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di PAOLO IZZO
Arriverà in libreria nei prossimi giorni Devi augurarti che la strada sia lunga, una nuova autobiografia di Fausto Bertinotti, curata da Ritanna Armeni e Rina Gagliardi e edita da Ponte alle Grazie. Sono passati poco più di tre anni da un libro analogo, che si intitolava Il ragazzo con la maglietta a strisce, che allora prendeva le forme di una conversazione dell’allora leader di Rifondazione con la regista Wilma Labate (Aliberti editore, novembre 2005) e spetterà ai lettori di individuare la necessità di un nuovo libro o fare le dovute differenze con il precedente.
Forse una di queste è che nel primo parlava un Bertinotti più umano e intimistico, mentre nella nuova intervista-biografia, pure tra i ricordi dell’uomo che aprono ogni capitolo, in realtà torna il Fausto animale politico, “vocato al pensiero astratto, all’analisi generale dello «stato delle cose», insomma alla sintesi teorica” - come tengono a sottolineare nell’introduzione Gagliardi e Armeni - che però “non ha mai sottovalutato la dimensione concreta, e materiale, della vita” (p. 10).
Oppure, si dirà, Devi augurarti che la strada sia lunga contiene un’appendice fondamentale: l’analisi di quella sconfitta che nel 2005 forse non era nemmeno pensabile ma che invece è arrivata come una doccia fredda il 18 aprile del 2008, giorno in cui la Sinistra cosiddetta radicale è completamente scomparsa dall’orizzonte della politica italiana. Poco più di tre anni, in effetti, in cui nell’ultrasinistra si è consumata prima una fondamentale rivoluzione e poi un sonoro fallimento…
Occupandomi di cultura in generale e meno di politica, non mi sarei forse preso la briga di commentare questa nuova fatica dell’ex Presidente della Camera dei Deputati, se non avessi letto, sempre nella introduzione al volume, che essa è “soprattutto la storia dell’«educazione sentimentale» di un leader” (p. 8). Già, anche un leader politico riceve una educazione sentimentale, proprio come noi comuni mortali…
E perciò mi sono avventurato nella lettura, tra l’infanzia milanese di Fausto e le memorie di sua mamma operaia e del padre ferroviere, il primo incontro con le donne delle fabbriche e la militanza nel movimento operaio; tra l’esperienza nel sindacato dei tessili e l’operaismo nel sindacato torinese; tra i licenziamenti della Fiat di Mirafiori e la svolta di Occhetto, l’addio di Fausto alla Cgil e la leadership del Partito di Rifondazione Comunista. Nelle pagine “storiche” di Devi augurarti che la strada sia lunga scorrono i nomi e le gesta di Mario Pannunzio, Emilio Pugno, Sergio Garavini, Riccardo Lombardi, Vittorio Foa, Giorgio Amendola, Tino Pace, Armando Cossutta, Pietro Ingrao e si arriva davvero d’un fiato ai tempi più recenti, scandendosi il tempo della lettura con le domande puntuali e curiose di Rina Gagliardi e Ritanna Armeni.
I tempi recenti: ecco dunque il clou della storia, il pezzo che mancava nella precedente autobiografia. Diciamo gli ultimi tre-quattro anni, forse qualcosa di più? Si parte, è vero, dopo i fatti di Genova 2001 e il Social Forum di Firenze, da un abbozzo di svolta nonviolenta, inizialmente rubacchiata qua e là ai radicali di Pannella (peraltro mai citato nel libro), ma essa viene poi approfondita e sviluppata, resa quasi autonoma rispetto al retaggio gandhiano degli amici di Torre Argentina soltanto qualche anno più tardi. Il sub-comandante Fausto sottolinea proprio come il sostegno aperto a questa rivoluzione nonviolenta arrivato da Pietro Ingrao, “la cui autorevolezza veniva così impegnata a sostegno di un passaggio tanto impervio e difficile” (p. 184), fu veramente decisivo (e siamo quindi nel 2005).
Altra questione di tempi recenti fu quella sorta di addio al comunismo in favore di una ripresa dei fondamenti del socialismo, anche se in Devi augurarti che la strada sia lunga le due parole tornano a fare coppia fissa, senza più quella distinzione che a suo tempo ci era parsa necessaria. Infine, dopo l’esperienza alla Presidenza della Camera, quell’idea sacrosanta che la Sinistra non potesse riconoscersi in un Partito Democratico sempre più centrista e dovesse invece correre da sola alle nuove elezioni.
E fu la Sinistra Arcobaleno. Qualcosa non ha funzionato, però. E la Sinistra cosiddetta radicale è stata cancellata, quantomeno dal Parlamento italiano. Bertinotti, Gagliardi e Armeni si chiedono perché ma una vera risposta – e forse dovremo aspettare una nuova auto-biografia - non arriva: soltanto la presa d’atto della fine di un’epoca, vaghe speranze per il futuro e alcune ipotesi sul passato…
Allora chiuderò anch’io – modestamente – con una nota a margine, una considerazione forse impertinente, sicuramente di parte, su questi ultimi tre-quattro anni della biografia di Bertinotti.La mia ipotesi ha a che vedere con l’educazione sentimentale dell’inizio o - se si vuole - con quel “sentire” che... quando si ascolta una sinfonia fa percepire anche la più piccola stonatura. Sono andato a vedere lo spettacolo di Corrado Guzzanti, recentemente. Un grande istrione che fa vera satira e impareggiabili parodie: una è proprio quella di Fausto Bertinotti. Dura una decina di minuti al massimo. Ma è un vero spasso e sono sicuro che anche Fausto sia d’accordo. In quei dieci minuti la metà o poco meno sono dedicati al legame che c’è stato tra l’ex Presidente della Camera e lo psichiatra Massimo Fagioli e l’Analisi collettiva.
Ebbene, nelle 240 pagine di Devi augurarti che la strada sia lunga, non vi è traccia alcuna di questo legame, non vi è traccia dell’idea fagioliana che la politica debba occuparsi innanzitutto di natura umana, di realtà psichica, soprattutto del non cosciente, per essere davvero di sinistra. Non vi è traccia di quella Teoria della nascita che assolutamente c’entra con l’uguaglianza, con l’emancipazione delle donne, con la trasformazione della società, con la nonviolenza, con i diritti umani e civili di tutti e con l’idea stessa di socialismo: niente di niente, nemmeno una parola in 240 pagine.
Come se Fagioli non sia esistito, come se il gruppo dell’Analisi collettiva non si sia mai incontrato-scontrato con Fausto e i suoi, in questi tre-quattro anni, forse qualcosa di più. Da questo “annullamento”, caro Fausto, si deve ripartire. Su Quaderni Radicali già da vari anni, recentemente anche Marco Pannella e i tanti altri che cercano oggi di comprendere una teoria e una prassi veramente nuove (anche se ormai cinquantennali) se ne sono accorti: senza una nuova teoria sull’essere umano, senza un nuovo metodo di pensiero, la politica di sinistra non rinasce, la Sinistra stessa non rinasce...E il Paese lo lasciamo in mano a una destra clericale cui di noi esseri umani, delle nostre esigenze e dei nostri sogni non frega davvero nulla.
Devi augurarti che la strada sia lungadi
Fausto Bertinotti con Ritanna Armeni e Rina Gagliardi
Ponte alle Grazie, maggio 2009
pp. 240 - € 14
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