 A pochi mesi dalla scadenza naturale del suo mandato il Governatore della Regione Sardegna Renato Soru si è dimesso dal suo incarico dopo che il Consiglio regionale ha bocciato a scrutinio palese (55 no, 21 sì) un emendamento voluto dallo stesso presidente a un articolo della l egge urbanistica in corso di approvazione. La circostanza ha rappresentato il gocciolone che ha fatto traboccare il vaso.
"E' un momento critico in cui tutti siamo chiamati a dare la nostra
parte migliore. Ma pur nella consapevolezza di questo momento, credo
sia la cosa migliore per i sardi chiarire subito lo stato della
maggioranza cui hanno dato fiducia finora e come possa terminare la
legislatura, in che modo e come affrontare il futuro. Per questo
utilizzo questa comunicazione in Aula per annunciare le mie
dimissioni». Così Soru, intervenendo in Aula dopo la bocciatura ha
espresso l'intenzione di dimettersi, non per "un dissenso solo sul
merito della legge ma soprattutto per "una mancanza di fiducia forte fra il presidente e la sua maggioranza".
"Ho riflettuto sul fatto di essere un presidente eletto direttamente
dai sardi - ha detto Soru. Ma non si può governare senza una forte
maggioranza in Consiglio regionale, tanto più che abbiamo davanti la
discussione della finanziaria, l'ultima della legislatura. Mi sono
riletto la legge statutaria e ho riflettuto su cosa sia più utile per
la Sardegna e non più utile per me. Pur nella consapevolezza del
momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa
migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi".
Chiarimento che dovrà avvenire entro trenta giorni. Infatti,
incontrando brevemente i giornalisti dopo aver consegnato al presidente
del Consiglio regionale Giacomo Spissu la lettera formale di
dimissioni, Renato Soru ha spiegato che "la legge statutaria prevede un
periodo di 'raffredamento' (30
giorni per confermare le dimissioni, ndr), seguito da un dibattito in
Aula (tra 20/o e 30/o giorno): abbiamo tutto il tempo - ha spiegato -
per riflettere e verificare il patto e utilizzeremo a pieno le norme di
legge".
Sottolineando di aver fatto una scelta consapevole
("non occorre governare a tutti i costi") e non frutto di un gesto
d'impeto, Soru ha parlato di "percorso di coerenza con il programma di governo,
con cui ci siamo presentati agli elettori". Coerenza che rischiava di
venir meno e da qui la decisione di "segnare un distacco dalla
maggioranza". "In quattro anni e mezzo - ha osservato - è successo di
tutto: consiglieri eletti con questa maggioranza che hanno cambiato
schieramento, la caduta del governo Prodi che ha avuto riflessi
negativi anche sulle vicende politiche sarde, la nascita storica del Pd
e il confronto con gli alleati. In questo quadro politico diverso, che
ha generato delle difficoltà, erano necessari una verifica e un
confronto sul patto che ci ha visti metterci insieme nel 2004".
Il presidente Soru presenterà le dimissioni
formalmente domani: saranno efficaci entro 30 giorni. Dal 21esimo al
30esimo giorno di questo periodo l'Assemblea sarda potrà discutere le
dimissioni. Se non ci saranno ripensamenti del presidente, il Consiglio
sarà sciolto e le prossime elezioni, già previste in primavera per la
naturale scadenza della legislatura, dovranno tenersi entro sessanta
giorni.
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