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Nonostante la vittoria della battaglia portata avanti dalle femministe di Malmo, terza città più grande della Svezia, affinché ogni donna possa liberamente nuotare in topless in piscina, ancora nessuna si è decisa a sfoggiare il seno nudo. E' quanto afferma Zakariah Al-Falous, capobagnino della piscina principale, che assicura che nemmeno una delle clienti ha nuotato a petto scoperto in questi giorni.
Nel settembre del 2007 due donne erano state espulse da una piscina di
Uppsala perché avevano deciso di fare un bagno senza indossare il
reggiseno. Da allora diversi gruppi di femministe svedesi hanno preso a
cuore questa rivendicazione, nata dalla discriminazione e da un non
rispetto delle pari opportunità, fondando il movimento Bara Brost (che
letteralmente significa "a petto nudo").
La proposta di vietare l'uso
del topless nelle piscine pubbliche di Malmo era partita da ambienti
conservatori ma il Municipio ha dato ragione alle femministe anche in
nome della liberalità e libertà sessuale che hanno sempre
contraddistino la Svezia.
Si attendeva quindi, soprattutto come manifestazione politica, uno
sfoggio di pettorali femminili che però non c'è stato. Malmö è la città
europea con la più alta percentuale di immigrati musulmani integralisti
e la prescelta da immigrati di oltre 150 nazionalità. La proposta di
vietare ora il topless, sostenuta da partiti di centro e da alcuni
gruppi vicini alle chiese, era probabilmente anche legata alla
composizione etnico-religiosa della cittadinanza.
E' la prima volta in Europa che una comunità di immigrati, in questo
caso musulmani, ha raggiunto in forza "politica" e di costume la
comunità autoctona. Proprio in Svezia è comparso infatti il «burkini»,
incrocio fra bikini e burqa che consente di tuffarsi anche alle
ragazze più rispettose dei principi del Corano.
In questi anni, sulle spiagge svedesi, è capitato che la visione di
seni al vento da parte di qualche famigliola di immigrati con una
ragazza velata, abbia provocato momenti di tensione o di disagio. E
si tratta probabilmente dello stesso disagio anche in piscina, dal
momento che i frequentatori sono in maggioranza giovani musulmani.
Nonostante la vittoria ottenuta in Comune quindi, si potrebbe assistere
ad una rivoluzione culturale e il conseguente tramonto del topless. In
fin dei conti, però, la maggioranza dei blogger svedesi si dice
favorevole a soluzioni di compromesso affinchè sia rispettata la
libertà di tutti. Ma c'è anche chi pensa, soprattutto tra gli svedesi
più "integralisti", che se il mancato divieto del topless possa dar
fastidio alla comunità musulmana, questa può anche andare altrove
perchè qui siamo in Europa e non a Baghdad.
ALESSANDRA AGAPITI
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