erano in realtà sul libro paga o comunque avevano consulenze
in corso con le multinazionali che producono psicofarmaci, i quali avrebbero
dovuto curare quelle malattie. Magicamente, le malattie si sono moltiplicate,
sono quasi raddoppiati i disagi psichici. Sempre più malattie da curare,
ovviamente con farmaci. Poi vengono organizzati congressi scientifici,
finanziati dalle industrie del pharma, direttamente o tramite associazioni di
medici e pazienti, per legittimare l'esistenza di una malattia, o per ampliare
i criteri diagnostici a creare più malati. Ci sono fior di uffici marketing che
lavorano per questo. Oramai sono noti diversi case history eclatanti.
(Paolo Roberti di Sarsina) - Molto stretti, a volte troppo stretti. In
Italia gli episodi più recenti riguardano l'Università e l'Azienda Ospedaliera
di Bologna ove sono coinvolti la ex preside della Facoltà di Medicina,
cattedratici, universitari, medici ospedalieri, case farmaceutiche,
informatori, in una bolgia di concorsi truccati, viaggi all'estero e battute di
caccia, ricette truccate. Una immagine devastante che è la punta dell'iceberg.
Quali
sono i principali interventi istituzionali e culturali a tutela dei bambini e
degli adolescenti da indebite pressioni all'uso di farmaci?
(Luca Poma).- Innanzitutto
un'informazione realmente indipendente dagli interessi industriali, come quella
che sul caso specifico che lei cita fa il Comitato "Giù le Mani dai
Bambini" (www.giulemanidaibambini.org), sostenuto da molte università ed
ordini del medici, perchè un genitore realmente e completamente informato
difficilmente poi accetta di somministrare una metanfetamina al proprio figlio di 6 anni. Poi servirebbero più
fondi per la ricerca, per una ricerca davvero indipendente che pubblichi anche
i risultati negativi, senza badare troppo se nuocciono o meno al profilo
commerciale del farmaco in esame, perchè al primo posto deve esserci
l'interesse dei pazienti, tanto più se parliamo di bambini. Infine il coraggio
di intraprendere strade scientifiche non "quick-fix": diffidiamo
dalle soluzioni facili ai problemi complessi, c'è sempre una trappola
nell'iper-semplicismo della pillola che risolve ogni disagio, e la scienza non
può e non deve esaurirsi in uno psicofarmaco per imbrigliare un sintomo;
bisogna andare alla radice dei problemi e dei disagi, se li si vuole risolvere.
(Paolo Roberti di Sarsina) - Educazione alla salutogenesi, informazione
indipendente, lotta ai conflitti di interesse.
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