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di MARCELLO MOTTOLA
Durante il mio percorso di studio ho avuto la fortuna di incontrare un Professore, di quelli con a "P" maiuscola, che mi ha saputo trasmettere il valore, la bellezza, le opportunità ed il potenziale che l'Architettura possiede quando la si utilizza in modo corretto.
Proprio in questi giorni, di stretta attualità per il quartiere nel quale abito, le parole di quel Professore mi sono tornate prepotentemente in mente: "l'architettura è portatrice di un primato unico rispetto a tutte le altre discipline umane -diceva-, quello di qualificare le zone dove l'uomo vive ed attraverso la creazione di ambienti ed edifici è in grado di migliorare la vita, la socialità, la salute e la felicità dell'uomo".
In questi giorni nel quartiere Avvocata di Napoli, nei pressi della degradata chiesa San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, è stato iniziato un lavoro da parte della II Municipalità. Questo intervento mi ha suscitato più di un dubbio, soprattutto in riferimento agli interessanti insegnamenti del mio Professore.
Egli mi diceva che un qualsiasi intervento di riqualificazione urbana aveva delle sue regole ben definite. In prima istanza, qualora ci trovassimo ad intervenire in un centro storico, l'intervento di riqualificazione non poteva operare in modo estraneo ai monumenti, testimonianze uniche del passato, e pertanto non poteva prescindere da essi.
Successivamente un buon intervento urbanistico non poteva risolvere tutto con gli standard urbanistici, che prevedono sporadici interventi di qualsiasi tipo, e di contro non si può ritenere che con la semplice integrazione di zone o con l'integrazione dei servizi standard si risolva il problema di riqualificare un luogo. Infine un buon architetto-progettista non può ritenere che lo spazio sia il luogo dei puri fatti, privo dei valori simbolici e psico-matematici.
Detto ciò è opportuno che qualcuno mi chiarisca quale sia il senso dei lavori intrapresi della Municipalità che prevedono, nell'arco delle prossime settimane, l'installazione di paletti parapedonali lungo Salita Pontecorvo.
Forse rientrano in una logica di creare spazio per la vita sociale della comunità offuscata dal parcheggio coatto? In tal caso però non vedo né panchine né alberi che creino un ambiente spaziale all'aperto, concepito come luogo di incontro.
Forse sono stati istallati per permettere ai bambini del quartiere di avere più spazio per giocare al calcio? Ma come per strada !?! Non era meglio creare un campetto da calcio nei pressi del Parco Sociale Ventaglieri, al quale mancano ancora i fondi per il completamento dei lavori di riqualificazione?
Forse il motivo è legato alla viabilità? Ma si! Non facciamo parcheggiare le autovetture in modo forzoso, in fondo sono brutte esteticamente! Tanto è vero che le alternative per i residenti ci sono! Basta citare il parcheggio non autorizzato nell'ex-cortile dello storico Palazzo Spinelli di Tarsia, dove fonti storiche rilevano che sorgeva una grande area verde che rielaborava i giardini pensili di Babilonia.
Ebbene realmente non capisco la relazione tra la messa in opera dei paletti parapedonali e lo stato di degrado dell'intero quartiere.
Tristemente sarei propenso a pensare che un turista, che si reca al vicino Museo Nitch Fondazione Morra, potrà, avvantaggiandosi del nuovo spazio creato, ammirare con più attenzione lo scempio ed il degrado della già citata chiesa di San Giuseppe.
L'alternativa peggiore a questa prospettiva è molto più inquietante. Il nuovo spazio creato nella zona di Salita Pontecorvo sarà adibito probabilmente a smistamento di rifiuti indifferenziati da parte di cittadini poco civici, i quali, come già fanno in parte, depositano lungo la strada frigoriferi, carcasse di motorini, mobili in disfacimento, reti metalliche, materassi, lavastoviglie, televisori, scatole di farmaci e pneumatici.
Ed allora, pur di non pensare a questa situazione, preferisco rifugiarmi negli insegnamenti del mio caro Professore, il quale sosteneva che parlare di riqualificazione urbana (per come la intendiamo noi, cioè Architettura del e per il territorio, chiamata dai più urbanistica) è oggi un po' come dovette essere per Galileo Galilei sostenere le tesi Copernicane dinanzi alla congregazione del Santo Uffizio.
In effetti il rapporto virtuoso tra architettura ed urbanistica ha da porre l'uomo al centro dell'unità di progettazione: la riqualificazione urbana invece può finire a mettere paletti -vere protesi della strada-, ignorando le persone reali con le loro concrete esigenze.
Tali argomentazioni possono apparire anti-scientifiche ed antiquate e dunque solo per questo considerate inefficaci ad affrontare invece i problemi di un mondo moderno, un mondo tecnologicamente avanzato, che pare abbia relegato alla pura indagine storico-filologica la ricerca della "Città Ideale" di Francesco di Giorgio Martini.
La città ideale, per i "progressisti a tutti i costi", non è altro che un trofeo da mostrare insieme alle reliquie ed alla collezione dei vasi cinesi come un reperto del Jurassik Park.
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