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La Cisl si sfila e revoca lo sciopero del 14 novembre
La
scuola divide i confederali. Cgil, Cisl e Uil sono nuovamente ai ferri
corti, questa volta sulla riforma universitaria. La
spaccatura si è consumata ieri durante un incontro al vertice promosso
dal Ministro Gelmini che ha portato alla stesura di un documento,
firmato poi solo da Cisl e Uil, contenente alcune delle richieste che
le organizzazioni sindacali avanzano per il settore. Come corollario,
ovviamente, la revoca dello sciopero
previsto per questo venerdi da parte di Cisl-scuola e Cisl-ricerca.
Le ragioni di questa scelta sono state spiegate da Antonio Marsilia, segretario generale del settore università per la Cisl: "vogliamo perseguire il confronto che si è aperto ieri con il Ministro Gelmini per arrivare ad una riforma condivisa dell'università". La partecipazione allo sciopero è in discussione anche per la Uil, che per bocca di Alberto Cirica, leader di Uil-università, non esita ad attaccare l'atteggiamento della Cgil: "la Cgil è dell'idea che lo sciopero vada fatto a tutti i costi e per questo non ha nemmeno firmato il documento. A noi interessa invece discutere del merito dei problemi".
Per la Cgil a parlare è invece Mimmo Pantaleo, che ribadisce la presenza allo sciopero e definisce come "del tutto insufficienti" le proposte avanzate dal Ministro. Pur mostrando soddisfazione per l'apertura al dialogo ed "apprezzando alcune dichiarazioni di buona volontà ad affrontare alcune criticità realtive al problema del precariato e dei contratti, complessivamente vengono confermati i tagli previsti dalla legge 133 e l'impianto del decreto Brunetta". Insomma, a guidizio della Cgil, un incontro che non ha poi molto modificato la sostanza dei fatti ed un documento che non basta come base di partenza per nuovi negoziati.
Ed il suo scetticismo ben si comprende se si considera che il documento dovrà essere sottoposto all'approvazione dei ministri Tremonti e Brunetta, al fine di verificare la compatibilità delle richieste con la difficile situazione economica del paese. Una complicazione di non poco conto.
Nel dettaglio infatti il documento prevede la stabilizzazione del precariato del personale tecnico-amministrativo, dei ricercatori nonchè dei docenti dell'Afam (Alta formazione artistica e musicale), l'allegerimento dei tagli al turn-over ed alle risorse finanziarie, l'apertura di un tavolo di confronto e trattativa per poter così migliorare il ddl sull'università. Tutte misure che inevitabilmente richiedono uno sforzo economico non indifferente.
LICYA VARI
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