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di MARCELLO MOTTOLA
La chiesa di Sant’Eligio, il Campanile del Complesso di San Lorenzo Maggiore, l’Arco Trionfale Aragonese di Castel Nuovo, la statua di Dante Alighieri ed i muri dei palazzi del centro storico, da Port’Alba sino a via Costantinopoli, sono un piccolo esempio del semi-abbandonato patrimonio artistico di Napoli (documentato nel reportage fotografico dal titolo I Vandali di Napoli - a firma di Marcello Mottola -), che subisce costantemente l’attacco vandalico da parte dei “graffitari”.
Siamo nel pieno corso della manifestazione del Maggio dei Monumenti, giunta alla sua XV edizione, e la città di Napoli si ritrova di fronte ai consueti problemi. Oltre all’immenso patrimonio chiesastico chiuso, non visitabile ed abbandonato alla più totale incuria ed al più totale degrado, si aggiungono i graffiti sui palazzi ed i monumenti che sono, secondo Mario Resca, consulente del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, “ uno dei motivi per il quale esiste una disaffezione dei turisti per il nostro territorio”.Tracciamo subito una linea di confine.
Bisogna essere sensibili riguardo al movimento dei Graffiti Writing, specificando che esistono molti esempi di graffiti artistici nell’arte contemporanea che sono più vicini al rapporto con l’arte e con la cultura, in quanto gli autori sviluppano un serio lavoro di ricerca e di conseguenza possiedono una maggiore responsabilità nella scelta del supporto sul quale applicare la propria pittura.Diversamente il Tag, o qualunque cosa riconducibile ad esso, non è street-art, ma semplice vandalismo: è uno sfregio a quei cittadini che si impegnano a mantenere pulite le facciate degli edifici, è sempre paragonabile ad un’aggressione, per cui il fenomeno deve essere contrastato.
A Napoli tutto ciò si aggrava allorquando ai Tags si aggiungono le attività di marcamento del territorio urbano portate avanti dai Mastiffs, una frangia della tifoseria del Napoli Calcio, che a partire dal 2004 devasta, a suon di vernice blu e scritte colorate, i quartieri di Montacalvario e San Lorenzo, proprio in quelle strade affollatissime sia per le botteghe dei presepi che per la presenza di numerosi attrattori culturali (Arte & Dintorni: I graffitari ed il caso Mastiffs a Napoli).
In Italia, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Torino e soprattutto Milano hanno in parte risolto questo fenomeno vandalico grazie ad una serie di servizi che restituiscono smalto ai palazzi offesi dalla vernice dei graffitari.Un esempio su tutti è l’AMSA (Azienda Milanesi Servizi Ambientali), che propone ai cittadini un servizio di cancellazione graffiti anche attraverso un conveniente abbonamento mensile (da 1,626 euro al mese sino a 0,726 a seconda che il contratto sia stipulato per 12, 24 o 60 mensilità). Inoltre, cosa da non sottovalutare, l’AMSA effettua anche un intervento di manutenzione mensile qualora i graffitari tornassero sul luogo dell’imbrattamento.All’estero e nello specifico a Barcellona, la città europea più all’avanguardia nel rapporto con la street-art e i suoi derivati, il movimento del graffitismo è stato relazionato agli sport urbani (come ad esempio lo strett-skating).
La città ha abilitato spazi preposti per dar libero sfogo a quegli artisti che vogliono esprimersi tramite il Graffiti Writing, pratica ormai accettata come una vera e propria forma d’arte contemporanea.Dalla Pista de la Mar Bella nel quartiere di Poblenou alla zona street-art a Montjuïc, se ne possono ammirare dai più semplici ed amatoriali fino a veri e propri capolavori, alcuni dei quali firmati da famosi personaggi come Banksy (al secolo l’inglese Robin Gunningham).Tutto ciò è stato possibile grazie ad un amministrazione cittadina che ha tracciato un confine netto.
A Barcellona infatti, oltre a ripulire integralmente i muri del centro, sono previste pesanti sanzioni a coloro che realizzano graffiti senza alcuna autorizzazione e lontano dalle zone preposte. A titolo esplicativo, tra i tanti casi riportati dalla cronaca spagnola, si può citare l’arresto di un ragazzo che “taggava” sui muri delle varie stazioni del Metro e tre giovani che hanno pagato ben 7.000 euro di multa per aver imbrattato un palazzo del centro storico.
A Napoli tutto ciò sembra utopia, in città infatti non esiste neanche un servizio di rimozione graffiti, ma solo di rimozione manifesti. Tuttavia sarebbe auspicabile almeno la creazione di un servizio che garantisca un’azione costante di pulizia e che magari veda impegnati in ruolo di primo piano quei tanti giovani laureati (e disoccupati), che hanno conseguito lauree specialistiche in diagnostica e restauro dei beni culturali.
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