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di PAOLO IZZO
Prendere carta e penna e scrivere una lettera. Indirizzarla al mondo, alla società. Per dire di una solitudine affollata o di una folla di gente sola. Denunciare, lanciare moniti e invettive. Rivolgersi agli intellettuali, ai poeti: che smettano di leggere; che smettano di scrivere. Sembra Bellow invece è Pompeo. Lorenzo Pompeo.
Oppure trovarsi rinchiusi nel tubo catodico, in un ufficio postale, in
una stanza apparentemente senza porte. In un ingranaggio che non
presenta vie di fuga. Provare a uscirne in tutti i modi. Provare ad
affrancarsi da una realtà claustrofobica. Sembra Kafka invece è Pompeo.
O, ancora, far credere che la soluzione sia in un oggetto, in una cosa.
Da vendere, da spacciare, appena accennandone il funzionamento e
l’utilità. Costruire una sorta di telepromozione che risolva anche le
più misere tragedie umane o curi le piccole nevrosi quotidiane. Dire
tante cose, senza dire niente e lasciarci così, con il fiato sospeso, a
immaginare da soli una soluzione. Sembra Carver, invece è Lorenzo
Pompeo.
Esce oggi (3 giugno) nelle librerie e verrà presentato alle 18 alla
Odradek di Roma (via dei Banchi Vecchi 57), la raccolta di racconti
“Auto-pseudo-bio-grafo-mania” (Ibiskos Editrice Risolo), esordio
narrativo di Lorenzo Pompeo, classe 1968, dottore di ricerca in
Slavistica, traduttore dal polacco e dall’ucraino ed esperto cinefilo.
Nonché «autore di due vocabolari – come recita la quarta di copertina –
e, ovviamente in cooperativa, di due figlie».
Ironia, sberleffo e un pizzico di scetticismo sono gli ingredienti
della biografia di Pompeo, ma soprattutto della sua
Auto-pseudo-bio-grafo-mania, fatta di brevi paradossi e sferzanti
visioni. Con questo presupposto leggiamo “Il dito magico”, dove si cela
il segreto - non rivelato - per far fronte alle file; o il racconto che
dà il titolo al libro, dove un pappagallo risolve il problema dei
malati di lettura… e di scrittura.
Così affrontiamo le variazioni sul
tema de “I primi sei passi” – il più bello – dove il protagonista,
visto da diverse angolazioni, ricorda lo sposo impazzito della “Alice”
di Francesco De Gregori («E io non ci sto più! E i pazzi siete voi…»).
E così sorridiamo delle sorti di chi rimane intrappolato in un
elettrodomestico, in una percezione delirante, in un viaggio mentale
che dice soprattutto dove viviamo e chi siamo: un popolo di imbonitori
e di imboniti; un popolo di intrattenitori e di intrattenuti. Ma è un
sorriso amarognolo ad accompagnare questa consapevolezza e la fiammella
della speranza è sempre lì, nella capacità di chi scrive di offrire, se
non una soluzione, almeno l’idea che ci si è accorti di questo stato di
cose.
E che si lotterà con tutte le parole disponibili, magari
infilandole in una bottiglia come un messaggio per i posteri.
Lorenzo Pompeo
Auto-pseudo-bio-grafo-mania
Ibiskos Editrice Risolo, 2009
Collana «minimal»
pp. 110 - €12,00
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