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Il Sessantotto al festival di Filosofia a Roma PDF Stampa E-mail
lunedì 21 aprile 2008

sessantotto.jpgdi GIUSEPPE TALARICO

Giacomo Marramao presentando alla libreria Feltrinelli di Roma il festival di filosofia, giunto alla terza edizione, ha spiegato i motivi per i quali quest'anno si è deciso di porre al centro delle tavole rotonde, delle lectio magistralis e degli incontri, tra i maggiori pensatori e intellettuali del nostro tempo,  una riflessione sugli anni della contestazione giovanile. Il festival filosofia si è tenuto e interamente svolto nelle sale eleganti e prestigiose dell'auditorium parco della musica, dal giorno 17 aprile al giorno venti dello stesso mese.

Venerdì 18, nell'ambito della programmazione del festival di filosofia, vi è stata una importante tavola rotonda sul tema Le Avanguardie, L'arte e La Rivoluzione culturale durante il periodo della contestazione, alla quale hanno preso parte esponenti autorevoli del mondo culturale italiano come Giacomo Marramao, Achille Bonito Oliva, Paolo Fabri, Maurizio Ferraris, Fabio Mauri, Mario Perniola.

Il critico d'arte e studioso Achille Bonito Oliva ha, con grande chiarezza e capacità di sintesi, richiamato le principali correnti artistiche che, nel secolo corso, diedero vita alla stagione fondamentale delle avanguardie quali il futurismo, il surrealismo, il cubismo, l'espressionismo, il situazionismo e il dadaismo. Per questo studioso la definizione dell'esperienza artistica delle avanguardie, termine mutuato dal linguaggio militare, indica il modo in cui gli artisti e gli intellettuali di queste correnti culturali anticiparono il sessantotto e la contestazione giovanile. Infatti, per ogni esponente delle avanguardie, era fondamentale innovare il linguaggio figurativo per evocare poeticamente una nuova realtà, che fosse l' espressione della loro spontanea creatività.

Ovviamente, poiché il riferimento era ad una dimensione inesistente nello spazio e nel tempo, questa idea innovativa dell'arte era in un evidente rapporto con il luogo che non c'è, ovvero con l'utopia. Con la stagione successiva delle neoavanguardie, alla realtà immaginata dal pittore si sostituisce l'assunzione nel contesto dell'opera d'arte dell'oggetto della vita quotidiana, si pensi all'orinatoio di Duschamp.

Per Bonito Oliva il linguaggio dell'arte mira a produrre la rappresentazione della realtà attraverso metafore ed allegorie, con cui mettere a nudo la reale condizione umana. Sia nel periodo delle avanguardie sia in quello successivo delle neoavanguardie, il linguaggio artistico ha conosciuto una costante evoluzione in nome del progresso, sicché ha anticipato il periodo della contestazione giovanile. Durante il sessantotto si è avuto il passaggio decisivo dalla creatività verticale a quella orizzontale, per cui la creazione artistica è divenuta creatività che tutti hanno potuto coltivare, favorendo la estetizzazione della vita quotidiana, si pensi alla moda ed all'esempio di D'annunzio, per il quale arte e vita coincidevano.

Nel corso della stessa tavola rotonda, il pittore ed intellettuale Paolo Mauri, il quale in quegli anni fondò la rivista «Quindici» cui collaborarono Umberto Eco e Furio Colombo, ha ricordato che la contestazione giovanile, per come si manifestò e per gli effetti che ebbe sulla società italiana, lo colse di sorpresa, lasciandolo sconcertato ed in preda allo stupore. Per come lui ricorda qual periodo, dalla rivolta giovanile si è sprigionato un gas letale, si pensi agli anni di piombo, i cui effetti sono stati devastanti per la struttura della società italiana, senza che il fenomeno abbia prodotto radicali cambiamenti.

Paolo Fabri, all'epoca professore universitario a Bologna, ha ricordato l'esplosione della violenza giovanile che si ebbe nel corso di quegli anni, sia nelle società sia nel mondo intellettuale. I giovani contestatori pretendevano il presalario per potere avviare felicemente la rivoluzione, in modo da edificare una società che fosse formata da uomini liberi e realizzati. Per Paolo Fabri, circa il rapporto tra le avanguardie e la contestazione giovanile, bisogna riconoscere che solo lo sviluppo della tecnica, avvenuto alla fine del secolo scorso, ha reso possibile la realizzazione, sul piano della innovazione dei linguaggi figurativi, delle intuizione avute dai principali esponenti di queste correnti artistiche. In ogni caso, seconda Fabri, la contestazione giovanile è iniziata nel sessantotto e si è protratta, almeno in Italia, fino al settantasette.

Giacomo Marramao ha sviluppato una lunga e profonda analisi per dimostrare come i linguaggi dell'arte e della scienza, in un grado maggiore rispetto a quello della filosofia, hanno conosciuto un lungo periodo di innovazione e di evoluzione, anticipando i cambiamenti e la rottura determinati e prodotti dalla contestazione giovanile. Per Marramao il movimento giovanile, fin dall'inizio, si oppose con forza alle società capitalistiche attraversate da pulsioni autoritarie e neo fasciste. Secondo la sua personale convinzione filosofica, maturata nel corso degli anni, l'aspetto decisivo che distingue la modernità, come si è manifestata durante il novecento con l'avvento della tecnica, l'emancipazione femminile, l'affermazione di una nuova concezione  del rapporto tra cittadino e autorità, è dato dalla speranza di potere, attraverso la politica e la partecipazione, modificare le condizioni di vita delle persone, rendendole libere.

Al riguardo, per spiegare il suo pensiero, ha citato un pensatore come Marcuse, esponente della scuola di Francoforte, per il quale nelle società capitalistiche all'epoca era ammessa e tollerata soltanto la desublimazione repressiva, grazie alla quale erano ritenuti leciti solo i comportamenti trasgressivi che il potere costituito poteva controllare. Il movimento del settantasette, diversamente dal sessantotto, si è manifestato in un contesto storico completamente diverso, nel quale la speranza di cambiare il mondo, con la forza del pensiero e della politica, si  era già esaurita. La post-modernità  segna la fine della speranza, poiché il futuro non è più l'orizzonte fondamentale per l'uomo del nostro tempo . Nell'età della tecnica l'uomo è schiacciato sul presente e non ha più la possibilità di vagheggiare un mondo migliore. Durante il festival di filosofia giorno 19 aprile Antonio Gnoli, giornalista culturale di Repubblica e scrittore, ha intervistato Eugenio Scalfari sugli anni della contestazione giovanile.

All'epoca, quando i giovani invasero le piazze inneggiando alla rivoluzione e opponendosi con forza ad ogni involuzione autoritaria della società italiana, Scalfari aveva da poco lasciato la direzione dell'Espresso ed era diventato deputato in rappresentanza del partito socialista. Commosso, rispondendo alle domande di Antonio Gnoli, ha ricordato la figura di Giorgio Amendola, il quale, il giorno in cui entrò in parlamento da deputato mentre nelle piazze italiane esplodeva la rivolta giovanile, gli disse che il lavoro politico era lento e difficile e spesso si aveva la sensazione di costruire castelli di sabbia, destinati a crollare. Per Scalfari la contestazione studentesca ebbe all'inizio aspetti positivi, come il pacifismo e l'opposizione alla guerra in Vietnam, i quali vennero apprezzati da uomini come lui, che appartiene ad una generazione educata durante il ventennio fascista, quando era dominante la retorica militarista e nazionalista . In un secondo tempo, la violenza politica rese il movimento studentesco simile ad un fiume che straripa per la mancanza degli argini, sicché il fiume si trasformò in una palude piena di zanzare.

Infatti, in seguito alla contestazione studentesca, in Italia nacquero molti soggetti eversivi, tra i quali bisogna ricordare potere operaio e le brigate rosse, i quali commisero delitti atroci ed efferati, che per Scalfari non avevano alcuna giustificazione politica. Per il fondatore di Repubblica, il movimento di rivolta promosso dai giovani in Italia ebbe l'effetto di desacralizzare l'Idea dell'Autorità, sicché cambiò e mutò il rapporto tra insegnante ed allievo, genitore e figlio, dipendente e datore di lavoro. In effetti, con la nascita dei soggetti che si presentavano come un unico collettivo, unito dalla passione politica ed ideologica, i ruoli all'interno della società subirono, in seguito alla contestazione giovanile, un radicale mutamento, e nulla fu più come prima. In ogni caso il cambiamento maggiore che si ebbe, in seguito al sessantotto, fu rappresentato dalla rescissione della memoria storica, poiché dopo quell'evento non vi fu più la trasmissione della memoria storica da parte delle vecchie generazioni alle nuove leve della società.

In seguito alla rivolta giovanile, cambiò e mutò profondamente il rapporto con il passato, poiché per i giovani assumeva valore solo il presente.  Prima della contestazione italiana, vi erano stati fenomeni analoghi nei campus americani e in quelli inglesi durante gli anni successivi al 1965. Il contesto internazionale, durante questo periodo, era dominato dalla contrapposizione tra i due blocchi, quello orientale e quello occidentale, dalla rivoluzione culturale cinese, dalla rivolta di Praga in Cecoslovacchia che verrà repressa nel sangue dall'Urss, e dalla spedizione anglo-francese nel canale di Suez. Per Scalfari la rivolta  giovanile e studentesca, pur avendo modificato i rapporti umani tra le persone e il costume nella società, politicamente ha conosciuto nel corso degli anni una grave deviazione verso l'eversione, che ne ha sostanzialmente decretato il fallimento politico.  




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