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di GIUSEPPE TALARICO
Marco Pannella dai microfoni di Radio Radicale ha rivolto un appello a Romano Prodi e alle forze politiche del centro sinistra, perché la Rai inserisca nella programmazione un format dedicato ai diritti umani. Per il leader ed esponente storico dei radicali italiani, il tema dei diritti umani è fondamentale, nel nostro tempo segnato da guerre e tragedie che colpiscono popoli diversi in Paesi come Il Tibet, il Darfur, la Cecenia, lo Zimbabwe, per la esistenza e la difesa della democrazia nel mondo contemporaneo.
Per Pannella la conduzione del format, la cui mancanza nel palinsesto Rai, che dovrebbe assicurare il servizio pubblico, costituisce una inammissibile e intollerabile violazione del dovere d'informazione dei cittadini, dovrebbe essere affidata a Valter Vecellio, militante radicale e giornalista del Tg2.
Alcuni noti giornalisti Rai, da Bruno Vespa a Giovanni Minoli alla stessa Milena Gabanella hanno replicato alla richiesta avanzata dall'esponente storico dei radicali italiani facendo osservare, con tono eccessivamente risentito, che in Rai la scelta dei conduttori delle trasmissioni giornalistiche spetta al direttore generale.
La richiesta di Pannella assume un grande valore a difesa della libertà di stampa e d'informazione, se si considera in che stato si trova in Italia il servizio pubblico radiotelevisivo. Spesso il cittadino che paga il canone per ricevere una corretta e completa informazione giornalistica, a causa delle scelte compiute dai direttori dei telegiornali, ognuno dei quali ha un evidente indirizzo politico, è costretto ad ascoltare notizie sui più efferati e crudeli delitti che accadono nel nostro Paese, mentre le informazioni sulle grandi tragedie, come le guerre, le grandi carestie, la miseria in cui sprofondano interi Paese, che riguardano popoli lontani, vengono date con una parsimonia sconcertante e vergognosa.
La stessa informazione d'approfondimento affidata ai giornalisti di successo, da Bruno Vespa a Giovanni Minoli lautamente retribuiti con il sostegno della politica, la cui influenza sulla Rai ha superato il livello di tollerabilità, non sempre ha dedicato uno spazio ampio e completo ai temi legati alla necessaria difesa dei diritti umani.
Parlare di un argomento così importante in un programma d'informazione, raccontando le condizioni terribili in cui sono costrette a vivere le popolazioni dei Paesi in cui non esiste la democrazia e la libertà, significa fare cultura e diffondere nella pubblica opinione una nuova e più alta consapevolezza civile ed ideale.
La proposta di Pannella, se la Rai fosse davvero una azienda in grado di assicurare il servizio pubblico, dovrebbe essere accolta e indurre i responsabili dei palinsesti a predisporre uno spazio nuovo d'informazione su un tema così rilevante. Tempo fa, quando era stato già eletto segretario del partito democratico, Walter Veltroni dichiarò che, per restituire una funzione di stimolo e di crescita culturale alla Rai, era necessario liberarla dalla presenza soffocante di partiti politici, che attualmente la governano con il pugno di ferro.
Per ottenere un cambiamento così importante nella vita civile e democratica del nostro Paese, secondo Veltroni, è necessario che la direzione della Rai sia affidata ad una personalità al di sopra di ogni sospetto ed autorevole per l'esperienza professionale che ha maturato. Speriamo che in futuro la direzione della Rai sia attenta ad accogliere i suggerimenti di un uomo colto ed onesto come Pannella, il cui unico interesse è accrescere gli spazi di libertà e democrazia del servizio pubblico radiotelevisivo.
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