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Arte & Dintorni / Restauro del terremoto. Conversazione con Fabiano Ferrucci PDF Stampa E-mail
venerdì 08 maggio 2009

arte__dintorni_restauro_del_terremoto.jpgdi MARCELLO MOTTOLA

Passata l'emergenza più incombente, quella legata alle vite umane, dopo il tremendo sisma che lo scorso aprile 2009 ha colpito L'Aquila e l'Abruzzo, si passa ai resoconti dei danni, che purtroppo hanno riguardato pesantemente anche il patrimonio artistico e monumentale della regione. A Fabiano Ferrucci docente di Restauro presso l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo'".

 

L'attuale disastro, che ha mutilato il patrimonio artistico abruzzese, è paragonabile per entità e tipologia dei danni a quanto avvenne in Umbria e nelle Marche nel settembre-ottobre 1997?

Temo che la situazione sia più grave e che l'intervento di ricostruzione post-sismico in Abruzzo sarà più oneroso, lungo e complesso. Stiamo di fronte ad un sisma che ha praticamente raso al suolo il capoluogo della regione e le zone limitrofe, ovvero che ha infierito proprio sull'area con maggiori testimonianze storico-artistiche. Per limitarsi solo ai danni ai monumenti più noti va registrato il crollo della parte absidale della Basilica di S. Maria di Collemaggio, dal transetto sino al fondo della chiesa, della cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino, del transetto del Duomo e di Porta Napoli. Innumerevoli palazzi antichi e chiese di grande interesse sono ora piene di macerie, non hanno più coperture e le piogge primaverili stanno inesorabilmente degradando i dipinti, le decorazioni in stucco, le cantorie e gli arredi in legno.

Pensa che molti edifici andranno integralmente ricostruiti?

È auspicabile che si apra un ampio dibattito di respiro internazionale per vagliare progetti ed ipotesi ricostruttive. Dal punto di vista dell'applicabilità delle attuali teorie e metodologie di restauro architettonico credo che l'Abruzzo deve diventare un grande laboratorio.

Per quanto riguarda le ricostruzioni di monumenti i casi storici sono numerosi. Ben noto è quello del campanile di San Marco a Venezia, che nel 1902 crollò improvvisamente. Durante il dibattito, che si sviluppò coinvolgendo anche l'opinione pubblica, furono vagliate varie opzioni: ricostruzione esattamente nello stesso luogo o in una zona diversa della piazza, ricostruzione in stile o in forme moderne.Il campanile fu infine ricostruito dove era e come era, perché elemento simbolico sedimentato e ormai insostituibile nella memoria storica cittadina.

I casi di ripristino integrale delle forme originali sono innumerevoli, ultimi la ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia e del ponte Kriva Cuprica a Mostar, diventato il simbolo della società multietnica che la guerra nei Balcani voleva cancellare. Altro caso è la chiesa di San Giorgio al Velabro a Roma, integrata dove era e come era nella parte danneggiata dall'attentato terroristico del 1993. In linea di massima la tendenza ricostruttiva ha trovato massimo vigore quando ha fatto proprie valenze esterne all'ambito prettamente storico-architettonico. Nel caso di edifici ridotti in stato di rovina da eventi traumatici, quali terremoti o guerre, la ricostruzione, anche in stile, trova una giustificazione innegabile nel recupero di continuità storica e di identità collettiva.

Con gli edifici scoperchiati, chi e come si sta intervenendo nell'immediato per evitare ulteriori danni alle opere d'arte in essi contenute?

L'attività di recupero della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e dei volontari di Legambiente è difficilissima, anche per le condizioni meteorologiche estremamente variabili, ma la macchina organizzativa istituzionale e quella della solidarietà si è messa in moto. La Pontificia Commissione per i Beni Culturali ha lanciato un appello per mettere in salvo suppellettili di altare, dipinti, argenti, tessuti, l'intero patrimonio a rischio degli edifici di culto e dei musei. I laboratori del Vaticano hanno dichiarato la più ampia disponibilità ad accogliere opere danneggiate ed il direttore, Antonio Paolucci, ha lanciato anche un appello ai più importanti laboratori di restauro per dare il proprio contributo. Hanno aderito subito la Pinacoteca di Brera, l'Opificio Pietre Dure e l'ISCR. L'Associazione Restauratori d'Italia, alcune Università, l'Associazione Forum Restauro-Conservazione e numerose altre sigle hanno offerto collaborazione, mettendo a disposizione per i recuperi volontari restauratori e catalogatori.

Il Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, ha presentato il 23 aprile scorso - durante il Consiglio dei Ministri tenutosi proprio nelle zone colpite dal terremoto - la lista dei 44 monumenti da restaurare con la massima urgenza. E' una lista davvero molto lunga che pone molti monumenti in una seconda fase di rischio. Secondo lei, quali sono le procedure da seguire al fine di poter garantire una  correttezza negli interventi di restauro?

In questa prima fase stiamo assistendo ad una gara di solidarietà, ma ciò che deve preoccupare maggiormente sarà la fase successiva, quella dell'affidamento dei lavori per la ricostruzione, cioè quando, arrivati i soldi, il volontariato verrà messo da parte per far spazio all'interesse d'impresa. A preoccuparsene già da subito è il procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini: "All'aquila arriverà un fiume immenso di denaro per la ricostruzione e storicamente le mafie sono attratte dai soldi". Non a caso il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha creato già un gruppo di lavoro, formato da quattro magistrati per vigilare sui soldi della ricostruzione.

 

In Italia abbiamo validi architetti, i migliori restauratori di opere d'arte ed ottime imprese. Sarà data a questa eccellenza di professionisti l'occasione per realizzare buoni progetti ed efficaci restauri? 

 

Su questo ho molti dubbi, poiché le leggi sugli affidamenti dei lavori e servizi sono inadeguate al settore dei beni culturali e vengono ulteriormente distorte nella loro applicazione già in condizioni ordinarie: figuriamoci cosa può succedere in una fase di emergenza post-sismica !

Secondo la richiesta avanzata al governo dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori per affrontare la seconda fase dell'emergenza terremoto in Abruzzo occorre "modificare urgentemente le attuali norme che consentono nelle gare pubbliche ribassi assolutamente esagerati e immotivati ai fini di un sano e virtuoso mercato".

 

Un grosso rischio è inoltre la prassi di accorpare tutto (impianti, ponteggi, consolidamenti delle strutture murarie, rifacimenti di tetti e nuove coperture, insieme a delicati interventi di restauro su dipinti, sculture e suppellettili. L'accorpamento in un unico "appaltone" di lavori completamente differenti, in nome del restauro "chiavi in mano", permette certamente di gestire in modo più snello e con minore impegno di energie le procedure burocratiche, ma offre scarse garanzie per la qualità del restauro delle opere d'arte.

 

Gli appalti a megaimprese, spesso in regime di concessione, sono deleteri poiché queste altro non fanno che riappaltare i lavori a imprese più piccole, che a loro volta li subappaltano. Chi è alla fine della catena, ovvero i restauratori e i loro collaboratori, lavora in condizioni improponibili. Va inoltre considerato che i lavori gestiti in questo modo hanno sempre costituito un vero e proprio salasso per il pubblico erario, senza reali possibilità di controllo sulla sicurezza dei lavoratori e sulla qualità del risultato.

 

Il sistema di certificazione SOA, che dovrebbe garantire la qualità delle imprese a cui affidare i lavori pubblici, è un sistema marcio e la dimostrazione si è avuta proprio con i tragici crolli dei molti edifici pubblici dell'Aquila di recentissima costruzione, realizzati da imprese che hanno tutte le certificazioni di legge.

 

Il dramma per i beni culturali è che a questo stesso sistema SOA è stato delegato anche il compito di certificare le imprese che possono realizzare i restauri, con il risultato che ora, quando un funzionario bandisce una gara pubblica, deve farsi il segno della croce e sperare che tra tutte le imprese che parteciperanno la vinca una composta realmente da restauratori e non la solita impresa di edilizia camuffata.




Commenti (1)
08-05-2009 13:18
Fascicolo del fabbricato
Comunicato Stampa. 
Il Consiglio Nazionale chiede alle Istituzioni l'apertura urgente di un tavolo tecnico per programmare un piano di messa in sicurezza di ampie parti delle nostre città e dei nostri paesi, in particolare nelle zone di maggior rischio sismico, sia mediante l'attivazione di importanti strumenti conoscitivi della situazione esistente quali l'introduzione del FASCICOLO DEL FABBRICATO. 
Angelo Bellucci Architetto
Scritto da Angelo Bellucci Architetto

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