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Dove sono finiti i passeggeri del volo Let-410 della Transven sparito nei cieli del Venezuela lo scorso 4 gennaio? A distanza di molti mesi e lunghe ricerche, non è ancora possibile saperlo. Finchè non si trovano tracce dell'aereo, ogni ipotesi resta aperta e anzi non si riesce quasi a formulare un'ipotesi verosimile. Lo scorso 19 aprile era stato rinvenuto il relitto di un velivolo che si pensava potesse essere proprio il Let-410, ma le analisi delle immagini catturate sott'acqua a 400 metri di profondità hanno portato ad escludere che le lamiere individuate siano quelle del velivolo della Transaven.
La notizia, diffusa ieri dalle aurtorità locali, è stata poi confermata nella mattinata di oggi dal nostro Ministero degli Esteri. Il velivolo bimotore decollato da Caracas e diretto a Los Roques, con a bordo 12 passeggeri e due membri dell'equipaggio, aveva perso contatto con i radar venticinque minuti dopo il decollo. Uno dei piloti aveva lanciato via radio un appello chiedendo aiuto: c'erano problemi ad entrambi i motori. Erano scattati subito i soccorsi ma non c'era stato modo di recuperare l'aereo, nè di trovarne traccia certa: troppe le difficoltà legate, da un lato, alle condizioni metereologiche pessime, con mare mosso e pioggia battente, e dall'altro alla profondità del tratto di mare dove l'aereo poteva essere precipitato, una zona angusta con una fossa profonda ed impenetrabile.
Tra i passeggeri del piccolo aereo erano otto gli italiani: Paolo Durante, la moglie Bruna Guerrieri e le loro figlie Sofia ed Emma di sei e otto anni, Annalisa Montanari, Rita Calanni Rindina e i neosposi Stefano Frangione e Fabiola Napoli. In questi mesi sono stati proprio i parenti delle persone scomparse a tenere desta l'attenzione sulle ricerche dei loro cari. Prima un blog dedicato a Stefano e Fabiola (http://www.stefanoefabiola.org), poi quello dedicato alla famiglia Durante (http://www.famigliadurante.org) e quello degli amici di Annalisa e Rita (www.vogliamo-sapere.org). I loro sforzi si sono spinti oltre l'uso dei siti internet, cercando anche di raccogliere fondi per pagarsi gli avvocati e per muoversi in indagini parallele a quelle ufficiali, di cui i tre siti lamentano lacune e carenze.
Come in tutti i casi di scomparse anomale e misteriose, mancano così tante informazioni da rendere possibile ogni ipotesi. Il Let-410 potrebbe essere caduto lontano da dove lo stanno cercando, potrebbe essere atterrato in extremis dove nessuno può trovarlo, potrebbe esser stato dirottato o magari sequestrato dai narcotrafficanti. Nei giorni successivi al 4 gennaio, la scomparsa dell'aereo si era subito tinta di giallo: il velivolo aveva effettuato un viaggio di andata e uno di ritorno lo stesso giorno dell'incidente, e in entrambe le occasioni nessuno dei piloti aveva lamentato anomalie ai motori.
Sulla stessa rotta, il 2 marzo 1997, intorno all'arcipelago de Los Roques, un piccolo aereo da turismo con 4 passeggeri era precipitato in mare trascinando sul fondale un avvocato di Amnesty International, un suo amico australiano ed una coppia di giovani sposi veneti, Mario Parolo e Teresa de Bellis. Dopo le ricerche era stato recuperato solo il corpo dell'amico dell'avvocato, nessuno è riuscito a recuperare gli altri cadaveri.
Nelle ore successive alla scomparsa del Let-410, inoltre, i familiari di alcune delle vittime avevano segnalato che i telefoni cellulari dei loro congiunti erano perfettamente accesi e in grado di ricevere segnale, ma la notizia era stata in seguito smentita dalle autorità inquirenti. Il giallo non ha fatto che infittirsi quando, dieci giorni dopo la scomparsa del volo, a circa dieci miglia dalla penisola di Paraguanà, più o meno a 300 chilometri da Caracas, un gruppo di pescatori ha trovato un corpo di uomo poi riconosciuto dalle impronte digitali come il co-pilota del Let-410, Osmel Avilia.
Un ulteriore elemento di mistero era un gibbotto di salvataggio, ritrovato vicino al corpo, corredato dalla luce stroboscopica in dotazione al personale di volo. La presenza del giubbotto sembrava contrastare con la ricostruzione dell'incidente: se il volo si fosse inabissato così rapidamente da diventare invisibile ai primi soccorsi, non si riesce a capire come potrebbe avere fatto il copilota ad uscire dall'aereo con tanto di giubbotto indosso. Le ricerche autofinanziate dai familiari e dagli amici di Annalisa, Rita, della famiglia Durante e dei coiugi Frangioen avrebbe inoltre recuperato un documento, visibile su tutti i siti sopra citati, dove si fa riferimento ad un numero di passeggeri superiore a quello ufficiale di cui si è fino ad ora parlato: "si confermano diciotto a bordo", si legge nel documento, e forse proprio in questa apparentemente piccola incongruenza potrebbe celarsi una delle spiegazioni a questa scomparsa così anomala.
Il 31 maggio i familiari e gli amici degli scomparsi hanno indetto una manifestazione per ricordare la loro vicenda, affermando: "E' intollerabile che la scomparsa di otto italiani non faccia più notizia. E' intollerabile che lo Stato italiano non sia in grado, a 5 mesi dal fatto, di dirci alcunché, neppure dove possano trovarsi i nostri cari".
MANUELA PIEMONTE
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